RICHARD A. KNAAK.
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IL POZZO DELL'ETERNIT.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Well Of Eternity. 2004.
Ciclo: Warcraft, War Of The Ancients. Numero 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo dodici.
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Dovresti rimanere nel tempio! insist Illidan. Malfurion pensa sia la
scelta migliore e io sono d'accordo!
Ma Tyrande non intendeva prestargli ascolto. Devo sapere cosa sta
succedendo! Hai visto in quanti sono partiti all'inseguimento! Se li hanno
catturati...
Non accadr. Illidan socchiuse gli occhi, parecchio infastidito dal sole
accecante. Sent i poteri affievolirsi e l'irruenza della magia svanire. Non
gli piacevano quelle sensazioni. Gioiva della magia in tutte le sue forme.
Era uno dei motivi per cui aveva tentato di intraprendere anche il cammino
del druidismo, insieme al fatto che apparentemente l'arte insegnata da Ce-
narius non era influenzata dal giorno o dalla notte.
Lui e Tyrande stavano in piedi vicino alla piazza, un luogo nel quale l'el-
fa della notte si era ostinata a tornare non appena la situazione si era cal-
mata. Le Guardie della Luna e i soldati erano partiti all'inseguimento di
Malfurion, lasciando soltanto un paio di elementi del corpo scelto a ispe-
zionare la gabbia in cerca di indizi. Una volta concluso quel compito, non
venne trovato nulla che potesse far risalire ai colpevoli, come Illidan si a-
spettava.
Devo trovarli...
Davvero non si sarebbe mai arresa? Se provi a farlo, ci tradirai tutti!
Vuoi che portino il tuo caro animaletto nella Fortezza di Black Rook da
Lord Ravencrest?
Illidan serr improvvisamente la bocca. Dal lato opposto della piazza
giunsero diversi cavalieri in armatura... e in testa al gruppo v'era Lord
Kur'talos Ravencrest in persona.
Era troppo tardi per nascondersi. Non appena il comandante degli elfi
della notte pass davanti a loro, il suo sguardo severo si pos su Tyrande,
poi sul suo accompagnatore.
Alla vista di Illidan, Lord Ravencrest ordin a tutti di fermarsi immedia-
tamente.
Ti conosco, ragazzo... Illidan Stormrage, non  vero?
S, mio signore. Ci siamo incontrati una volta.
E costei?
Tyrande fece un inchino. Tyrande Whisperwind, sacerdotessa novizia
del tempio di Elune...
I soldati fecero il segno della luna con deferenza. Ravencrest salut
Tyrande con gentilezza, poi spost nuovamente il suo sguardo su Illidan.
Ricordo il nostro incontro. Allora stavi apprendendo le arti magiche. Si
sfreg pensieroso il mento. Non sei ancora un membro delle Guardie del-
la Luna, vero?
Se Ravencrest poneva una domanda in quella maniera conosceva gi la
risposta. Dopo il loro primo incontro, il comandante doveva aver tenuto
d'occhio Illidan, fatto che rese il giovane elfo della notte allo stesso tempo
orgoglioso ed estremamente teso. Non pensava di aver commesso nulla per
destare tutta quell'attenzione da parte di Lord Ravencrest. No, mio signo-
re.
Sei dunque esente da alcune delle loro restrizioni, vero? Le restrizioni
cui il comandante si riferiva avevano a che vedere con i giuramenti che
ogni incantatore prestava quando entrava nel leggendario ordine. Le Guar-
die della Luna erano un corpo a s che non rispondeva a nessuno, se non
alla regina... il che significava che non erano alle dirette dipendenze di fi-
gure come Lord Ravencrest.
Credo di s.
Bene. Molto bene. Vorrei che venissi con noi, allora.
Sia Tyrande sia Illidan sembrarono confusi. Temendo per la sicurezza di
Illidan, la giovane sacerdotessa disse: Lord Ravencrest, saremmo onorati
se....
Ma non riusc a proseguire. Il comandante sollev educatamente la mano
per indurla a tacere. Non voi, sorella, sebbene la benedizione di Madre
Luna sia sempre la benvenuta. No, mi riferivo unicamente a questo giova-
ne.
Cercando di non palesare la sua ansia crescente, Illidan chiese: In cosa
potrei servirvi, mio signore?.
Per il momento, potresti aiutarmi a condurre le indagini sulla fuga della
creatura che avevamo catturato! Giusto pochi minuti fa sono venuto a co-
noscenza dell'evasione. Ammettendo che non sia gi stata catturata, ho al-
cune idee su come ritrovarla. Potrei avere bisogno di un po' di magia, per
farlo, e seppure le Guardie della Luna ne sarebbero capaci, preferirei qual-
cuno che ascolti i miei ordini.
Rifiutare la richiesta di un elfo della notte di alto rango come Lord Ra-
vencrest avrebbe destato sospetti, ma unirsi a lui avrebbe voluto dire tradi-
re Malfurion. Tyrande guard furtivamente in direzione di Illidan, tentan-
do di indovinarne i pensieri. Lui, d'altro canto, avrebbe voluto che fosse lei
a suggerirgli la via migliore da prendere.
A dire il vero, la scelta era obbligata. Sarei onorato di unirmi a voi, mio
signore.
Eccellente! Rol'tharak! Prepara una cavalcatura per il giovane incanta-
tore!
L'ufficiale interpellato condusse avanti una pantera di riserva, come se
Lord Ravencrest avesse atteso Illidan fin dall'inizio. L'animale si accovac-
ci per permettere al passeggero di salire.
Il sole  ormai sorto, mio signore fece notare Rol'tharak mentre por-
geva le redini al fratello di Malfurion.
Ce la faremo... e anche tu, vero, giovane stregone? chiese Lord Ra-
vencrest.
Illidan comprese molto bene il messaggio velato. I suoi poteri sarebbero
stati pi deboli con la luce del giorno, ma il comandante era comunque
certo che gli sarebbero tornati utili. La fiducia che Lord Ravencrest ripo-
neva in lui fece inorgoglire il giovane elfo della notte.
Non vi deluder, mio signore.
Eccellente, ragazzo!
Saltando in sella alla pantera, Illidan lanci un rapido sguardo in dire-
zione di Tyrande, facendole intuire che non doveva preoccuparsi per Mal-
furion e l'orco. Illidan avrebbe cavalcato con Lord Ravencrest e l'avrebbe
aiutato fin dove poteva, senza per mettere a repentaglio la salvezza dei
due fuggitivi.
Il sorriso fugace ma riconoscente di Tyrande era l'unica ricompensa che
desiderava. Sentendosi a proprio agio, l'elfo della notte indic di essere
pronto.
Con un cenno della mano e un grido, Lord Ravencrest diede il via alla
caccia. Illidan si chin in avanti, deciso a tenere il passo del nobile. In
qualche modo sarebbe riuscito a servire Ravencrest e allo stesso tempo a-
vrebbe evitato che suo fratello finisse nella Fortezza di Black Rook. Mal-
furion conosceva bene le zone boschive e ci significava che probabilmen-
te aveva gi accumulato un notevole vantaggio sui soldati e sulle Guardie
della Luna. Ma nella sfortunata evenienza che gli inseguitori avessero rag-
giunto il fratello e la creatura, Illidan avrebbe dovuto almeno prendere in
considerazione l'ipotesi di sacrificare Brox per salvare Malfurion. Tyrande
se ne sarebbe fatta una ragione. Illidan avrebbe provato a evitarlo in ogni
modo, ma i legami di sangue avevano la precedenza...
Accadeva spesso e anche quella mattina la nebbia avvolse il paesaggio
come un sudario. La fitta foschia si sarebbe presto dissolta, ma intanto of-
friva a Malfurion qualche speranza in pi. Illidan tenne lo sguardo fermo
sulla strada davanti a s, chiedendosi se fosse la stessa imboccata dal ge-
mello. Poteva essere che le Guardie della Luna avessero perfino sbagliato
direzione. In tal caso lui e Lord Ravencrest avevano appena intrapreso
un'azione inutile.
Mentre procedevano nel bosco, la nebbia si dirad rapidamente. Il sole
mattutino sembr altrettanto ansioso di prosciugare i poteri di Illidan di
quanto divorasse la foschia circostante, ma l'elfo della notte digrign i den-
ti cercando di non pensare alle implicazioni. Se ci fosse stata la necessit
di servirsi di qualche forma di stregoneria, non aveva alcuna intenzione di
deludere il nobile. Per Illidan la caccia all'orco era diventata un pretesto
per consentirgli di intrecciare nuovi rapporti con le alte sfere del potere.
Non appena raggiunsero la cima di un crinale, qualcosa fece imprecare
Lord Ravencrest. Il comandante rallent subito la sua cavalcatura e gli altri
lo imitarono. Davanti a loro sembrava esserci una teoria di strani monticel-
li, disseminati lungo il sentiero. Gli elfi della notte discesero con cautela
lungo la parte opposta del crinale e Ravencrest e i suoi soldati sguainarono
le armi, pronte a usarle. Illidan sper di non aver sopravvalutato le proprie
abilit alla luce del giorno.
Per gli occhi della Beata Azshara! mormor Ravencrest.
Illidan non riusc a dire nulla. Pot solo spalancare la bocca di fronte al
massacro che si rivelava sempre pi mano a mano che si avvicinavano.
Almeno sei elfi della notte, incluse due Guardie della Luna, giacevano
morti innanzi a loro. I corpi erano ridotti a brandelli e i due stregoni sem-
bravano essere stati prosciugati da una sorta di forza vampiresca. Le due
Guardie della Luna sembravano frutti appassiti, lasciati al sole troppo a
lungo. Le loro sagome rattrappite erano bloccate in una posizione di soffe-
renza estrema ed era evidente quanto avessero lottato nell'affrontare
quell'ordalia dolorosa.
A terra c'erano anche cinque pantere della notte; alcune avevano il collo
spezzato, le altre erano sventrate. Delle rimanenti pantere non v'era traccia.
Avevo ragione! sbott Lord Ravencrest. La creatura dalla pelle verde
non pu aver compiuto una simile carneficina da sola. E hanno ucciso an-
che le Guardie della Luna!
Illidan non gli prest ascolto, interessato a quanto poteva essere accadu-
to a Malfurion. Era impossibile che quella strage fosse opera di suo fratello
o dell'orco. Ma se Lord Ravencrest avesse avuto ragione? Se Brox avesse
tradito Malfurion conducendolo dritto dai suoi selvaggi compagni?
"Avrei dovuto uccidere quella bestia quando ne ho avuto l'opportunit!"
Illidan serr il pugno e sent la rabbia alimentare i suoi poteri. Alla prima
occasione, avrebbe dato dimostrazione della potenza della sua stregoneria
al nobile comandante.
Poi uno dei soldati not qualcosa poco distante da l. Mio signore! Ve-
nite! Non ho mai visto nulla del genere!
Dirigendovi le pantere, Illidan e Ravencrest fissarono a occhi sbarrati la
bestia rinvenuta dall'altro elfo della notte.
Sembrava una creatura uscita da un incubo, simile a un lupo ma distorta
in maniera mostruosa, come se una divinit folle l'avesse partorita dai pi
profondi recessi della propria pazzia. Anche da morto, l'essere continuava
a suscitare un profondo orrore.
Come lo giudicheresti questo, giovane stregone?
Per un attimo, Illidan si era dimenticato che nel gruppo era lui la fonte di
saggezza magica. Scuotendo la testa, rispose in tutta onest: Non ne ho
idea, Lord Ravencrest... davvero.
Per quanto il mostro fosse terrificante, qualcuno si era comunque battuto
violentemente contro di lui, e gli aveva conficcato in gola una lancia im-
provvisata che ne aveva causato la morte.
I pensieri di Illidan si volsero di nuovo al fratello, che sapeva essersi i-
noltrato nella foresta. Era stato Malfurion a uccidere quella bestia? Sem-
brava improbabile. Forse il suo gemello era l a terra poco distante, fatto a
pezzi in maniera altrettanto atroce quanto le due Guardie della Luna?
Davvero strano biascic Lord Ravencrest. Si risollev all'istante,
guardandosi attorno. Dov' il resto del primo reparto? chiese senza ri-
volgersi a nessuno in particolare. Dovrebbero essercene il doppio di quel-
li che abbiamo trovato!
Quasi in risposta alle sue parole, lo squillo funereo di un corno si alz da
sud, nel punto in cui la foresta diventava ripida e pi infida da attraversare.
Il comandante punt la pantera in direzione del suono. Da quella par-
te... ma siate cauti... potrebbero esserci altri mostri nei paraggi!
Il drappello si mise in marcia e procedette verso la discesa. Tutti, incluso
Illidan, osservarono con apprensione la foresta farsi pi intricata. Il corno
non risuon pi, il che non lasciava presagire nulla di buono.
Diversi metri pi in basso, s'imbatterono in un'altra pantera della notte
con un fianco completamente squarciato da artigli feroci e la schiena spac-
cata con un'angolazione innaturale. Poco distante, un'altra Guardia della
Luna era riversa a terra, schiacciata contro una grossa roccia. Il corpo rag-
grinzito e l'espressione spaventata fecero rabbrividire perfino i soldati pi
temprati di Lord Ravencrest.
State calmi... ordin il nobile a bassa voce. Mantenete l'ordine...
Ancora una volta, il corno echeggi debolmente nell'aria, ma pi vicino
e dritto davanti a loro.
I nuovi arrivati si incamminarono in quella direzione. Illidan ebbe l'orri-
bile sensazione che qualcosa stesse osservando lui in particolare, ma o-
vunque guardasse, vedeva unicamente alberi.
Ce n' un'altra, mio signore! grid l'elfo della notte chiamato Rol'tha-
rak indicando di fronte a s.
Effettivamente, un'altra di quelle terrificanti bestie giaceva morta. Il cor-
po era disposto come se avesse tentato fino all'ultimo di scovare un'altra
vittima. Oltre al naso rotto e a una spalla lacera, la belva presentava diver-
se ferite al collo causategli dalle lame degli elfi della notte. Una si era
spezzata ed era rimasta conficcata nel carcassa del mostro.
Trovarono altri due soldati nelle vicinanze, guerrieri addestrati ai mas-
simi livelli e ridotti come bambole di pezza. Illidan si incup, sempre pi
perplesso. Se gli elfi della notte erano riusciti a eliminare entrambi i nemi-
ci, dov'erano allora i sopravvissuti?
Poco dopo, trovarono ci che ne rimaneva.
Un soldato sedeva appoggiato contro un albero, con il braccio destro
staccato. Aveva tentato miseramente di fasciare l'estesa ferita. Fissava i
suoi soccorritori senza per vederli, tenendo ancora il corno nella mano
che gli restava. Aveva il torace ricoperto di sangue.
Accanto a lui c'era l'altro sopravvissuto - se avere met volto strappato e
una gamba torta con un'angolazione impossibile voleva dire essere soprav-
vissuto. Aveva il respiro affannoso e il petto si sollevava appena.
Ehi tu! Ravencrest tuon in direzione di quello con il corno. Guar-
dami!
Il sopravvissuto sbatt lentamente le palpebre, poi costrinse i suoi occhi
a incrociare quelli del nobile.
Siete tutti qui? O ce ne sono altri?
La figura malconcia apr la bocca, ma non gli usc nessun suono.
Rol'tharak! Occupati delle sue ferite! Porta dell'acqua, ne ha bisogno!
S, mio signore.
Voi altri spostatevi! Subito!
Illidan si trattenne insieme a Ravencrest, vigilando con circospezione
mentre gli altri stabilivano un perimetro che si auguravano fosse sicuro.
Che tanti loro soldati, e addirittura tre incantatori, fossero stati massacrati
con cos tanta ferocia non sollevava di certo il morale.
Dimmi! rugg Ravencrest.  un ordine! Chi  responsabile di tutto
questo? L'evaso?
Al che, il soldato ferito scoppi in una selvaggia risata, che sconvolse a
tal punto Rol'tharak da farlo indietreggiare.
Non... non l'ho mai incontrato, mio signore! rispose con fatica la figu-
ra mutilata. Probabilmente anche lui  stato fatto a pezzi!
Quindi sono stati quei mostri?
L'elfo della notte straziato annu.
Cos' accaduto alle Guardie della Luna? Perch non sono riuscite a
fermare le creature? Senza dubbio anche con la luce del giorno...
E di nuovo il soldato ferito scoppi in una risata. Mio... mio signore!
Gli stregoni erano per loro la pi facile delle prede...
A fatica, raccont quanto era successo. I soldati e le Guardie della Luna
erano partiti all'inseguimento del prigioniero e di un'altra figura non identi-
ficata dentro la foresta, seguendo le loro tracce anche nella nebbia e dopo
il sorgere del sole. Non avevano avvistato la coppia, ma erano certi che
presto l'avrebbero raggiunta e catturata.
Poi, in modo del tutto inaspettato, si erano imbattuti nella prima belva.
Perfino da morta continuava a spaventare gli elfi della notte. Hargo'then,
il capo degli stregoni, aveva percepito qualcosa di magico. Aveva ordinato
agli altri di attendere a distanza di sicurezza, mentre con la sua cavalcatura
si avvicinava al cadavere per esaminarlo. Nessuno aveva sollevato obie-
zioni.
 una creatura innaturale aveva sentenziato Hargo'then scendendo
dalla pantera. Tyr'kyn... aveva detto rivolgendosi a una delle altre Guar-
die della Luna. Vorrei che tu ora...
In quel momento, la seconda belva si era avventata su di lui.
 giunta da dietro gli alberi, mio signore... ed  andata direttamente
verso... Hargo'then! Gli ha spaccato la bocca con un solo colpo e poi...
Lo stregone non aveva avuto scampo. Prima ancora che gli attoniti elfi
della notte potessero reagire, due orrendi tentacoli si erano protesi dalla
schiena della creatura, attaccandosi come sanguisughe sulla fronte e sul to-
race di Hargo'then. Il comandante delle Guardie della Luna aveva urlato
come nessun elfo della notte aveva mai fatto, e davanti ai loro occhi si era
rattrappito fino a diventare un guscio flaccido, svuotato di ogni traccia di
vita.
Colti di sorpresa e terrorizzati, gli altri elfi della notte avevano tardiva-
mente attaccato la bestia, sperando almeno di vendicare la morte di Har-
go'then.
Ma non si erano resi conto di essere a loro volta braccati da una terza
belva, sopraggiunta alle loro spalle. Cos, da attaccanti si erano tramutati in
attaccati, schiacciati nella morsa di due cacciatori infernali.
Il massacro che ne segu fu facile da immaginare per chi ascoltava. Le
Guardie della Luna erano morte per prime, dato che i loro poteri magici li
avevano resi prede ancora pi allettanti. I soldati se l'erano cavata legger-
mente meglio e se non altro le loro spade avevano avuto un certo effetto
sui demoni.
Mentre finiva il suo racconto, il sopravvissuto sembrava perdere sempre
pi lucidit. Quando arriv alla conclusione, Lord Ravencrest e Illidan riu-
scirono a malapena a evincere dal suo delirio incoerente che il ferito e altri
tre si erano rifugiati in quel luogo.
Rol'tharak sollev lo sguardo.  svenuto di nuovo, mio signore. Temo
che non si risveglier.
Fa' quel che puoi per alleviare il suo dolore. E bada anche all'altro so-
pravvissuto. Il nobile si rabbui. Vorrei riesaminare la prima carcassa.
Stregone, accompagnami.
Illidan segu Lord Ravencrest, di ritorno lungo il sentiero. Due guardie
interruppero i propri compiti per seguirli. Gli altri soldati continuarono a
pattugliare l'area, cercando senza esito altri superstiti.
Come interpreteresti questa storia? chiese a Illidan il comandante.
Hai mai sentito parlare di cose simili?
Mai, mio signore... ma io non faccio parte delle Guardie della Luna e
non sono dunque a conoscenza di tutti i loro saperi arcani.
A quanto pare tali saperi non li hanno aiutati a difendersi! Hargo'then 
sempre stato troppo sicuro di s! E anche la maggior parte delle Guardie lo
sono!
Illidan si limit a un borbottio.
Eccola...
Sembrava che la macabra belva stesse ancora lottando per estrarsi il cu-
neo dalla gola. L'aria era satura di un tanfo pestilenziale, e nei punti in cui
era colato il sangue della bestia, l'erba si era rinsecchita.
Ravencrest ordin ai due soldati: Pattugliate il sentiero che abbiamo
percorso. Controllate se il tragitto che il primo gruppo e il nostro hanno
seguito prosegue pi avanti. Voglio catturare comunque il bruto dalla pelle
verde... ora pi di prima!.
Mentre gli altri due salivano sulle cavalcature, Illidan e Ravencrest
smontarono dalle pantere. Il secondo sguain perfino la spada. Le pantere
della notte sembravano molto a disagio vicine alla carcassa, quindi i loro
cavalieri le condussero a un robusto albero poco distante da l, e vi legaro-
no le redini.
Tornati in prossimit del cadavere, Lord Ravencrest si inginocchi. 
semplicemente spaventoso! In vita mia, non ho mai visto un essere cos
spaventoso... Sollev un tentacolo coriaceo. Curiosa questa protuberan-
za. L'altra creatura ha dunque usato uno di questi per prosciugare Har-
go'then! Che cosa pu essere?
Tentando di non indietreggiare alla vista dell'arto puntato verso la sua
faccia, Illidan pot soltanto dire:  di natura vampiresca, mio signore. Al-
cuni animali si nutrono di sangue, ma questo va alla ricerca di energia ma-
gica. Si guard attorno. L'altro  stato fatto a pezzi.
S, cos pare. Probabilmente  stato un animale...
Mentre il nobile proseguiva la sua raccapricciante analisi del corpo, Illi-
dan riflett sulla morte del mostro. Il soldato aveva riferito che la prima
belva era gi deceduta al loro arrivo. Il giovane elfo della notte ne dedusse
che gli unici che potevano averla uccisa erano Malfurion e Brox... e a giu-
dicare dalla lotta che aveva avuto luogo, Illidan avrebbe scommesso di pi
sul possente orco.
All'improvviso, la sua concentrazione venne interrotta dai ruggiti spa-
ventati delle pantere che erano state legate poco lontano da l. Illidan rea-
lizz con terrore che ancora non avevano trovato la carcassa della terza
belva infernale.
Volgendo di scatto la testa in alto, l'elfo url: Mio signore Ravencrest!
Non abbiamo trovato alcuna traccia della....
I ruggiti delle pantere della notte si fecero ancora pi intensi.
Illidan percep una presenza dietro di s.
Si gett di lato, andando accidentalmente a sbattere contro il nobile che
non si era ancora accorto di nulla. Caddero entrambi seccamente al suolo e
il pi giovane fin sopra il comandante. Ravencrest perse la sua spada, che
and a cadere fuori della portata di entrambi.
L'enorme bestia era scivolata sui liquidi fuoriusciti dalla carcassa della
sua gemella, e si contorceva a terra nel tentativo di rialzarsi.
Nel nome di... riusc a dire Ravencrest. Le pantere della notte si divin-
colarono per attaccare, ma le redini le trattenevano facendo aumentare la
loro furia.
Riprendendosi, Illidan sollev lo sguardo per scorgere la creatura demo-
niaca che si girava per sferrare un secondo attacco. Aveva pensato che il
cadavere di uno di quei mostri fosse gi abbastanza terrificante, ma veder-
ne uno vivo fece quasi fuggire lo stregone in preda al panico pi totale.
Eppure, invece di balzargli nuovamente addosso, l'orribile mostro subi-
taneamente sferz i due tentacoli che aveva sulla schiena. Il ricordo degli
involucri cui erano stati ridotti i potenti membri delle Guardie della Luna
travolse la mente del giovane elfo della notte.
Tuttavia, mentre le due protuberanze fameliche bramavano l'energia
magica e la carne di Illidan, il suo istinto di sopravvivenza ebbe il soprav-
vento. Richiamando alla mente il modo in cui uno dei tentacoli era stato
strappato dalla schiena della bestia morta, l'elfo della notte escogit con
rapidit un piano di attacco.
Non tent di colpire direttamente la creatura, che di certo avrebbe risuc-
chiato il suo incantesimo, riuscendo forse anche a privarlo di tutti i suoi
poteri. Invece, il giovane elfo della notte decise di lanciare una magia sulla
spada di Lord Ravencrest, che era lontana dalla vista del nemico.
La spada animata si sollev prontamente in aria e cominci a roteare,
turbinando sempre pi veloce. Illidan la diresse contro il dorso della crea-
tura, puntando in direzione delle protuberanze simili a sanguisughe.
Con estrema precisione, la lama vorticosa saett oltre le spalle del colos-
so dai denti aguzzi, staccando entrambi i tentacoli con la stessa facilit con
cui avrebbe tagliato un filo d'erba.
Emettendo un ruggito furibondo, la belva si agit e fluidi viscosi e ver-
dastri zampillarono sulle sue spalle e lungo la schiena. La creatura ringhi
e il suo sguardo inquietante si concentr su colui che le aveva inferto una
simile ferita.
Incoraggiato dal successo e meno spaventato, ora che aveva sventato il
pericolo con i suoi poteri magici, Illidan guid ancora una volta la spada di
Lord Ravencrest. Mentre il mostro balzava su di lui, il giovane elfo della
notte gli sorrise selvaggiamente.
Con una forza ingigantita dalla sua ferrea volont, Illidan affond l'arma
nel duro cranio della creatura.
Il mostro incespic e inciamp goffamente. Uno sguardo vitreo riemp le
sue orbite. L'enorme belva fece due passi incerti verso Illidan... poi si ac-
cartocci in un ammasso flaccido e inerte.
Il giovane elfo della notte venne sommerso da una stanchezza indicibile,
sia pure mescolata a un senso di trionfo e di estrema soddisfazione. Aveva
compiuto senza esitazioni quello che tre Guardie della Luna erano state in-
capaci di fare. Che ci fosse stato possibile imparando dai loro errori, a Il-
lidan non importava. Sapeva solo che era riuscito ad affrontare un demone
con le proprie forze e a sconfiggerlo facilmente.
Ben fatto! Un'energica pacca sulle spalle lo fece quasi ruzzolare ad-
dosso alla carcassa della bestia, che si agitava in preda alle ultime convul-
sioni. Mentre Illidan si impegnava per mantenersi in equilibrio, Lord Ra-
vencrest gli pass accanto per ammirare l'opera del suo compagno. Un
magnifico contrattacco! Hai rimosso l'elemento di maggior pericolo, per
poi sferrare l'affondo mortale mentre il nemico cercava di recuperare le
forze! Splendido!
Il nobile pos uno stivale su un arto anteriore del demone e si sforz per
rimuovere la spada. Dal sentiero giunsero le due guardie e, dietro Illidan,
altri esultarono nel vedere che la creatura minacciosa era finalmente finita
a terra insieme alle altre due.
Mio signore! grid allarmata una delle guardie. Abbiamo sentito...
Rol'tharak irruppe sulla scena. Lord Ravencrest! Avete ammazzato una
delle bestie! Siete ferito?
Illidan si aspettava che Ravencrest si attribuisse il merito della vittoria -
dopotutto, l'arma conficcata nella testa del mostro era la sua - ma invece
l'elfo della notte pi anziano allung la mano indicando il fratello di Mal-
furion. No! Ecco davanti ai vostri occhi colui che, dopo aver messo a re-
pentaglio la propria vita per salvarmi dall'attacco della creatura, ha abil-
mente risolto una situazione di estremo pericolo senza preoccuparsi della
propria sopravvivenza. Avevo visto giusto su di te fin dal principio, Illidan
Stormrage! Sei pi abile di una dozzina di Guardie della Luna!
Illidan, con le gote che gli imbrunivano, accolse la lode del potente co-
mandante. Gli anni passati ad ascoltare come tutti si aspettavano che di-
ventasse un eroe, un campione per la sua gente, avevano addossato un pe-
sante fardello sulle sue spalle. Per, in quel momento, il giovane elfo della
notte cap che il suo destino si era finalmente palesato ai suoi occhi... e ci
era avvenuto grazie alla stregoneria degli elfi della notte, la stessa che lui
era stato sul punto di rifiutare, in favore degli incantesimi druidici insegna-
tigli da Cenarius, pi lenti e molto pi deboli.
"Sono stato uno sciocco a tradire il patrimonio della mia razza" si disse
Illidan. "Il percorso di Malfurion non poteva essere anche il mio. Perfino
alla luce del giorno, riesco a guidare la magia elfica..."
Ci rincuor Illidan, che si era sempre sentito a disagio nel seguire la
stessa strada del fratello. Quando si era mai visto un eroe leggendario per-
correre le orme di un altro? Illidan era destinato al comando.
I soldati, i soldati abili e veterani guidati da Lord Ravencrest, lo fissava-
no con nuovo e profondo senso di rispetto.
Rol'tharak! chiam il nobile. Sento che oggi la fortuna  con me!
Voglio che tu conduca met dei soldati lungo il sentiero! Potremmo ancora
trovare il prigioniero e chiunque l'ha liberato! Va' ora!
S, mio signore! Rol'tharak raggrupp numerosi soldati e, dopo essere
montati sulle cavalcature, li condusse nella direzione che verosimilmente
avevano preso Malfurion e Brox.
Illidan pens appena al fratello, poich era sicuro che Malfurion fosse
riuscito a seminare i suoi inseguitori. Poi per pens a Tyrande, certo che
avrebbe apprezzato il suo coraggio e l'astuzia con cui aveva rallentato il
contingente dei soldati. Inoltre, le lodi che Lord Ravencrest gli aveva tri-
butato l'avrebbero senza dubbio molto impressionata.
E sembrava che il nobile avrebbe concesso anche altro in futuro a colui
che riteneva avergli salvato la vita. Camminando di buon passo verso di
lui, Ravencrest pose una mano guantata sulla sua spalla e sentenzi: Illi-
dan Stormrage, le Guardie della Luna possono anche ignorare il tuo valore,
ma io no. Ti nomino da questo momento membro della Fortezza di Black
Rook... e mio stregone personale! In quanto tale, rivestirai una carica e-
sterna al Corpo delle Guardie della Luna, uguale in tutto e per tutto a una
di loro ma indipendente dai loro comandi! Risponderai unicamente a me e
alla regina, la Luce delle Luci, Azshara!.
Gli altri elfi della notte misero la mano sinistra sul petto e chinarono il
capo in omaggio alla regina.
Ne sono... onorato, mio signore...
Vieni! Torneremo subito indietro! Intendo radunare un gruppo pi con-
sistente per portare le carcasse alla fortezza! Dobbiamo studiare la faccen-
da a fondo! Se stiamo per essere invasi da un'orda demoniaca, dobbiamo
saperne il pi possibile e avvertire sua maest!
Inebriato dalla propria euforia, Illidan prest poca attenzione al nome di
Azshara. Se lo avesse fatto, si sarebbe almeno in parte preoccupato, perch
era a causa sua che Malfurion aveva osato suscitare l'ira del suo nuovo
protettore. Era lei che Malfurion insisteva fosse coinvolta in un disegno
folle che poteva rivelarsi disastroso per l'intera razza degli elfi della notte.
Ma per ora, tutto ci che Illidan a cui riusc pensare con chiarezza fu:
"Finalmente ho trovato il mio destino...".
Capitolo tredici
"Ha la mente forte, l'anima forte e il corpo forte..." disse una voce pos-
sente e aggressiva nella testa di Rhonin. "Caratteristiche ammirevoli... in
altre circostanze..." rispose una seconda voce dal tono pi calmo, ma per il
resto identica alla prima.
"Scopriremo la verit," ribad la prima voce. "Non mi  mai capitato di
non scoprirla..."
Rhonin sembrava fluttuare al di fuori del proprio corpo, ma dove fosse
non era in grado di dirlo. Si sentiva come sospeso fra la vita e la morte, il
sonno e la veglia, l'oscurit e la luce... nulla sembrava totalmente giusto o
completamente sbagliato.
"Ora basta!" intervenne una terza voce che gli parve familiare. "Ha gi
patito abbastanza! Riportatemelo... per il momento..."
E improvvisamente, Rhonin si risvegli nella radura di Cenarius.
Il sole era alto all'orizzonte. Con estrema lentezza, il mago cerc di sol-
levarsi ma, come in precedenza, il suo corpo non gli obbed.
Ud un movimento e subito il cielo venne coperto dal profilo cornuto del
signore della foresta.
Avete forti capacit di recupero, mago Rhonin tuon Cenarius. Sor-
prendete qualcuno che generalmente non si sorprende... e, per venire al
dunque, siete riuscito a mantenere i vostri segreti, per quanto sciocco ci
potr rivelarsi a lungo termine.
Non... non c'... nulla... che io posso... dirvi. Rhonin rimase stupito del
fatto stesso di riuscire a parlare.
Questo  da vedersi. Scopriremo cosa  accaduto al vostro compagno e
perch voi - che non dovreste esserci - siete finiti qui. Il volto del semidio
si addolc. Per il momento, per, preferirei che riposiate. Lo meritate am-
piamente.
Poi oscill la mano davanti al viso di Rhonin... e il mago si addorment.
Anche Krasus avrebbe voluto sapere dove si trovava esattamente. La ca-
verna nella quale si era appena svegliato non suscitava in lui alcun ricordo.
Non riusciva ad avvertire la presenza di nessun'altra creatura, soprattutto
quelle appartenenti alla sua razza, e questo lo preoccupava. Forse l'osser-
vatore l'aveva condotto fin l unicamente per liberarsi di lui? Si aspettava
che Krasus morisse l?
La seconda ipotesi era un pericolo molto concreto. Il dolore e lo sfini-
mento continuavano a minare l'esile corporatura del mago drago. Krasus
sent come se qualcuno gli avesse strappato tutta la sua forza vitale. La
memoria seguitava a tradirlo ed egli temeva che tutti i suoi malanni sareb-
bero peggiorati col tempo... tempo che non aveva a disposizione.
"No! Non ceder alla disperazione! Non io!" Costringendosi a stare in
piedi, si guard attorno. A un umano o un orco, la caverna sarebbe apparsa
buia, ma Krasus riusciva a distinguerne l'interno quasi come se la luce del
sole filtrasse tra le rocce. Poteva vedere stalattiti e stalagmiti enormi e si-
mili a grossi denti; poteva individuare ogni incrinatura e fessura nelle pare-
ti e notare perfino le minuscole lucertole cieche che sfrecciavano avanti e
indietro fra le piccole crepe.
Sfortunatamente, per, non riusciva a scorgere nessuna uscita.
Non ho tempo da perdere con questi giochetti! afferm aspramente
contro l'aria vuota. Le sue parole echeggiarono e sembrarono farsi beffa di
lui a ogni eco ripetuta.
Qualcosa gli sfuggiva. Senza dubbio l'avevano condotto l per un moti-
vo... ma quale?
Poi Krasus ricord i metodi abituali della sua razza, che potevano rive-
larsi molto crudeli per coloro che non erano draghi. Un sorriso torvo si dif-
fuse sul suo volto.
Stiracchiandosi, il mago incappucciato gir lentamente in cerchio, senza
mai sbattere le palpebre. Allo stesso tempo, prese a recitare un saluto ritua-
le, in una lingua pi antica del mondo stesso. Ripet la formula tre volte,
evidenziando le sfumature come soltanto chi l'aveva imparata direttamente
in quell'antica lingua era in grado di fare.
Se ci non fosse stato sufficiente a conquistare l'attenzione dei suoi car-
cerieri, nient'altro l'avrebbe fatto.
Parla la lingua di coloro che hanno creato i cieli e la terra... url una
voce. Coloro che ci hanno donato la vita.
Dev'essere uno di noi disse un altro. Non pu certo essere uno di lo-
ro...
Dobbiamo saperne di pi.
E all'improvviso nell'aria vuota si materializzarono quattro draghi rossi
giganteschi che si sedettero vicino a Krasus, piegando all'indietro, con ge-
sto solenne, le loro ali. Fissarono il mago come se fosse un piccolo ma ap-
petitoso boccone di cibo.
Se pensavano di sconvolgere i suoi presunti sensi primitivi, si erano
nuovamente sbagliati.
Senza dubbio  uno di noi mormor un esemplare maschio molto pi
robusto degli altri e contraddistinto da una cresta davvero enorme. Sbuff,
lanciando anelli di fumo in direzione di Krasus.
Ed  per quesssto che l'ho portato qui osserv amaramente un maschio
pi piccolo. Per questo... e per il suo cossstante piagnucolio...
Perfettamente a suo agio circondato dal fumo, Krasus si rivolse all'ulti-
mo che aveva parlato. Se foste dotati del buon senso che i creatori hanno
riposto in voi, mi avreste riconosciuto per ci che sono, comprendendo
senza indugio l'urgenza del mio grido d'allarme! Cos ci saremmo rispar-
miati la confusa ritirata dal regno del signore della foresta.
Non sssono ancora certo di non aver fffatto un errore a portarti qui!
E dov' che mi troverei adesso?
Tutti e quattro i draghi si ritrassero con leggero stupore. Fu una delle due
femmine a parlare. Piccolo drago, se sei uno di noi, dovresti conoscere il
luogo in cui ti trovi altrettanto bene quanto il tuo nido...
Krasus maledisse le lacune della sua memoria. Poteva trattarsi di un po-
sto soltanto. Sono dunque nelle caverne della nostra terra? Sono nel regno
dell'amata Alexstrasza, la Regina della Vita?
Sei stato tu a voler venire qui gli ricord il maschio di dimensioni pi
piccole.
La domanda permane intervenne la seconda femmina, pi giovane e
snella degli altri tre. Arrivi da pi lontano?
Pu venire da dove desidera si intromise una nuova voce. Ammesso
che sappia rispondere a un semplice quesito.
I quattro giganti e Krasus si voltarono verso il punto in cui un quinto
drago, palesemente pi vecchio degli altri, si era seduto inaspettatamente.
In contrasto con gli altri esemplari maschi, l'ultimo venuto aveva una cre-
sta notevole che correva dalla cima della testa fin sotto le spalle. Era molto
pi imponente degli altri esemplari della sua specie e i suoi artigli erano
perfino pi grandi della piccolissima figura che stava in piedi di fronte a
lui.
Ma a dispetto della mole e del chiaro ruolo dominante, gli occhi del
nuovo arrivato erano penetranti e colmi di saggezza. Lui pi di chiunque
altro avrebbe decretato il successo del viaggio di Krasus.
Se sei uno dei nostri, nonostante le sembianze che mostri, dovresti sa-
pere chi sono brontol il drago.
Krasus si sforz per scavare fra i ricordi lacunosi. Intuiva chi fosse quel
drago, ma il nome non gli affiorava alla coscienza. Il suo corpo si irrigid e
il sangue prese a ribollire mentre cercava di scacciare la confusione dalla
sua mente. Krasus cap che se non avesse chiamato quel gigante per nome,
l'avrebbero respinto per sempre, senza pi dargli la possibilit di avvertire i
suoi pari del possibile pericolo causato dalla sua presenza in quell'epoca.
Cos, con uno sforzo titanico, quel nome, che avrebbe dovuto conoscere
come il proprio, sgorg dalle sue labbra. Sei Tyranastrasz... Tyranastrasz
il Sapiente... consorte di Alexstrasza!
Il suo orgoglio nel ricordare sia il nome sia il titolo del gigante cremisi
doveva essere palese, poich Tyranastrasz proruppe in una fragorosa risata.
Sei senza dubbio uno di noi, anche se non riesco ancora a capire chi!
Mi  stato comunicato il tuo nome da colui che ti ha portato fra noi, ma
dev'essersi evidentemente sbagliato poich, fra di noi, un nome viene attri-
buito a un drago e a uno soltanto.
Non c' errore di sorta insistette il mago. E posso spiegare perch.
Il consorte di Alexstrasza scosse la testa possente. Un accenno di fumo
fuoriusc dalle sue narici. Ci  stata riferita la spiegazione che hai forni-
to... e tuttavia la troviamo troppo incredibile per essere vera! Quanto af-
fermi  di pertinenza del Senzatempo, Nozdormu, ma perfino lui non sa-
rebbe cos sconsiderato da compiere le azioni di cui parli!
 semplicemente confuso, tutto qui rispose colui che lo aveva osser-
vato nella foresta.  uno dei nostri, ve lo concedo, ma  stato ferito in un
incidente.
Forse... Tyranastrasz allora fece trasalire gli altri draghi, abbassando il
capo fino a terra davanti a Krasus. Ma riconoscendomi hai risposto alla
mia domanda! Fai parte dello stormo e dunque hai il diritto e il privilegio
di entrare nei recessi pi intimi del nostro rifugio! Vieni! Ti condurr da
colei che sistemer la faccenda una volta per tutte, colei che conosce il
proprio stormo come i propri figlioli! Lei ti riconoscer e, dunque, com-
prender la verit...
Mi condurrai da Alexstrasza?
Da nessun altro che da lei. Sali pure sulla mia schiena.
Nonostante la debolezza, Krasus riusc ad arrampicarsi rapidamente. Ol-
tre alla gioia per essere finalmente riuscito a trovare aiuto, gli diede forza
anche il pensiero che di l a poco avrebbe finalmente rivisto la sua amata.
L'enorme drago trasport Krasus lungo antichissimi cunicoli e in sale
che avrebbero dovuto essergli familiari. Invece, alla sua mente affluivano
solo frammenti confusi di ricordi imperfetti. Perfino quando s'imbatterono
in altri draghi, nessuno sembr familiare a Krasus, che un tempo aveva co-
nosciuto tutti gli appartenenti allo stormo dei draghi rossi.
Gli sarebbe piaciuto essere stato sveglio quando, dopo il viaggio con
l'osservatore, era arrivato l. Il dominio dello stormo rosso avrebbe potuto
stimolare la sua memoria. Inoltre, quale vista pi gloriosa poteva esserci se
non il contemplare i draghi all'apice del loro splendore? Essere ancora una
volta testimone di quelle montagne alte e imponenti e delle centinaia di
enormi squarci su ciascun lato dei precipizi, ognuno un ingresso al regno
di Alexstrasza. Erano passati innumerevoli secoli da allora e Krasus aveva
sempre rimpianto il tramonto dell'Et dei Draghi.
"Forse quando sar riuscito a convincerla... mi lascer vedere la terra dei
draghi dall'esterno un'ultima volta... prima di decidere cosa fare di me" ri-
flett Krasus.
L'enorme sagoma di Tyranastrasz si mosse senza sforzo attraverso gli
ampi e lisci passaggi. Il mago drago prov una fitta di gelosia, poich era
in procinto di parlare con la sua amata, ma costretto a farlo in quel misero
corpo mortale. Nutriva una grande stima per le razze inferiori, gli piaceva
trascorrere il tempo con loro, ma in quel momento, in cui rischiava di met-
tere a repentaglio la propria esistenza, avrebbe preferito presentarsi con le
sue vere sembianze.
Un bagliore vivace, e tuttavia confortante, apparve di fronte a loro. Men-
tre si avvicinavano, la luminescenza rossa riscald Krasus e gli fece pensa-
re all'infanzia e a come aveva imparato a crescere, nel cielo e sulla terra.
Ricordi fugaci della sua vita gli danzarono nella mente e, per la prima vol-
ta dal suo arrivo in quell'epoca, il mago si sent quasi bene.
Giunsero alla fonte della luce maestosa, l'ingresso di una vasta caverna.
Inginocchiandosi all'entrata, Tyranastrasz chin il capo e mormor: Con
il tuo permesso, amor mio, mia vita.
Eccomi rispose una voce insieme delicata e onnipotente. Sono sem-
pre a tua disposizione.
Di nuovo, Krasus prov un moto di gelosia, ma sapeva che colei che a-
veva parlato lo aveva amato altrettanto di quanto ora amasse l'enorme dra-
go che lo aveva condotto l. Lo stesso amore che provava per i suoi con-
sorti, la Regina della Vita lo riversava anche su tutto il suo stormo. In veri-
t, amava tutte le creature del mondo, sebbene quell'amore non le impedis-
se di distruggere coloro che in qualche modo minacciavano gli altri.
Quello era un particolare che aveva volutamente omesso di accennare a
Rhonin. Krasus si era reso conto ben presto che una via per scongiurare ul-
teriori danni alla struttura del tempo era quella di eliminare i soggetti che
si trovavano dove non dovevano essere.
Per evitare che la storia implodesse, Alexstrasza avrebbe quindi potuto
uccidere sia lui sia il mago umano.
Appena entr con Tyranastrasz, ogni pensiero su quel che poteva acca-
dergli svan mentre ammirava colei che avrebbe dominato per sempre il
suo cuore e la sua anima.
Il meraviglioso riverbero che permeava ogni angolo e interstizio dell'e-
norme sala si diffondeva dallo stesso drago rosso luccicante. Alexstrasza
era l'esemplare pi monumentale fra i suoi pari, due volte pi grande del
colosso che Krasus aveva cavalcato. Eppure, nonostante ci, si percepiva
una gentilezza innata nei suoi movimenti e, anche mentre il mago la guar-
dava, la Regina della Vita spost con delicatezza un fragile uovo dal tepore
del suo corpo verso una feritoia, dove lo sistem al sicuro.
Alexstrasza era circondata da uova, tantissime uova. Erano la sua ultima
covata, particolarmente generosa. Esse non superavano i tre metri di altez-
za, grandi se paragonate alla maggior parte delle uova comuni, minuscole
se rapportate a colei che le aveva deposte. Krasus ne cont tre dozzine.
Soltanto met si sarebbero schiuse, e soltanto met di queste avrebbero
raggiunto l'et adulta, ma quello era il cammino tipico dei draghi: un inizio
duro che preannunciava una vita gloriosa e piena di meraviglie.
A incorniciare la visione v'era una variet di piante in fiore che non a-
vrebbero potuto vivere in tali condizioni, soprattutto sottoterra. C'erano
rampicanti che si inerpicavano lungo le pareti e manti estesi di phlox pur-
puree. Emerocallidi dorate decoravano l'area del nido, mentre rose e orchi-
dee delimitavano la zona in cui Alexstrasza riposava. Ogni pianta sboccia-
va con fierezza, nutrita dalla splendida presenza della Regina della Vita.
Un ruscello cristallino scorreva nella caverna, a poca distanza dalle fauci
della dragonessa, disponibile in qualsiasi momento per placare la sua sete.
Il calmo gorgoglio delle acque si intonava perfettamente alla tranquillit
della scena.
La cavalcatura di Krasus chin il capo per permettere al suo passeggero
di scendere. Con gli occhi sempre fissi su Alexstrasza, il mago drago a-
vanz sul pavimento della caverna, poi si inginocchi.
Mia regina...
Ma lei, invece, guard verso l'enorme esemplare maschio che l'aveva
condotto fin l. Tyranastrasz... potresti lasciarci soli per un po'?
Senza proferir parola, l'altro usc dalla sala. La Regina della Vita spost
gli occhi su Krasus, ma non disse nulla. Lui era l, in ginocchio di fronte a
lei, in attesa di un segnale di riconoscimento.
Incapace di restare ulteriormente in silenzio, Krasus bofonchi: Mia
regina, mia vita, pu davvero accadere che proprio tu fra tutti gli esseri non
mi riconosca?.
Lei lo esamin attentamente prima di rispondergli: So cosa percepisco
e so cosa sento. Per questo motivo ho preso in seria considerazione la sto-
ria che hai raccontato agli altri. Ho gi deciso cosa dovr essere fatto, ma
prima c' ancora uno dei nostri da interpellare sulla questione, poich la
sua validissima opinione mi  altrettanto cara della mia... ah! Ecco che ar-
riva!.
Da un altro corridoio sbuc un maschio adulto poco pi piccolo di Tyra-
nastrasz. Si muoveva a fatica, come se ogni passo gli costasse un pesante
sforzo. Alto, le scaglie cremisi scolorite e gli occhi stanchi, all'inizio sem-
brava molto pi vecchio dell'altro consorte di Alexstrasza, finch il mago
non si rese conto che non era l'et ad angustiare quel drago, ma una malat-
tia misteriosa.
Hai... chiesto di me, mia Alexstrasza?
Non appena ud il gigante indebolito parlare, Krasus sent il mondo ca-
povolgersi di nuovo. Incespic, allontanandosi dal maschio con spavento
tangibile.
La Regina della Vita not subito quella reazione, ma per il momento de-
cise di ignorarla. S, ti ho mandato a chiamare. Perdonami se lo sforzo ti
affatica troppo.
Non c'... nulla che non farei per te, mio amore, mia vita.
Alexstrasza indic il mago, che se ne stava ancora ritto come se fosse
stato colpito da un fulmine. Questo ... qual  il vostro nome?
Kor... Krasus, mia regina. Krasus...
Krasus? Krasus sia, allora... Il tono della regina rivel un'allusione di-
vertita per la repentina scelta del nome. Poi Alexstrasza si gir nuovamen-
te verso il drago ammalato. E lui, Krasus,  uno dei miei sudditi pi amati
e il mio consorte pi recente, a cui mi rivolgo spesso per avere consigli.
Poich  uno di noi, potresti aver sentito parlare di lui. Si chiama Korial-
strasz...
Procedendo lungo il sentiero tortuoso, Malfurion si convinse infine di
aver seminato ogni possibile inseguitore. Aveva scelto un percorso che
conduceva verso una zona rocciosa su cui le zampe delle pantere della not-
te avrebbero lasciato poche tracce, nella speranza che chiunque li seguisse
prendesse presto la direzione sbagliata. Ci aveva significato impiegare
pi tempo del dovuto per raggiungere il suo abituale punto d'incontro con
Cenarius, ma Malfurion decise che doveva correre quel rischio. Non sape-
va ancora cosa avrebbe pensato il signore della foresta del gesto del suo al-
lievo.
Non appena si avvicinarono al luogo dell'incontro, Malfurion fece ral-
lentare la pantera. In maniera un po' pi rozza, Brox fece altrettanto.
Ci fermiamo? grugn l'orco, guardandosi attorno e non vedendo
nient'altro che alberi. Qui?
Quasi. Ancora qualche minuto. Tra poco dovremmo avvistare una
quercia.
Nonostante fosse ormai vicino alla meta, l'elfo della notte si sent addi-
rittura pi teso. Una volta credette perfino di percepire occhi intenti a scru-
tare lui e Brox, ma quando si volt in quella direzione vide soltanto la
quieta foresta. Rendersi conto che la sua vita era cambiata per sempre con-
tinuava a sconvolgerlo. Se le Guardie della Luna lo avessero identificato,
rischiava di essere rinnegato da tutti, la punizione pi terribile che potesse
essere inflitta a un elfo della notte, peggiore perfino della morte. La sua
gente lo avrebbe lasciato solo, marchiandolo in eterno come un defunto
anche se seguitava a respirare. Nessuno gli avrebbe pi rivolto la parola n
lo sguardo.
Nemmeno Illidan o Tyrande.
Non aveva che aggravato il suo crimine permettendo che i cacciatori af-
frontassero la creatura demoniaca, un essere che Brox aveva chiamato "be-
stia ferale". Se quella belva aveva ferito o ucciso qualcuno del gruppo di
inseguitori, non vi sarebbe stata nessuna speranza per Malfurion di porre
rimedio alla propria situazione... e, cosa ben peggiore, sarebbe stato re-
sponsabile della perdita di vite innocenti. Eppure, che cos'altro poteva fa-
re? L'unica alternativa sarebbe stata quella di consegnare Brox alle Guar-
die della Luna... e infine alla Fortezza di Black Rook.
La quercia che stava cercando gli apparve all'improvviso di fronte, di-
stogliendolo dai suoi problemi. A chiunque quell'albero sarebbe sembrato
una semplice pianta, ma per Malfurion era un'antica sentinella, che serviva
Cenarius da pi tempo di tutti gli altri. Quell'albero alto, dal tronco robusto
e dalla corteccia fittamente increspata, aveva visto il resto della foresta
crescere senza sosta. Era sopravvissuto a innumerevoli esemplari ed era te-
stimone di migliaia di generazioni di fuggevoli vite animali.
Riconobbe subito Malfurion quando si avvicin e le foglie dell'ampia
chioma si scossero rumorosamente a dispetto della mancanza di vento. Era
l'antico idioma degli alberi e l'elfo della notte si sent onorato del fatto che
Cenarius gli avesse insegnato tempo prima come comprenderlo.
Brox... devo chiederti un favore.
Ti devo molto. Chiedi pure.
Indicando la quercia, Malfurion disse: Smonta e vai verso quell'albero.
Appoggia il palmo della mano sul tronco, nel punto in cui vedrai una no-
dosit nella corteccia.
L'orco chiaramente non aveva alcuna idea del perch gli venisse richie-
sta una cosa simile, ma poich era stato Malfurion a farlo, obbed senza
indugi. Consegnando le redini all'elfo della notte, Brox si trascin in dire-
zione della sentinella. L'enorme guerriero scrut attentamente il tronco, poi
piazz una mano dove gli aveva indicato Malfurion.
Girando la testa in modo da rivolgersi al compagno, l'orco brontol:
Cosa devo fare con....
Si lasci scappare un ringhio sorpreso nel sentire la mano affondare nel-
la corteccia, come se quest'ultima fosse diventata di melma. Per poco Brox
non tir per liberarsi, ma Malfurion si affrett a ordinargli di rimanere
fermo.
Non fare assolutamente nulla! Rimani semplicemente l! Ti sta stu-
diando. Sentirai un pizzicore alla mano, ma non fare nulla!
Quello che non gli spieg era che il formicolio indicava che minuscoli
viticci presenti nella corteccia della sentinella stavano ora penetrando nella
sua carne. La quercia era intenta ad apprendere alcune nozioni sull'orco di-
venendo parte di lui, anche se solo per un breve momento. La pianta e l'al-
tra creatura si fusero insieme. La quercia avrebbe ricordato per sempre
Brox, non importava quanti secoli potessero passare.
La vena sul collo dell'orco prese a pulsare freneticamente, un segno della
sua crescente apprensione. A suo onore, Brox stette immobile come la
quercia, fissando il punto in cui la mano era svanita.
D'un tratto indietreggi di un passo e l'arto venne rilasciato altrettanto
rapidamente di quanto era stato assorbito. Brox flett velocemente la ma-
no, saggiando le dita e arrivando perfino a contarle.
Adesso possiamo andare dichiar Malfurion.
Con Brox di nuovo in sella, l'elfo della notte prosegu lungo il sentiero al
di l della quercia. Cavalcando oltre la sentinella, Malfurion avvert un
cambiamento sottile nell'aria. Se non gli fosse stato accordato il permesso
di andare avanti, lui e Brox avrebbero potuto viaggiare all'infinito senza
mai trovare la radura. Solo coloro cui Cenarius concedeva di andare a visi-
tarlo riuscivano a trovare il sentiero al di l delle sentinelle.
La diversit del paesaggio circostante si fece pi evidente mano a mano
che avanzavano. Una brezza rinfrescante offr loro refrigerio. Gli uccelli
saltellarono cantando sugli alberi che li circondavano. Questi ultimi stor-
mirono con allegria, salutando in particolare l'elfo della notte, che poteva
capire il loro idioma. Una sensazione di conforto avvolse entrambi, al pun-
to che Malfurion pot perfino cogliere un accenno di sorriso sul volto
dell'orco.
Una barriera di fitto bosco improvvisamente blocc loro la strada. Brox
guard Malfurion, che gli indic che avrebbero dovuto smontare dalle ca-
valcature. Dopo che entrambi furono scesi, l'elfo della notte condusse l'or-
co lungo uno stretto sentiero percorribile solo a piedi, ben nascosto fra gli
alberi. Vi si inoltrarono per svariati minuti, prima di uscire in un'area aper-
ta e ampiamente illuminata, piena di erba alta e soffice, costellata da fiori
maestosi dai petali vivaci.
Era la radura del signore della foresta.
Ma la figura racchiusa nell'anello di fiori al centro della radura non a-
vrebbe mai potuto essere scambiata per Cenarius. Seduta nel mezzo, la
creatura balz in piedi alla vista dei due, soffermandosi in particolare su
Brox, come se sapesse esattamente cosa fosse l'orco.
Tu... mormor lo straniero al guerriero dalla pelle verde. Tu non do-
vresti trovarti qui...
Brox fraintese il senso dell'osservazione. Sono venuto insieme a lui,
mago... e non ho bisogno del vostro permesso.
Ma la figura dai capelli rossi, la cui razza di appartenenza sfuggiva a
Malfurion, scosse la testa e fece per andare verso l'orco, poi per esit una
volta giunto vicino al perimetro del cerchio. Guardando con curiosit i fio-
ri, che a loro volta lo fissarono come per esaminarlo, lo straniero sbott:
Questa non  la tua epoca! Non dovresti esistere affatto!.
Alz una mano in quello che l'elfo della notte ritenne un gesto minaccio-
so. Ricordando che Brox lo aveva chiamato "mago" Malfurion si affrett a
preparare un incantesimo, immaginando che in quel luogo sacro gli inse-
gnamenti druidici di Cenarius si sarebbero dimostrati pi efficaci della
magia dello straniero.
Inaspettatamente il cielo tuon e la leggera brezza si tramut in una
tempesta impetuosa. Brox e Malfurion vennero spinti indietro di alcuni
passi e il mago venne quasi scaraventato in aria, tale fu la violenza che lo
strapp via dal bordo dell'anello.
Non tollero nulla del genere nel mio santuario! sentenzi la voce di
Cenarius.
A poca distanza dalla barriera di fiori, il vento raccolse le foglie, il ter-
riccio e altri rimasugli sparsi della foresta, e li sollev in alto, fino a creare
un vortice. Il piccolo tornado crebbe in fretta di dimensioni e d'intensit,
mentre le foglie e gli altri pezzetti si compattarono a formare una figura
imponente.
Mentre l'aria tornava quieta, Cenarius si diresse verso il gruppo.
Mi aspetto di meglio da te osserv pacatamente rivolto all'elfo della
notte. Ma questi sono tempi strani. Scrut attentamente Brox. Che a
quanto pare si fanno sempre pi strani con il passare delle ore.
L'orco brontol verso Cenarius in segno di sfida. Malfurion si affrett a
zittirlo. Costui  il signore della foresta, il semidio Cenarius... colui al
quale ho detto che ti avrei condotto qui, Brox.
L'orco in qualche modo si plac, poi addit il mago incappucciato. E
costui? Anche lui  un semidio?
Lui fa parte di un enigma rispose Cenarius di cui sembri far parte an-
che tu. Poi, alla figura dentro il cerchio disse: Avete riconosciuto il nuo-
vo venuto, Rhonin, amico mio.
L'incantatore avvolto nel mantello non disse nulla.
Il semidio scosse la testa in chiaro segno di disappunto. Non intendo
farvi alcun male, Rhonin, ma sono accadute troppe cose che io e gli altri ri-
teniamo preoccupanti e fuori posto. Voi e il vostro amico scomparso, ora
quest'altro...
Si chiama Brox lo present Malfurion.
Un altro essere il cui aspetto non avevo mai visto prima. E com' giun-
to fin qui, mio caro allievo? Suppongo che abbia una storia da raccontarci,
una storia inquietante rispose Cenarius.
Con un cenno del capo, l'elfo della notte approfond immediatamente la
vicenda della liberazione dell'orco, facendo ricadere ogni possibile colpa
soltanto su se stesso. Di Tyrande e Illidan non parl quasi per niente.
Ma Cenarius, ben pi vecchio e saggio del suo allievo, comprese gran
parte della verit. Avevo detto che i destini tuo e di tuo fratello avrebbero
preso strade diverse. Sono convinto che tale separazione ora sia avvenuta,
che ne siate consapevoli o meno.
Non capisco...
 un argomento di cui discuteremo in futuro. Il semidio oltrepass di
colpo Malfurion e Brox, fissando la foresta. Attorno alla radura, le fronde
degli alberi d'un tratto si agitarono con veemenza. E il futuro non  qual-
cosa di cui possiamo disporre adesso. Fareste meglio a prepararvi... incluso
voi, Rhonin, amico mio.
Io? protest il mago.
Cosa succede, shan'do? Malfurion riusciva a percepire il furore degli
alberi.
Il cielo illuminato dal sole si riemp di lampi e il vento si alz di nuovo.
Il volto maestoso di Cenarius si adombr al punto da rendere anche Malfu-
rion timoroso del suo maestro.
Il signore della foresta allarg le braccia, come se volesse abbracciare
qualcosa che nessun altro vedeva. Stiamo per essere attaccati... e temo
che neppure io sar capace di proteggervi.
La bestia ferale aveva seguito le tracce come nessun'altra creatura sareb-
be stata in grado di fare, sentendo non l'odore della sua preda, ma la magia
da essa emanata. Oltre che del sangue e della carne, la belva si nutriva an-
che dell'energia magica e degli incantesimi... e come ogni altro esemplare
della sua specie, era sempre affamata.
I mortali non avrebbero notato la magia che avvolgeva la quercia senti-
nella, ma il demone s. Afferr la sua preda immobile con impazienza, al-
lungando i tentacoli spaventosi per attaccare il solido tronco.
La quercia fece del suo meglio per contrastare quel nemico inaspettato.
Le radici cercarono di intrappolarne le zampe, ma la bestia ferale le schiv.
Rami sparsi precipitarono dalla cima, abbattendosi senza esito sulla pelle
spessa del mostro.
Vedendo che ci non sortiva alcun effetto, la quercia emise un suono a-
cuto, che si fece sempre pi lancinante. Raggiunse presto un livello imper-
cettibile per la maggior parte delle creature.
Ma per la belva il suono si tramut in agonia. Il demone uggiol e tent
di seppellire la testa nel terreno, ma allo stesso tempo si rifiutava di allen-
tare la presa sul custode. Le due rispettive volont lottarono...
Alla fine, quella del demone si dimostr pi forte. Progressivamente
prosciugata della sua magia, la quercia appass sempre di pi, morendo in-
fine come le Guardie della Luna, uccisa dopo migliaia di anni passati a
proteggere vittoriosamente il sentiero.
La bestia scosse il capo, poi annus l'aria davanti a s. I tentacoli si di-
stesero in avanti famelici, ma il demone rimase immobile. Era aumentato
di dimensioni nel divorare la magia secolare della quercia e ora si ergeva
alto il doppio di prima.
Allora, si verific la metamorfosi. Dentro di s, la bestia ferale si contor-
se in pi direzioni, come se provasse a sfuggire a se stessa.
E pi tentava, pi riusciva nel suo intento. Una testa, poi due, tre, quat-
tro... infine cinque. Ogni testa si tese strenuamente, tirando sempre di pi.
Le teste vennero seguite da colli robusti e spalle muscolose; successiva-
mente tocc a toraci e zampe nerboruti.
Alimentata dalla potente magia dell'antico guardiano, la belva si molti-
plic in un intero branco.
Come fossero un'unica creatura, le belve si mossero in direzione della
radura, avide del cibo e dell'energia che le attendevano poco distanti da l.
Capitolo quattordici
"Sei un servitore devoto" disse a Lord Xavius il Grande Abissale. "Ot-
terrai ricompense a non finire... ti conceder tutto ci che desideri... qual-
siasi cosa... e qualunque creatura vorrai..."
Il volto impassibile, l'elfo della notte s'inginocchi di fronte al portale
infuocato, beandosi delle molte e splendide promesse del dio. Era il predi-
letto fra i nuovi servitori del Grande Abissale; era colui al quale sarebbero
stati concessi poteri miracolosi non appena il varco fosse stato aperto.
E quanto pi gli Eletti fallivano nel consolidare il portale, tanto pi l'ar-
rivo della divinit veniva ritardato e maggiore si faceva la frustrazione del
consigliere.
Il suo disappunto era condiviso da altre due persone. Una era la Regina
Azshara, che attendeva quanto lui il giorno in cui tutte le imperfezioni sa-
rebbero state sradicate dal mondo, lasciando unicamente gli elfi della not-
te, e soltanto i migliori della razza, a governare il paradiso che ne sarebbe
scaturito. La regina naturalmente non sapeva che il Grande Abissale, nella
sua immensa saggezza, avrebbe reso Xavius suo consorte, ma il consiglie-
re immaginava che le proteste di Azshara si sarebbero placate non appena
il maestoso dio l'avrebbe informata dei suoi progetti.
L'altro persona delusa dalla totale mancanza di successi era l'imponente
Hakkar. Perennemente fiancheggiato da due bestie ferali, il Capobranco si
aggirava attorno agli stregoni degli Eletti, facendo loro notare i difetti negli
incantesimi e aggiungendo il suo potere ogni volta che fosse possibile.
Eppure, nonostante l'apporto della sua sapienza arcana, soltanto ora era-
no riusciti finalmente a ottenere una parvenza di trionfo. Adesso, Hakkar e
i suoi animali da compagnia non erano pi soli in mezzo agli elfi della not-
te. C'erano altre tre creature demoniache, giganti cornuti e dai volti cremi-
si; alcuni li trovavano raccapriccianti, ma Lord Xavius non poteva che
ammirarli. Alti pi di due metri e mezzo, si stagliavano minacciosi sugli
Eletti, che dal canto loro superavano i due metri.
Quelle creature erano guerrieri consacrati al dio che avevano come unico
scopo quello di eseguire a qualsiasi costo i suoi ordini. Sebbene fossero di
costituzione stranamente magra, le figure dall'armatura bronzea non ave-
vano nessuna difficolt nel brandire le torce fiammeggianti e gli scudi o-
blunghi e massicci. Obbedivano ciecamente a qualsiasi comando venisse
loro impartito e mostravano per il consigliere altrettanto rispetto che per
Hakkar.
E presto ne sarebbero arrivate altre. Nel momento stesso in cui stava in-
dietreggiando, Xavius vide il portale illuminarsi. Si ingrand, fino a sovra-
stare il disegno magico sul quale aleggiava, gonfiandosi finch...
Ne scatur un'altra Guardia Ferale, come Hakkar aveva definito quei
combattenti indomiti. Subito dopo che il nuovo arrivato fece il suo ingres-
so nel mondo dei mortali, chin il muso spaventoso in direzione del Capo-
branco, poi verso Xavius.
Hakkar fece cenno al guerriero di unirsi a chi l'aveva preceduto. Giran-
dosi dalla parte di Xavius, il Capobranco indic i quattro. Il Grande Abis-
sale ha esaudito il vossstro primo desiderio, nobile elfo della notte! Co-
mandatele! Potete fare di quessste creature ci che vvvorrete!
Xavius sapeva esattamente cosa fare di loro. Sebbene mi siano state da-
te in dono, credo saranno ancor pi utili come guardie del corpo per A-
zshara!
Il Capobranco assent. Erano entrambi consapevoli di quanto fosse im-
portante soddisfare la regina degli elfi della notte, cos come entrambi co-
noscevano il desiderio segreto del consigliere. Sssar meglio che siate voi
ssstesso a portare un sssiffatto regalo alla regina, nobile elfo della notte! Il
lavoro proseguir comunque in vostra assenza, vi provveder io ssstesso!
L'idea di recare di persona l'annuncio alla regina piacque molto a Xa-
vius. Facendo un inchino ad Hakkar, il consigliere schiocc le dita e con-
dusse i quattro mastodontici guerrieri fuori dalla sala della torre. Sapeva
esattamente dove trovare Azshara in quel momento.
Vedendolo andar via, il Capobranco lo fiss intensamente con i suoi
scintillanti occhi glaciali.
Sebbene il consigliere dormisse molto poco negli ultimi tempi, Azshara,
in qualit di regina del regno, aveva il diritto e il privilegio di riposare
quanto voleva. Dopotutto, doveva essere perfetta sotto ogni aspetto, so-
prattutto per quel che riguardava la bellezza. La sovrana degli elfi della
notte generalmente dormiva dunque per tutto il giorno, evitando comple-
tamente l'accecante e stridente luce del sole.
Di conseguenza, Azshara non grad particolarmente il timido ingresso di
una delle sue ancelle. Costei si mise subito in ginocchio presso l'estremit
arrotondata del letto della regina, giaciglio che riempiva l'intera stanza. La
giovane ancella quasi si nascose dietro le tende in tessuto finissimo che lo
circondavano.
Sollevando languida la mano, la Luce fra le Luci fece cenno di parlare.
Padrona, perdonate la vostra umile serva, ma il consigliere richiede
un'udienza con vossignoria, in quanto afferma di avere portato qualcosa di
un certo interesse per voi.
Non c'era nulla che Azshara potesse immaginare di desiderare tanto al
momento da farle abbandonare il letto, nemmeno se era il consigliere a
chiederlo. Con i capelli color argento che scendevano sui cuscini, incresp
le labbra valutando se spedire via Xavius o no.
Fallo attendere cinque minuti mormor infine, mentre si sistemava per
apparire ancora pi seducente. Ben consapevole dei gusti di Xavius, la re-
gina conosceva meglio di chiunque altro come sfruttarli a proprio vantag-
gio. Il consigliere poteva anche ritenersi superiore al suo sovrano, ma co-
me femmina, Azshara era superiore a qualsiasi maschio. Poi concedigli
pure il permesso di entrare.
L'ancella non discusse la decisione della padrona. Azshara la vide allon-
tanarsi attraverso gli occhi ridotti a fessure, dunque si stiracchi graziosa-
mente sul letto, gi pianificando l'incontro con il suo principale consiglie-
re.
La giovane serva ritorn con aria nervosa... ma solo dopo che Xavius
aveva atteso ormai per diversi minuti. Procedendo col capo chino per na-
scondere ogni espressione sul volto, l'ancella accompagn il consigliere ol-
tre le porte robuste, abilmente intarsiate in legno di quercia, che portavano
alle stanze personali della regina.
Xavius vi si era avventurato soltanto poche volte per vederla nel suo ri-
fugio segreto. Il consigliere sapeva in parte cosa aspettarsi: Azshara si sa-
rebbe presentata ai suoi occhi pura e seducente, senza far mostra di avve-
dersene. Era il suo gioco e la regina lo praticava alla perfezione, ma Xa-
vius era preparato. Adesso le era superiore.
Infatti, la regina degli elfi della notte era distesa sul letto, con un braccio
dietro la testa e due ancelle in abiti di seta in ginocchio accanto a lei. Su un
piedistallo d'argento una fiasca color smeraldo colma di vino era a portata
di mano di Azshara, e un calice riempito per met comprovava che ne a-
vesse gi saggiato il prelibato contenuto.
Mio caro consigliere disse d'un soffio. Dovete avere qualcosa di ter-
ribilmente importante da comunicarmi per richiedere un'udienza a un'ora
simile. Il lenzuolo sottile e luminoso accarezzava le sue forme mirabili.
Ho dunque cercato di ricevervi come meglio potevo.
Con il pugno all'altezza del cuore, Xavius si inginocchi. Fissando il
bianco pavimento marmoreo, il consigliere rispose: Luce fra le Luci, o
Cuore Venerato dalle Genti, sono grato del tempo che mi avete concesso.
Mi scuso per avervi disturbata in un'ora cos inopportuna, ma ho portato
con me un regalo estremamente interessante, un dono davvero degno della
regina degli elfi della notte, la regina del mondo. Posso farlo condurre
presso di voi?.
Xavius sollev lo sguardo e cap di aver calamitato l'attenzione della re-
gina, i cui occhi non riuscivano a celare la crescente curiosit. La regina si
spost nel letto e il lenzuolo continu a aderire al suo petto.
Stuzzicate il mio interesse, mio caro Xavius. Vi concedo l'onore di mo-
strarmi il vostro regalo.
Rialzandosi, il consigliere si gir verso le porte e schiocc imperiosa-
mente le dita.
Dalla porta esterna si ud un rantolo e altre due ancelle si precipitarono
nella stanza, rifugiandosi dalla regina per ricevere conforto e protezione.
Aggrottando la fronte, Azshara si mise a sedere, facendo scivolare il len-
zuolo quasi del tutto.
I quattro terribili guerrieri entrarono nella stanza, talmente alti da doversi
piegare per evitare di graffiare il soffitto con le corna. Si disposero uno di
fianco all'altro, con gli scudi davanti ai corpi ricoperti da armature e le
mazze ben in alto in segno di saluto.
Azshara si protese, completamente affascinata. Che cosa sono?
Sono vostri, mia regina! Proteggere la vostra vita sar il loro compito e
l'unica ragione della loro esistenza! Ammirate, maest, le vostre nuove
guardie del corpo!
Xavius cap di averle reso un ottimo servigio. Il Grande Abissale avreb-
be inviato molti altri guerrieri celesti, ma quelli erano i primi a essere giun-
ti e spettavano di diritto a lei. Quella era l'unica differenza.
Che meraviglia mormor Azshara, allungando un braccio verso una
delle serve. La giovane prese immediatamente l'abito della regina nelle sue
mani. Le altre ancelle crearono una barriera, nascondendo tutto tranne la
testa di Azshara alla vista di Xavius e delle Guardie Ferali. Davvero ap-
propriato. Il vostro regalo  accettato.
Sono lieto che vi sia piaciuto.
Le ancelle indietreggiarono. Vestita di una tunica semitrasparente tinta
ghiaccio, Azshara si alz dal giaciglio. Con passi studiati, si avvicin alle
figure imponenti esaminandole una per una, mentre l'abito formava uno
strascico sul pavimento in marmo. Da parte loro, le Guardie Ferali rimase-
ro immobili, al punto che avrebbero potuto essere scambiate per statue.
Ce ne sono altri?
Presto, s, ne giungeranno altri.
Azshara si imbronci. Cos pochi dopo cos tanto tempo? Come far il
Grande Abissale a giungere in mezzo a noi?
Attingiamo dal Pozzo pi energia possibile, mia gloriosa regina. Ci so-
no correnti contrarie, reazioni esterne, l'influenza di altri incantatori sparsi
in altri luoghi...
Come un bambino che allunga la mano per toccare un nuovo giocattolo,
Azshara si limit a sfiorare con le dita la rovente armatura di una delle sue
nuove guardie del corpo. Si ud un leggero sibilo. La regina ritrasse la ma-
no e un'espressione stranamente compiaciuta solc il suo volto perfetto.
Perch dunque non avete isolato il Pozzo dalle interferenze esterne? Ci
renderebbe il vostro compito pi semplice.
Xavius apr la bocca per spiegarle che la complessit delle formule ma-
giche degli Eletti non consentiva un'operazione simile... ma poi si rese
conto che non aveva alcuna risposta valida da fornirle. Teoricamente, il
suggerimento di Azshara aveva un valore inestimabile.
Siete veramente una regina comment infine.
Gli occhi dorati di Azshara si impossessarono dei suoi. Naturalmente,
mio caro consigliere. C' sempre stata e sempre ci sar... una sola Azsha-
ra.
Xavius annu senza proferir parola.
La regina torn sul letto, sedendosi delicatamente sul bordo. C' dell'al-
tro?
Nulla... per il momento, mia regina.
Bene, allora credo che adesso avrete ancora pi lavoro da svolgere.
Congedandosi, Xavius s'inchin alla sovrana, poi si ritir dalle sue stan-
ze. Non fu risentito per il tono e l'atteggiamento regali mostrati da Azsha-
ra, n rimase seccato pi del solito di fronte alla sua padronanza della si-
tuazione.
Isolare il Pozzo dalle interferenze...
Poteva essere fatto. Non dagli Eletti da soli, ma di certo con la preziosa
guida di Hakkar. Sicuramente il Capobranco avrebbe saputo meglio di
chiunque altro come fare. Con l'uso del Pozzo limitato esclusivamente a
coloro che si trovavano nel palazzo, il potere che gli Eletti vi attingevano
sarebbe stato pi facilmente manovrabile e trasformabile.
Poco importava quale scompiglio l'isolamento del Pozzo avrebbe causa-
to al resto della popolazione...
 senza dubbio uno di noi... in qualche modo ne sono consapevole co-
me sono consapevole di me stesso.
Le parole erano forse le pi ironiche mai pronunciate nella storia o al-
meno cos ritenne Krasus sul momento. Dopotutto, era stato il drago Ko-
rialstrasz a pronunciarle, il pi recente tra i consorti di Alexstrasza.
E anche la versione pi giovane di Krasus stesso.
Korialstrasz non riconobbe se stesso o almeno non a livello conscio.
Tuttavia, il fatto che Alexstrasza non l'avesse informato della vera identit
del nuovo venuto sollevava diverse questioni.
Una, forse collegata alle altre, aveva a che fare con l'attuale condizione
del drago maschio. Anche se era vero che la memoria di Krasus era piena
di lacune, dubitava di poter dimenticare una malattia come quella di cui la
sua incarnazione precedente mostrava di soffrire in quel momento. Korial-
strasz appariva molto pi anziano e debole della sua et. Sembrava pi an-
ziano di Tyranastrasz, che era pi vecchio di lui di diversi secoli.
Cos'altro sai di lui? chiese Alexstrasza al suo compagno.
L'altro drago lanci un'occhiata furtiva a Krasus.  pi anziano, molto
anziano, in effetti. Korialstrasz pieg la testa. C' qualcosa nei suoi oc-
chi... i suoi occhi...
Cos'hanno i suoi occhi?
L'enorme maschio indietreggi. Perdonami! La mia mente  confusa!
Non sono degno di stare al tuo cospetto ora! Dovrei ritirarmi...
Ma la regina non intendeva lasciarlo andare. Guardalo bene, compagno
mio. Ho un'ultima cosa da chiederti. Da quel poco che sai, ti fideresti delle
sue parole?
Io... s, mia Alexstrasza... mi fiderei.
Improvvisamente, Krasus fu attraversato da una strana sensazione. Men-
tre i due draghi continuavano a discutere di lui, il mago cominci a sentirsi
rinvigorito, pi forte di quanto si era mai sentito dal suo arrivo nel passato.
Non cos forte come avrebbe dovuto essere, ma almeno pi vicino alle sue
condizioni normali.
E non era accaduto soltanto a lui. Not che, nonostante affermasse il
contrario, anche la sua versione pi giovane sembrava stare meglio. Un po'
di colore era riapparso sulle scaglie e Korialstrasz si muoveva con maggio-
re naturalezza rispetto a prima. Non parlava pi in modo affannoso.
Alexstrasza assent alla risposta del consorte, poi disse: Era questo che
volevo sentirmi dire. Mi conferma che  veramente ci che provi.
Desideri altro da me? La mia forza  migliorata; stare con te e aiutarti
mi ha chiaramente rincuorato.
Il sorriso che Krasus conosceva cos bene ingentil il volto della regina.
Sei sempre poetico, mio amato Korialstrasz! S... desidero altro da te. So
che sar difficile, ma devo richiedere la tua presenza quando condurr co-
stui dagli altri Aspetti.
La regina riusc a far trasalire entrambe le versioni del drago. Il pi gio-
vane parl per primo, echeggiando la sorpresa del pi anziano. Vorresti
convocare una riunione dei Cinque Aspetti? Per il nuovo arrivato? Per-
ch?
Perch mi ha narrato una storia che devono ascoltare, una storia che ora
ti racconter... dopodich potrai dirmi nuovamente se ti fidi ancora di lui o
meno.
Dunque il suo io pi giovane alla fine avrebbe saputo la verit. Krasus si
prepar per l'imminente turbamento dell'altro.
Ma come lui aveva sconvolto Rhonin riferendo un racconto che celava
non soltanto una parte della verit, ma anche la sua vera identit, altrettan-
to fece la regina in quell'occasione. Alexstrasza parl dell'anomalia e di
tutto quello che Krasus aveva riferito all'osservatore nella foresta, ma della
vera identit del mago la regina non disse nulla. Per il suo consorte, Krasus
era semplicemente un altro appartenente allo stormo dei draghi rossi, la cui
mente era rimasta danneggiata dalle forze potenti che lo avevano aggredi-
to.
Krasus stesso non fece nessun tentativo per rivelarsi. Colei che parlava
era Alexstrasza, la sua amata, la sua vita. Il mago poteva anche essere un
suo consigliere, ma era pur sempre lei a possedere la saggezza propria di
un Aspetto. Se era sua convinzione che l'io pi giovane del drago dovesse
rimanere all'oscuro della verit... chi era lui per contraddirla?
Una storia sbalorditiva mormor Korialstrasz, sentendosi ancor me-
glio di prima. Mi sarebbe difficile crederci se me l'avesse raccontata
qualcun altro, mia regina...
Dunque la tua fiducia in lui  svanita?
Gli occhi del giovane drago si posarono su quelli del suo io pi anziano.
Anche se Korialstrasz non era in grado di riconoscere se stesso nell'altro,
aveva sicuramente individuato in lui un'anima affine. No... no, la mia fi-
ducia non  svanita. Se credi sia meglio condurlo al cospetto degli altri...
obbedir al tuo volere.
Verrai con me?
Ma io non sono uno dei Cinque. Sono semplicemente io.
La Regina della Vita rise leggermente. E di conseguenza ne sei degno
come noi.
Korialstrasz fu chiaramente lusingato. Se sar forte come mi sento a-
desso, sar lieto di volare al tuo fianco e giungere davanti agli altri Aspet-
ti.
Ti ringrazio...  tutto ci che ho da chiederti. Si chin in avanti e sfre-
g brevemente la sua testa contro quella di Korialstrasz.
Lanciando un ultimo sguardo sull'amata, il drago si volt e usc dalla
stanza. Vedendo la coda svanire nel passaggio, il mago improvvisamente
si sent stordito. La debolezza lo travolse facendolo vacillare.
Sarebbe certamente caduto, ma una robusta protuberanza scagliosa lo
avvolse dolcemente: era la coda di Alexstrasza, giunta in suo soccorso.
Le due parti si sono fuse in una... almeno per un istante.
Io non... La testa gli gir.
Ti sentivi molto meglio in sua presenza, non  vero?
S... s.
Come mi piacerebbe essere Nozdormu in questo momento. Capirebbe
meglio di me quel che sta accadendo. Penso... penso che nel regno dei
mortali nessuna creatura possa coesistere con se stessa. Sono convinta che
tu e lui, essendo un'unica creatura, attingiate dalla stessa energia vitale.
Quando siete distanti l'uno dall'altro, siete come dimezzati, ma quando vi
riavvicinate, com' accaduto prima, l'esaurimento delle forze non  cos
terribile. Vi aiutate a vicenda.
Protetto e al sicuro, Krasus riusc a riprendersi abbastanza per riflettere
sulle parole di Alexstrasza. Quindi  per questo che gli hai chiesto di ac-
compagnarti.
Dovrai riferire la tua storia e sar meglio farlo in sua presenza. Per ve-
nire alla tua domanda inespressa - perch non gli ho detto la verit - l'ho
omessa per quel che potrebbe verificarsi nel ripristinare la struttura del
tempo.
Il tono della regina si fece pi lugubre nel pronunciare queste ultime pa-
role, confermando i sospetti di Krasus. Credi che potrebbe giungere il
momento in cui uno di noi due dovr essere eliminato da questa epoca...
anche se ci comporterebbe la sua morte?
Alexstrasza lo conferm con riluttanza. Temo proprio di s, amor mio.
Accetto la tua scelta. Lo sapevo fin dall'inizio.
Dunque  rimasta una sola faccenda di cui discutere prima che io rag-
giunga gli altri... e cio cosa dovremo farne del compagno che  venuto fin
qui insieme a te.
Sebbene dentro di s chiedesse a Rhonin di perdonarlo, Krasus non esit
a rispondere. Se ci sar inevitabile, condivider la mia sorte. Anche lui
ha persone care che lo attendono. Donerebbe la vita per loro.
La Regina della Vita annu. Cos come ho seguito il tuo consiglio su di
te, seguir ugualmente il tuo consiglio riguardo a lui. Se si dovesse decide-
re in tal senso, anche il tuo compagno verr eliminato. L'espressione sul
volto della regina si addolc. Sappi che ci sar per sempre fonte di tri-
stezza per me.
Non attribuirti alcuna colpa, mia regina, mio cuore.
Devo contattare gli altri. Sar meglio che tu mi attenda qui. In questo
luogo non ti sentirai troppo stanco.
Ne sono onorato, mia regina.
Onorato? Sei un mio consorte. Non potrei certo trattarti in maniera di-
versa.
Con la coda la regina lo guid in un'area del nido vicina a un corso d'ac-
qua. Krasus si sistem in un avvallamento naturale che gli serv come una
sorta di enorme sedia.
Mentre si spostava nel corridoio, la regina si ferm e, con una sfumatura
di rimorso nella voce, aggiunse: Spero che ti sentirai a tuo agio fra le uo-
va.
Star ben attento a non toccarne nessuno. Krasus comprendeva il va-
lore di ciascun uovo.
Ne sono certa, amor mio... soprattutto sapendo che sono tue.
Ci lo lasci senza parole. Non appena l'enorme regina cremisi svan,
Krasus fiss ora un uovo ora l'altro. In quanto consorte, ovviamente aveva
avuto cuccioli dalla sua compagna. Molti dei suoi figli avevano raggiunto
l'et adulta, portando orgoglio allo stormo.
Krasus scagli un pugno contro la roccia, ignorando il dolore che l'atto
insensato gli procurava. Nonostante tutto quello che aveva rivelato all'ama-
ta Alexstrasza, l'aveva comunque tenuta all'oscuro di parecchi fatti impor-
tanti. In particolare, della venuta imminente della Legione Infuocata. Kra-
sus temeva che perfino la sua saggia regina potesse essere tentata dal mo-
dificare la storia... ci avrebbe potuto causare un ulteriore e tremendo disa-
stro.
Inoltre, cosa ancor peggiore, Krasus non era stato capace di dirle del fu-
turo della loro specie, un futuro in cui soltanto pochi sarebbero sopravvis-
suti... un futuro in cui la maggior parte delle uova di queste e delle succes-
sive covate sarebbero perite prima di aver raggiunto la piena maturit.
Un futuro in cui la stessa Regina della Vita sarebbe diventata schiava e i
suoi cuccioli tramutati in mastini da guerra da una razza predatrice.
Capitolo quindici
Le bestie ferali partirono all'attacco nella foresta incantata, sollevando i
grugni via via che le tracce di magia si facevano pi intense. Spinti dalla
fame e dalla loro missione, gli imponenti segugi ringhiarono con impa-
zienza.
Ma non appena una di esse balz su un tronco caduto a terra, i rami di
un altro albero l vicino si chinarono bloccandole le zampe. Una seconda
bestia ferale che galoppava lungo il sentiero si ritrov ad affondare all'im-
provviso nel fango. Una terza and a scontrarsi contro un cespuglio balza-
to fuori, pieno di rovi affilati come rasoi che penetrarono nella carne duris-
sima del demone, procurandogli un'indicibile agonia.
La foresta si anim, difendendo se stessa e il suo padrone. L'attacco del-
le cinque belve venne ostacolato... ma non scongiurato. Enormi artigli
strapparono i rami aggrovigliati, sradicandoli dai tronchi. Un'altra belva
aiut quella intrappolata nella melma, trascinando la compagna verso il
terreno solido prima di proseguire. La fame e la furia permisero a quella
catturata fra i rovi affilati di aprirsi un varco, anche se ci le apriva ferite
sanguinanti dappertutto.
Le prede non potevano sfuggire ai cacciatori...
Shan'do? Che cos'?
Il semidio diede un'occhiata al suo allievo, senza mostrare alcuna recri-
minazione nello sguardo infuocato. Il branco di cui parlavi... ti ha seguito
fin qui.
Mi ha seguito? Impossibile! Era rimasta un'unica belva...
Brox lo interruppe, con una voce risonante che non offriva nessun con-
forto. Le bestie ferali... sono generate dalla negromanzia. Laddove ve n'e-
ra soltanto una... ne possono sorgere altre, se riescono a nutrirsi in maniera
adeguata...  quanto ho veduto...
Uno dei miei fidati guardiani nonch buon amico  rimasto vittima di
una di esse comment Cenarius, spostando nuovamente l'attenzione sul
fitto bosco davanti a loro. Recava dentro di s la magia pi antica e po-
tente. Gli  servita unicamente a renderlo pi vulnerabile ai loro atroci ma-
lefici.
L'orco assent. Dunque quell'unica belva adesso  diventata tante bel-
ve. Istintivamente, Brox allung le mani dietro la schiena, ma la sua ama-
ta ascia da guerra non lo attendeva l. Non ho nulla con cui combattere.
Sarai armato. Cerca alla svelta un ramo caduto lungo come la tua arma
preferita. Malfurion, assistimi.
Brox fece rapidamente quanto gli era stato detto. Port al semidio e
all'elfo della notte un ramo massiccio, che Cenarius gli fece deporre di
fronte a Malfurion.
Inginocchiati davanti all'oggetto, mio allievo. Anche tu, guerriero. Mal-
furion, stendi le mani sul ramo e fagli posizionare i palmi sopra i tuoi.
Non appena ebbero eseguito, il signore della foresta ordin loro: Ora,
guerriero, sgombra la mente da ogni pensiero, se non quello dell'arma.
Pensa unicamente a essa! Il tempo stringe. Malfurion, apri la mente e la-
scia che i suoi pensieri fluiscano nei tuoi. Ti guider meglio non appena
raggiunto tale stadio.
L'elfo della notte fece quanto gli era stato richiesto. Sgombr i pensieri
come il suo shan'do gli aveva insegnato a fare, poi si concentr per unirsi
mentalmente all'orco.
Subito un'energia antica entr nella sua mente. Malfurion fu quasi sul
punto di respingerla, poi si calm. Accolse i pensieri di Brox e permise che
l'immagine di ci che il guerriero desiderava prendesse forma.
"Riesci a vedere l'arma, mio allievo?" giunse la voce di Cenarius. "Rie-
sci a percepirne la consistenza e la struttura?"
Malfurion vi riusc. Riusc anche a sentire il legame che l'orco aveva con
quell'arma, come se non fosse semplicemente uno strumento, ma un'auten-
tica estensione del corpo del guerriero.
"Guida le tue mani lungo la superficie del legno, senza mai perdere di
vista l'immagine. Segui la venatura naturale e trasformala nella forma de-
siderata..."
Con le mani di Brox sopra le sue, Malfurion cominci a far scorrere le
dita sul ramo. Nel farlo, avvert che quest'ultimo si ammorbidiva e mutava.
E sotto la guida della sua mano si materializz un'ascia fatta interamente
di legno di quercia e dalla lama spessa. Malfurion ne esamin la forma e
prov una certa soddisfazione nell'aver creato un'arma solida come quella
che aveva perso quando era stato catturato dagli elfi della notte...
Malfurion si irrigid. Quelle erano le emozioni dell'orco, non le sue. Ri-
cacciandole indietro, Malfurion si concentr sulle ultime rifiniture, la cur-
vatura del manico e il filo della lama.
"Il compito  terminato" intervenne Cenarius. "Ora torna pure da me..."
L'elfo della notte e l'orco si allontanarono. Per un breve attimo, si fissa-
rono negli occhi. Malfurion si chiese se Brox aveva percepito alcuni dei
suoi pensieri, ma la creatura dalla pelle verde non diede segno che ci fos-
se accaduto.
In mezzo a loro, giaceva una versione finemente levigata di ci che Brox
aveva agognato, sebbene l'elfo della notte si chiedesse se quell'arma a-
vrebbe resistito a pi di due colpi.
Per tutta risposta, il signore della foresta allung le mani e improvvisa-
mente l'ascia si spost in mezzo a loro. Cenarius studi l'arma con i suoi
occhi dorati.
Che possa agire con colpi sempre precisi e proteggere sempre il suo
padrone. Che sia sempre brandita a favore della giustizia e della vita. Che
possa aumentare la forza del suo padrone e, a sua volta, che lui possa rin-
vigorirla.
Mentre parlava, una luce blu avvolse l'ascia. Il riverbero affond nel le-
gno, aggiungendo lucentezza alla creazione di Malfurion.
Il semidio porse l'ascia all'orco.  tua. A breve ti sar senz'altro utile.
Spalancando gli occhi, l'orco ormai incanutito prese il regalo, poi lo fece
oscillare avanti e indietro per saggiarne la qualit. Le dimensioni... sono
perfette! E tenerla in mano...  come se fosse parte del mio braccio! Ma si
romper presto...
No lo interruppe il signore della foresta. In aggiunta al lavoro com-
piuto da Malfurion, ora ha ricevuto anche la mia benedizione. La troverai
pi robusta di qualsiasi ascia forgiata da mani mortali. Puoi fidarti di quel
che dico.
L'elfo della notte, invece, non cerc un'arma n desiderava averne una
come quella che Brox aveva ora con s. Sebbene sapesse che le belve de-
moniache si nutrivano di magia e stregoneria, Malfurion era anche consa-
pevole di avere maggiori probabilit di sopravvivenza con i suoi incante-
simi che non con un'arma, che sapeva a malapena usare. Aveva gi alcune
idee su come utilizzare il proprio talento senza che ci diventasse la causa
della sua disfatta.
Cos, i tre si prepararono ad affrontare il nemico.
Gli incubi del passato recente si erano ripresentati per tormentare Rho-
nin, ma stavolta si trattava di creature in carne e ossa. Le bestie ferali, a-
vanguardia della Legione Infuocata, erano gi arrivate nel mondo dei mor-
tali. Potevano allora le infinite schiere di guerrieri demoniaci, cornuti e
fiammeggianti, essere ancora molto lontane?
Krasus aveva piantato nella mente del mago dai capelli rossi il seme del
terrore su quanto sarebbe accaduto se avessero interagito maggiormente
con il passato. Ci che poteva sembrare una vittoria momentanea poteva
sancire la distruzione del futuro, almeno di quello che loro conoscevano.
Per preservare meglio le vite di coloro che amava, era necessario che Rho-
nin non facesse assolutamente nulla.
Ma non appena la prima bestia ferale balz nella radura, quelle idee,
seppur cos nobili, svanirono dai suoi pensieri.
Un tuono rimbomb attorno al semidio quando avanz per andare incon-
tro alle belve. I suoi pesanti zoccoli scossero il terreno, aprendo una legge-
ra spaccatura nel suolo. Cenarius batt le mani e un lampo apparve fra es-
se.
Da quelle stesse mani, Cenarius sprigion ci che agli occhi del demone
alla testa del gruppo sembr essere un sole in miniatura. Forse il semidio
stava semplicemente mettendo alla prova il suo avversario, o forse ne sot-
tovalutava le capacit di recupero, visto che la bestia ferale estrasse en-
trambi i tentacoli e, invece di essere il lampo di sole a colpire a morte il
suo bersaglio... la famelica protuberanza del demone assorb l'incantesimo
di Cenarius con facilit.
La belva esit, tremol... e d'un tratto, dove prima ve n'era una sola, ora
ne comparvero due.
Le due bestie ferali balzarono sul dio cervo, piantandogli gli artigli ad-
dosso, cercando di risucchiarne l'immensa energia. Con una mano Cena-
rius tenne a bada la prima creatura e il demone si contorse follemente, ten-
tando di mordere il braccio che lo teneva sospeso in aria. Ma l'altra belva
blocc la spalla del semidio, con i tentacoli che bramavano la carne del
nemico. I tre combattenti caddero a terra in una serie di movimenti freneti-
ci.
"Non hanno mai fatto una cosa simile!" Rhonin non aveva mai affronta-
to direttamente le bestie ferali, ma ne aveva studiato i cadaveri, leggendo
tutte le informazioni che erano state raccolte su di loro. Aveva ascoltato i
pochi, rarissimi racconti sui mostruosi segugi che si moltiplicavano, ma
soltanto dopo essersi rimpinzati di magia e, anche in quei casi, si riteneva
che il processo fosse lento e difficile. "Dev'essere la magia antica che il
semidio e la foresta stessa possiedono...  talmente ricca e abbondante da
rendere le creature ancora pi feroci e pericolose..."
L'umano trem, sapendo come la magia fosse da sempre la sua arma
preferita. Certamente, era capace di combattere, ma non possedeva un'ar-
ma e dubitava che Cenarius gliene avrebbe fornita una in quel momento.
Inoltre, contro quel genere di creature, le sue prodezze con la spada sareb-
bero state pressoch inutili. Rhonin aveva bisogno della magia.
Quando Cenarius aveva condotto per la prima volta lui e Krasus all'in-
terno di quel cerchio, l'umano aveva scoperto di non essere pi in grado di
lanciare nessun incantesimo. Il signore della foresta doveva avergli offu-
scato la mente con una malia per mantenere sotto controllo il potere di en-
trambi i suoi "ospiti". Rhonin, per, si era sentito liberato da quel blocco
magico nel momento in cui Cenarius si era reso conto del pericolo che in-
combeva su tutti loro. Il semidio non intendeva arrecargli alcun male; ave-
va agito unicamente per preservare l'integrit della foresta, il suo mondo.
Ma mentre disobbediva alla raccomandazione di Krasus, Rhonin si chie-
se quanto gli avrebbe effettivamente giovato riottenere i propri poteri. Di
sicuro i demoni sarebbero stati assetati oltre ogni limite della sua magia,
cos come avevano anelato a quella dei tanti maghi prosciugati durante la
guerra che si sarebbe combattuta in futuro contro la Legione Infuocata.
Le bestie ferali accerchiarono i nemici, facendosi sempre pi vicine a
Rhonin. Il mago richiuse le mani a pugno e parole arcane affiorarono subi-
to alle sue labbra.
Eppure... ancora non riusciva a fare nulla.
Mentre Cenarius affrontava le due bestie ferali gemelle, altri due demoni
attaccarono Brox. Il massiccio guerriero and incontro alle creature, emet-
tendo un grido di guerra che fece ciondolare leggermente uno dei demoni.
L'orco sfrutt quell'esitazione a proprio vantaggio, colpendo con forza
l'avversario.
L'ascia magica affond nella zampa anteriore della belva, tranciando-
gliela di netto. L'orrendo fluido verdastro che scorreva a mo' di sangue nel
corpo di molti demoni schizz sull'erba, bruciando gli steli come un acido.
La belva colpita emise un ruggito, cadendo di lato, ma la sua compagna
prosegu nell'attacco e si gett addosso all'orco. Nel tentativo di riprendersi
dalla carica, Brox riusc a difendersi spingendo l'ascia contro il petto della
bestia sospesa in aria.
Un rantolo mostruoso sfugg al demone, ma il colpo non riusc a rallen-
tare il suo impeto. Croll addosso a Brox, quasi schiacciandolo sotto il
corpo pesante.
L'elfo della notte, invece, era alle prese con un mostro che aveva allun-
gato i tentacoli vampireschi verso di lui. Malfurion si concentr, provando
a pensare come Cenarius, attingendo a quanto aveva imparato dal semidio
sul considerare la natura sia come arma sia come compagna.
Ricordando l'arrivo del semidio, Malfurion cre dal vento incessante un
vortice tempestoso che circond all'istante la mostruosa bestia ferale. I ten-
tacoli nodosi e famelici si agitarono con violenza da una parte e dall'altra
alla ricerca della fonte magica, ma l'incantesimo di Malfurion aveva accen-
tuato unicamente i poteri intrinseci del vento e il demone trov dunque ben
poco cui attingere.
Ondeggiando la mano destra, l'elfo della notte chiese agli alberi l attor-
no di donargli tutte le foglie che avessero da offrirgli.
Immediatamente, dalle cime dei custodi che dominavano il bosco, disce-
sero foglie a centinaia, tutte quelle che potevano dare. Malfurion evoc
all'istante un'altra brezza per guidare le foglie verso il vortice.
Prigioniera all'interno di quest'ultimo, la belva si spost in avanti, ten-
tando di avvicinarsi all'ipotetica preda. Il turbine seguiva i movimenti della
bestia ferale, mantenendola sempre nel proprio centro.
Le foglie si riversarono nel vortice, ruotando in modo sempre pi veloce
e aumentando rapidamente di numero. All'inizio, il demone non vi prest
attenzione, poich non capiva cosa mai potessero fargli miseri pezzi di fo-
gliame dispersi nel vento, ma poi il primo margine frastagliato di una fo-
glia gli penetr a fondo nel muso, facendolo sanguinare.
Furibondo, il demone diede un colpo alla foglia che lo aveva ferito, ma
ottenne unicamente tanti altri tagli in successione sulla zampa, sugli arti
posteriori e sul torace. Il vento si fece cento volte pi intenso e il lembo
aguzzo di ciascuna foglia sospesa nell'aria divent una lama ben affilata,
che tagliava e squarciava ovunque toccava la bestia ferale. Un liquido ver-
dastro zampill dal corpo del demone, inondandone la pelle e oscurandogli
perfino la vista.
Cenarius e le belve che lo avevano attaccato ormai lottavano a una certa
distanza dagli altri. Le grida dei demoni erano ben contrastate dal ruggito
maestoso del signore della foresta. Cenarius afferr la zampa anteriore del-
la bestia ferale che si era avvinghiata al suo corpo e con una sola torsione
le ruppe l'osso. Il demone cominci a urlare e i tentacoli lasciarono la pre-
sa, agitandosi convulsamente in risposta al dolore.
Momentaneamente libero da quella minaccia, Cenarius si concentr
sull'altra. Il suo volto assunse un'espressione cupa e meravigliata; gli occhi
s'infiammarono furenti. Di colpo si sprigion da essi una scintilla di luce
che avvolse il demone tenendolo a bada. I tentacoli della creatura bavosa si
allungarono avidamente verso la luce, assorbendola con bramosia e volen-
done sempre di pi.
Ma quello non era n un mago n uno stregone da cui la belva potesse
attingere poteri. Ormai circondato da un'inquietante aura blu, Cenarius po-
tenzi il proprio attacco, nutrendo il nemico, dandogli ci che voleva... ma
troppo in fretta e con tale abbondanza che perfino il demone non riusciva
ad assorbire tutto.
La bestia ferale si ingross, gonfiandosi velocemente come un otre per
l'acqua. Ben presto sembr sul punto di scindersi in due creature... ma i po-
teri gi assorbiti erano troppo forti da dominare.
La creatura mostruosa esplose e frammenti di carne putrida si riversaro-
no sulla radura.
Finora, Rhonin aveva avuto fortuna. Nessuna bestia ferale si era fatta
avanti per lui. L'umano rimase al centro del cerchio, sperando che il potere
dell'anello lo preservasse dalla necessit di decidere se utilizzare la magia.
Rhonin osserv Brox respingere la creatura che l'aveva quasi schiaccia-
to. Il guerriero veterano sembrava cavarsela bene, nonostante la presenza
di due avversari. Ma continuando a osservare l'orco, Rhonin fu invaso da
una terribile consapevolezza. Se lui e Krasus non potevano essere ricon-
dotti nella loro epoca, ci implicava che sarebbe stato meglio per entrambi
essere uccisi alla svelta, per impedire il prima possibile che si verificassero
ulteriori alterazioni nella storia. Ma ci su cui nessuno dei due aveva ra-
gionato era che anche un guerriero orco era stato scagliato con loro nella
stessa epoca.
Fissando la schiena di Brox, Rhonin cominci a riflettere su un incante-
simo di natura diversa. Nel mezzo della battaglia, poteva eliminare, pas-
sando inosservato, un altro pericolo nell'assetto della struttura temporale.
Krasus gli avrebbe detto che stava prendendo la decisione giusta e che, an-
cor pi dei demoni, Brox rappresentava un pericolo per l'esistenza stessa
del mondo.
Ma la sua mano esit e l'incantesimo formatosi nella sua mente torn in-
dietro nei recessi pi nascosti. Rhonin si vergogn. La razza di Brox si era
rivelata una valorosa alleata e l'orco ora stava lottando non soltanto per
salvare se stesso, ma anche gli altri, incluso lui.
Tutto quello che Krasus gli aveva confidato spinse l'umano ad aiutare
Brox, preoccupandosi pi tardi delle conseguenze, ma pi guardava l'orco
combattere accanto all'elfo della notte, anche lui appartenente a un'altra
razza alleata nel futuro, pi rimpiangeva di aver consentito a quell'attimo
di follia di affacciargli nella mente. Ci che aveva meditato di fare gli pa-
reva orribile quanto le atrocit perpetrate nella sua epoca dalla Legione In-
fuocata.
Tuttavia Rhonin non poteva pi starsene immobile a far niente...
Mi dispiace, Krasus mormor evocando un nuovo incantesimo. Mi
dispiace davvero.
Respirando a fondo, il mago incappucciato fiss da sotto le sue soprac-
ciglia una delle bestie ferali che combatteva contro l'orco. Ripens alle
formule magiche che l'avevano aiutato contro il Flagello e altri servitori
non umani della Legione. La magia si sarebbe formata in maniera tale da
impedire alle belve di respingere la potenza del suo incantesimo.
Lontano, alla sua destra, Cenarius era infine riuscito a scrollarsi di dosso
l'altro nemico. Con una zampa anteriore penzolante, il demone non riusci-
va pi a mantenere la presa. Senza sforzo apparente, il semidio si pieg
all'indietro, tenne ferma la belva sopra la testa e, con un ruggito di trionfo,
la scagli in alto, addosso alle chiome degli alberi e fin dentro la foresta
trepidante d'attesa.
Rhonin lanci l'incantesimo.
Aveva sperato di inviare una raffica raggelante contro la bestia ferale su
cui aveva concentrato l'attenzione, con l'intenzione di ferirla per permettere
a Brox di completare l'opera. Ma ci che ottenne and ben al di l delle sue
aspettative.
Si materializz davanti a lui un muro invisibile e tonante di energia, che
fece gorgogliare furiosamente l'aria stessa, per poi sfrecciare come il vento
verso il suo obiettivo. Il muro si fece sempre pi ampio, e ricopr in un bat-
tito di ciglia l'intera distesa della radura.
La furia scatenata da Rhonin pass attraverso Brox e Malfurion senza
neppure scalfirli, ma non concesse nessuna clemenza ai tre demoni selvag-
gi. Le bestie ferali non ebbero neanche la possibilit di reagire, n di utiliz-
zare i tentacoli per difendersi. Erano come moscerini in un feroce incendio.
Mentre il muro di energia li attraversava, i demoni si ridussero in cenere.
L'incantesimo li divor dalla testa ai piedi, lasciando soltanto una nuvola
di particelle di polvere a disperdersi nell'aria, mano a mano che ogni bestia
ferale si sbriciolava. Una riusc a emettere un breve urlo, ma poi l'unico
suono udibile fu solamente l'impeto del vento che trasportava verso il cielo
quelli che una volta erano stati mostri scatenati.
Il silenzio invase la radura.
Brox moll l'ascia, spalancando l'enorme bocca zannuta in segno di tota-
le incredulit. Malfurion si sofferm sulle proprie mani, come se fossero in
qualche modo responsabili dell'accaduto, poi si volt in direzione di Cena-
rius, pensando che la risposta stesse nel semidio.
Rhonin dovette sbattere pi volte le palpebre per convincersi che ci cui
aveva assistito era non soltanto vero, ma opera sua. Infine il mago ricord
la breve lotta contro gli elfi della notte in armatura, una lotta durante la
quale Krasus si era dimostrato debole in modo allarmante, mentre lui ave-
va esibito capacit che mai avrebbe creduto di possedere.
Ma ogni piacere per quell'incredibile vittoria svan subito, quando avver-
t un dolore lacerargli la schiena. Si sent come squarciato da una parte
all'altra, come se la sua anima venisse risucchiata...
Risucchiata? Nonostante la terribile sofferenza, Rhonin comprese fin
troppo bene quanto era appena accaduto. Un'altra bestia ferale era giunta
indisturbata alle sue spalle e, com'era nella sua natura, si era messa in ag-
guato pronta a attaccare una fonte di energia magica.
Rhonin ramment quello che era successo agli incantatori catturati dai
demoni. Ricord i cartocci terrificanti che erano stati riportati a Dalaran
per essere esaminati.
E lui stava per diventare il prossimo...
Ma sebbene fosse ormai ridotto in ginocchio, Rhonin si ribell. Se rac-
coglieva tutte le forze, poteva certamente fuggire da quella belva parassita!
Fuggire... divent il pensiero dominante della sua mente devastata. Fug-
gire... l'unica cosa a cui Rhonin pens fu di fuggire da quella lotta dispera-
ta e andare in qualche luogo ove stare al sicuro.
Nella confusione mentale causata dall'angoscia, pot udire a stento le
voci dell'orco e dell'elfo della notte. La paura per se stesso vi si sovrappo-
se. Con ci che aveva attinto da lui, la bestia ferale sarebbe stata nettamen-
te superiore a entrambi.
Fuggire... era l'unica cosa che Rhonin voleva. In qualunque luogo...
Poi il dolore svan, rimpiazzato da un torpore greve ma confortante che
si diffuse in tutto il suo corpo. L'umano accett con gratitudine quel cam-
biamento sorprendente, lasciando che il calore s'impadronisse di lui avvi-
luppandolo completamente...
Inghiottendolo completamente.
Non era la prima volta che Tyrande scivolava lungo i silenziosi corridoi
del vasto tempio, oltre le innumerevoli camere delle novizie addormentate,
le sale per la meditazione e i luoghi di culto pubblico. Poi l'elfa della notte
si diresse verso una finestra vicina all'ingresso principale. Il sole luminoso
la accec, ma Tyrande si sforz di guardare la piazza vuota, alla ricerca di
ci che probabilmente le sarebbe ancora sfuggito.
Aveva appena spinto lo sguardo in lontananza che un clangore metallico
la avvis dell'avvicinarsi di una guardia. Il volto severo dell'altra elfa della
notte si addolc nel riconoscerla.
Di nuovo voi! Sorella Tyrande... dovreste davvero ritirarvi nelle vostre
stanze e dormire un poco.  da giorni che quasi non riposate affatto e ora
vi esponete al pericolo. Il vostro amico star sicuramente bene, ne sono
certa.
La guardia si riferiva a Illidan, per il quale Tyrande era preoccupata, ma
ci che la sacerdotessa novizia temeva di pi era che, quando Illidan sa-
rebbe tornato, avrebbe avuto con s il fratello e lo sfortunato orco. Non
credeva che il gemello di Malfurion l'avrebbe tradita, ma se Lord Raven-
crest avesse catturato i due, cosa poteva fare Illidan se non comportarsi
come le circostanze esigevano?
Non posso farne a meno.  che mi sento cos irrequieta, sorella. Vi
prego di perdonarmi.
La guardia sorrise con aria comprensiva. Spero che si render conto di
quanto teniate a lui. Il momento della vostra scelta si sta avvicinando rapi-
damente, non  vero?
Le parole dell'altra infastidirono Tyrande pi di quanto non desse a ve-
dere. I suoi pensieri e le sue reazioni da quando loro tre avevano liberato
Broxigar le avevano fornito pi di un indizio sulle proprie preferenze, ma
non riusciva ancora a credervi. No, la sua sollecitudine era soltanto un sen-
timento di amicizia per un compagno d'infanzia.
Non poteva essere altrimenti...
Poi giunse lo sgradevole stridore del metallo su metallo, insieme al sibi-
lo delle pantere della notte. Tyrande sfrecci immediatamente oltre la
guardia perplessa, dirigendosi verso i gradini esterni del tempio di Elune.
In una nuvola di polvere, il drappello guidato da Lord Ravencrest giunse
al centro della piazza. Il nobile in mantello sembrava piuttosto a suo agio,
perfino molto compiaciuto di qualcosa, ma tanti dei suoi soldati avevano
un'espressione pi cupa in volto e si guardavano costantemente l'un l'altro
come se condividessero un terribile segreto.
Non v'era alcuna traccia n di Malfurion, n dell'orco Broxigar.
Quasi nascosto, dalla parte opposta di Lord Ravencrest, Illiadan caval-
cava alto e orgoglioso. Sembrava il pi soddisfatto del gruppo e, se quella
soddisfazione aveva a che vedere con l'aver risparmiato la cattura del suo
gemello, allora Tyrande non poteva certo biasimarlo.
Senza rendersi conto di quel che faceva, la giovane sacerdotessa scese in
strada. La sua presenza attir l'attenzione di Lord Ravencrest, che sorrise
con grazia indicandola a Illidan. Il comandante barbuto sussurr qualcosa
al fratello di Malfurion, poi sollev la mano.
I soldati si fermarono. Illidan e Ravencrest deviarono le cavalcature in
direzione di Tyrande.
Be', se non  la pi graziosa delle fedeli seguaci di Madre Luna! sen-
tenzi il comandante. Com' curioso trovarvi qui ad attendere il nostro ri-
torno nonostante l'ora tarda! Lord Ravencrest lanci un'occhiata a Illidan,
la cui espressione rasent l'imbarazzo. Davvero curioso, non credi?
S, mio signore.
Dobbiamo recarci alla Fortezza di Black Rook, sorella, ma credo che
potr concedervi un po' di tempo per stare insieme, che ne dite?
Tyrande sent le gote imbrunirsi leggermente mentre Ravencrest riporta-
va la sua pantera con il resto del gruppo. Illidan smont rapidamente, a-
vanzando verso di lei e prendendole le mani nelle sue.
Sono al sicuro, Tyrande... Lord Ravencrest mi ha preso sotto la sua
protezione! Abbiamo lottato contro una temibile belva e io le ho impedito
di ucciderlo! L'ho distrutta grazie ai miei poteri!
Malfurion  fuggito? Ne sei sicuro?
Naturalmente, naturalmente rispose Illidan con foga, liquidando ogni
ulteriore domanda sul fratello. Ho finalmente trovato il mio destino, non
capisci? Le Guardie della Luna mi hanno ignorato, ma ho sconfitto un mo-
stro che aveva ucciso tre di loro, compreso uno degli stregoni pi esperti!
Tyrande voleva essere informata su ci che Illidan aveva saputo su Mal-
furion e sull'orco, ma era evidente che il suo interlocutore era completa-
mente preso dalla propria buona sorte. Tyrande lo capiva, poich aveva as-
sistito all'impegno strenuo e infruttuoso dell'amico per raggiungere il futu-
ro glorioso che molti gli avevano predetto. Sono cos contenta per te.
Temevo ti sentissi frustrato dal ritmo estenuante degli insegnamenti di Ce-
narius, ma se sei stato capace di proteggere Lord Ravencrest con i tuoi po-
teri, laddove i suoi soldati hanno invece fallito, allora...
Non capisci! Non ho usato gli incantesimi lenti e complicati che l'ado-
rato shan'do di Malfurion ha cercato di mostrarci pi volte! Ho utilizzato
la buona, vecchia stregoneria... e durante il giorno, per di pi!  stato por-
tentoso!
La sua rapida rinuncia ai precetti druidici non sorprese molto Tyrande.
Da un lato, era grata del fatto che Illidan avesse trovato con successo la sua
strada in un momento cos delicato. Dall'altro, era un ulteriore segno della
crescente differenza fra i gemelli.
E un'altra preoccupazione per la sua mente gi fin troppo tormentata.
Dietro Illidan, Lord Ravencrest si schiar discretamente la gola.
Il fratello di Malfurion si fece pi infervorato. Devo andare, Tyrande!
Mi verr mostrato il mio posto nella Fortezza, poi aiuter a organizzare un
gruppo di soldati per andare a prelevare le belve morte e tutti i cadaveri!
Cadaveri? Tyrande aveva vagamente capito che alcune delle Guardie
della Luna erano perite a causa di un mostro, ma ora si rese conto che sol-
tanto il gruppo di Lord Ravencrest aveva fatto ritorno. Quello che lo aveva
preceduto, partito all'inseguimento di Malfurion, era stato completamente
massacrato.
L'orrore di tale consapevolezza la fece tremare... soprattutto per il fatto
che anche Malfurion aveva attraversato quel luogo.
Le altre creature hanno spazzato via gli inseguitori, capisci, Tyrande?
La voce di Illidan divent quasi giuliva. Non prest attenzione al crescente
sgomento sul volto di lei. Gli stregoni sono morti all'istante, senza poter
essere di nessun aiuto per gli altri. Si sono sacrificati tutti i soldati, tranne
due, e io invece con appena due rapidi incantesimi sono riuscito a elimina-
re una di quelle creature malefiche! Illidan gonfi il petto. E per di pi si
tratta di mostri che si nutrono di magia!
Il nobile toss ancora. Illidan mise rapidamente le mani di Tyrande sulle
proprie labbra, baciandole con dolcezza. Poi, liberatele, balz nuovamente
in sella alla pantera della notte.
Volevo essere degno di te mormor Illidan all'improvviso. E presto,
lo sar.
Detto ci, Illidan gir la pantera, dirigendosi verso il comandante che lo
attendeva. Ravencrest gli diede una pacca amichevole sulla spalla, poi si
guard indietro in direzione di Tyrande. Il nobile annu verso il gemello di
Malfurion e gli strizz l'occhio.
Mentre Tyrande li osservava, ancora confusa da quanto aveva sentito
raccontare, il gruppo di soldati ripart in direzione della Fortezza di Black
Rook. Illidan si volse indietro un'ultima volta prima di scomparire dalla
piazza, posando gli occhi dorati sull'amica d'infanzia. Tyrande non ebbe
difficolt nel leggervi i desideri dell'elfo della notte.
Cingendosi la veste, la novizia si affrett a tornare nel tempio. La stessa
guardia con cui aveva parlato in precedenza la accolse all'interno.
Perdonatemi, sorella! Non ho potuto fare a meno di ascoltare molto di
quanto  stato detto. Sono in pena per le vite perse durante l'inutile caccia,
ma desidero anche farvi le mie congratulazioni per il radioso futuro del vo-
stro amico! Lord Ravencrest senza dubbio deve avere per lui il massimo
rispetto, per averlo preso cos prontamente sotto la propria guida! Di sicuro
sar difficile trovare un partito migliore, non  vero?
S... s, suppongo. Non appena si rese conto del tono che aveva appe-
na usato, Tyrande si affrett ad aggiungere: Perdonatemi, sorella, credo
che la stanchezza stia avendo il sopravvento. Penso che dovrei tornare a
letto.
 comprensibile, sorella. Almeno sapete di avere in serbo sogni piace-
voli...
Ma mentre si precipitava nella sua stanza, Tyrande ebbe il sospetto che i
suoi sogni sarebbero stati tutt'altro che piacevoli. Invero, era felice per aver
saputo che Malfurion e Broxigar erano riusciti a fuggire e che nessuno ap-
parentemente aveva collegato Malfurion alla sparizione dell'orco. Era an-
che lieta del fatto che Illidan avesse finalmente trovato se stesso, cosa che
lei temeva non si sarebbe mai verificata. Ci che tuttavia la turbava in quel
momento era che Illidan sembrava aver preso una decisione riguardo loro
due, mentre lei non aveva ancora scelto. C'era ancora Malfurion da consi-
derare nell'equazione e le sue emozioni e i suoi sentimenti andavano anco-
ra decifrati.
Ovviamente, tutto dipendeva dal fatto che Malfurion riuscisse ancora a
sottrarsi alle Guardie della Luna e ai soldati di Lord Ravencrest. Se avesse-
ro scoperto la verit, per lui avrebbe molto probabilmente significato finire
alla fortezza di Black Rook.
E una volta laggi, nemmeno Illidan avrebbe potuto salvare il fratello.
Gli alberi, il fogliame, nulla avrebbe impedito la caduta a terra della be-
stia ferale. Scaraventata nel cielo dal semidio, la belva demoniaca non sa-
rebbe stata in grado di salvarsi.
Ma la natura capricciosa del caso fece ci che nient'altro avrebbe potuto
fare. Cenarius aveva scagliato il nemico il pi lontano possibile, presu-
mendo a rigor di logica che l'impatto avrebbe terminato il suo compito. Se
la belva fosse atterrata al suolo, sulla roccia, su qualcosa di duro o contro il
tronco di una delle possenti querce, sarebbe rimasta uccisa all'istante.
Il punto in cui il signore della foresta l'aveva gettata, per, si rivel esse-
re un corso d'acqua talmente profondo che, perfino alla velocit con la
quale la bestia ferale cadde, non tocc il fondo.
La risalita verso la superficie quasi lo uccise, ma tuttavia il demone riu-
sc a trascinarsi a riva. Con una zampa anteriore che ciondolava inutilmen-
te, la belva si spost su un avvallamento ombreggiato dove rimase diversi
minuti per ritemprarsi.
Non appena ebbe ripreso le forze, il demone annus l'aria, alla ricerca di
un aroma preciso. Nel momento in cui localizz quel che stava braccando,
si mise all'erta. Arrancando in avanti, il mostro ferito cominci lentamente,
ma con fermezza, a incamminarsi in direzione della fonte. Perfino a quella
distanza, la belva era in grado di percepire l'energia che proveniva dal
Pozzo dell'Eternit. L avrebbe trovato la magia di cui necessitava per gua-
rire, la magia attraverso la quale avrebbe risanato l'arto rimasto offeso.
Le bestie ferali non erano le semplici creature che Brox e Rhonin, che le
conoscevano dai tempi della loro guerra, presumevano fossero. Nessuna
creatura al servizio del signore della Legione Infuocata era priva di intelli-
genza, se non quei giganti scatenati chiamati Infernali. I segugi demoniaci
erano un'estensione del loro domatore e ci che imparavano, lo apprendeva
anche Hakkar.
Da quell'unico sopravvissuto, il Capobranco avrebbe appreso molto su
coloro che intendevano sbarrare la strada alla venuta della Legione...
Capitolo sedici
 giunta l'ora. Sia il ritorno sia l'annuncio di Alexstrasza colsero Kra-
sus di sorpresa. Il mago drago si era talmente perso nei propri pensieri che
il passare dei minuti e delle ore si era fatto irrilevante. Non aveva assolu-
tamente idea di quanto avesse atteso il ritorno della regina.
Sono pronto.
Lei si chin in basso per farlo salire sul suo collo. Muovendosi con gra-
zia attraverso gli antichi valichi, formati nella roccia nel corso dei secoli
dallo stormo dei draghi rossi, Alexstrasza e Krasus ben presto giunsero a
un passaggio battuto dal vento, affacciato su un'ampia regione coperta dal-
le nubi. L v'era il regno dei draghi rossi, uno scorcio mozzafiato di picchi
montuosi, ricoperti di neve perenne e avvolti in una distesa infinita di fo-
schia. Krasus comprendeva appieno quanto la dimora montuosa della sua
stirpe dovesse essere collocata in alto, poich la maggior parte delle nuvole
si trovava al di sotto di essa. La sua memoria lacunosa riusc a ricordare
vagamente la maestosit di quella terra, le grandi vallate formate dal
ghiaccio e dal tempo, le pareti frastagliate di ogni vetta.
All'improvviso vacill; l'aria rarefatta non era sufficiente per il suo fisico
indebolito. Alexstrasza utilizz le ali per impedirgli di cadere.
Forse questa non sar la cosa migliore per te comment lei con voce
piena di preoccupazione.
Ma dopo esser quasi crollato bruscamente, in quel momento Krasus sen-
t una nuova forza pervadergli tutto il corpo.
Deduco... di non essere in ritardo.
Korialstrasz avanz con fatica verso la compagna, inizialmente con un'a-
ria spossata molto simile a quella appena avvertita da Krasus. Subito anche
il drago maschio ag come mosso da un'inaspettata spinta di energia. La
sua espressione in qualche modo sofferente scomparve non appena si avvi-
cin.
Non lo sei infatti. Ti senti in grado di affrontare il viaggio che ci atten-
de?
Fino a questo momento, pensavo che forse non avrei potuto... ma mi
sembra di sentirmi meglio. Il suo sguardo vibr debolmente spostandosi
da Alexstrasza a Krasus e viceversa, come se sospettasse il motivo del suo
incredibile recupero, ma non riuscisse ad accettarlo.
La regina dei draghi affid Krasus al suo consorte. Non appena Krasus
tocc il suo io pi giovane, percep il proprio fisico rinvigorirsi ancor di
pi. Il contatto diretto con Korialstrasz quasi lo fece sentire di nuovo inte-
gro.
Quasi.
Ti sei sistemato? gli chiese il drago maschio.
S.
Procedendo, Alexstrasza dispieg le enormi ali e discese in picchiata
fuori dal valico. La regina si tuff in basso, poi svan nelle nubi. Korial-
strasz cammin fino al bordo del precipizio, offrendo al suo minuscolo
passeggero una vista ancor pi stupefacente dell'enorme terreno montuoso;
poi spicc un balzo e si libr nel cielo.
E rimasero diversi metri dietro Alexstrasza, entrando nelle nubi, ma poi
Korialstrasz riusc a riacciuffare il vento e la coppia si lev in alto nell'aria.
Nella nebbia, Krasus vide che Alexstrasza si trovava gi molto avanti ri-
spetto a loro. La sua andatura per era lenta abbastanza da permettere al
consorte di raggiungerla rapidamente.
Va tutto bene? rugg la regina, ponendo la domanda a entrambi i suoi
compagni.
Krasus annu e Korialstrasz rispose affermativamente. La regina focaliz-
z lo sguardo in avanti e non aggiunse altro.
La sensazione di volare, anche se in sella a un'altra creatura, riemp il
mago di euforia. Il fatto che era nato per volare rendeva la situazione attua-
le molto pi difficile da accettare. Era un drago! Uno dei padroni del cielo!
Non poteva e soprattutto non voleva essere condannato a un'esistenza cos
meschina...
Superarono in volo una montagna dopo l'altra, attraversando una spessa
coltre di nuvole e veleggiando su molti altri picchi spaventosi. Il corpo
mortale di Krasus divent pi freddo, ma il mago lo not appena, affasci-
nato com'era.
Con estrema eleganza, i due immensi draghi aggirarono una cima dall'a-
spetto selvaggio, poi scesero in un'ampia vallata nel bel mezzo della catena
montuosa. Krasus si sforz di scorgere qualcosa oltre al paesaggio, ma non
vi riusc. Eppure, in qualche modo cap che erano vicini alla meta.
Tieniti ben stretto! grid Korialstrasz.
Prima che Krasus potesse chiedergli il perch, il piano verso cui il drago
scendeva ondeggi. L'aria stessa vortic e si mosse come la superficie di
uno stagno dopo che una pietra vi era stata scagliata. In principio Krasus
temette che l'anomalia che l'aveva trasportato in quell'epoca si fosse nuo-
vamente manifestata, ma poi not l'impazienza con cui la sua cavalcatura
si dirigeva verso l'assetto instabile.
Davanti a loro, Alexstrasza entr con calma nell'immensa area ondulata.
E svan.
Antichi ricordi si ridestarono con riluttanza dall'abisso scuro della mente
di Krasus, ricordi di altre epoche in cui, da drago, si era gettato consape-
volmente proprio in quella stessa regione. Il mago si rinvigor, mentre ri-
viveva sempre pi chiaramente quelle antiche sensazioni.
Entrarono.
Una carica di energia ricopr ogni punto del corpo del mago. I suoi nervi
fremettero. Krasus sent come se fosse divenuto parte del cielo stesso, co-
me fosse un figlio del lampo e del tuono. Il forte desiderio di volare per
conto proprio divent impellente. Riusc appena a trattenersi dal lasciare
andare la cavalcatura per unirsi alle nuvole e al vento.
La sensazione pass, svanendo cos inaspettatamente che Krasus dovette
aggrapparsi pi forte a Korialstrasz per mantenersi in equilibrio. Sbatt le
palpebre, sentendosi una creatura mortale e terribilmente attaccata alle co-
se terrene. Il cambiamento di prospettiva lo travolse talmente forte che al
principio non si rese conto che l'ambiente circostante era del tutto mutato.
Sorvolarono l'interno di una vasta e monumentale caverna, talmente am-
pia che perfino Alexstrasza sembrava poco pi che un moscerino a con-
fronto. Intere distese di paesaggi collinari e campi coltivati avrebbero potu-
to entrarvi e sarebbe rimasto altro spazio per ospitarvi molto, molto di pi.
Ma non si trattava semplicemente di una caverna di dimensioni incredi-
bili, poich v'erano altre caratteristiche che rendevano quel luogo del tutto
diverso dagli altri. I muri erano curvi e levigati in maniera cos perfetta che
se qualcuno avesse messo una mano sulla roccia, facendola scorrere, non
avrebbe incontrato alcuna resistenza n attrito. La sensazione sarebbe stata
identica se qualcosa avesse toccato il fondo della caverna, il cui pavimento
era un cerchio immenso e piatto che, fosse stato misurato, sarebbe risultato
geometricamente perfetto.
Il pavimento era in verit l'unica area in piano, poich mano a mano che
le pareti salivano, si curvavano l'una sull'altra, creando nell'insieme una sa-
la a cupola, il cui aspetto era ulteriormente accentuato dalla totale mancan-
za di qualsiasi concrezione minerale. Nessuna stalattite pendeva dall'alto,
n stalagmiti spuntavano dal terreno. Non vi erano fessure, nemmeno mi-
croscopiche crepe. Non c'era alcun difetto di sorta in quella che Krasus in-
fine ricord essere la Sala degli Aspetti.
Una sala che era gi antica prima della loro esistenza.
Si diceva che in quel luogo sacro i creatori avessero dato forma al mon-
do, plasmandolo e trasformandolo, finch non fosse stato pronto per essere
collocato nel cosmo. Perfino i grandi draghi non erano in grado di conte-
stare la veridicit di quel racconto poich, non essendovi altra via d'uscita
da l se non quella magica, da loro scoperta per caso secoli prima, non po-
tevano neppure dire con esattezza se si trovassero in un luogo situato sul
piano mortale. Qualsiasi tentativo di attraversare quelle mura si era rivelato
vano e gli Aspetti vi avevano ormai rinunciato molto tempo addietro.
In aggiunta ai misteri di quell'incredibile caverna, una luce intensa e do-
rata avvolgeva la Sala degli Aspetti, un bagliore rasserenante di cui non si
indovinava la fonte. Krasus ricord che gli esperimenti dei suoi pari non
erano mai stati capaci di dimostrare se il riverbero svaniva quando la sala
era vuota o se era perpetuo, ma tutti coloro che vi entravano si sentivano
accolti dal bagliore, come se agisse da sentinella.
Non appena Korialstrasz discese, subito Krasus realizz che, nonostante
la sua memoria frammentaria, quel luogo sacro gli era rimasto impresso
molto distintamente. Disse qualcosa sulla Sala degli Aspetti: l vi erano ri-
cordi che non avrebbe mai potuto smarrire n lasciar affievolire.
I due draghi rossi si posarono sul pavimento roccioso, guardandosi at-
torno. Malgrado l'ariosa distesa, era palese che nessuno degli altri fosse
ancora giunto.
Hai parlato a ciascuno di loro? chiese Korialstrasz.
La Regina della Vita scosse il capo maestoso. Solo con Ysera. Mi ha
detto che sarebbe stata lei a contattare gli altri.
E ho fatto quel che potevo rispose una voce quasi onirica, ma senza
dubbio femminile.
A una certa distanza dietro di loro, una forma indistinta color smeraldo
si materializz nell'aria sottile. Non si solidific mai del tutto, eppure Kra-
sus riusc a notare dettagli a sufficienza per identificarla come un drago
snello ed etereo, alto quasi quanto Alexstrasza. Una foschia permanente
circondava la figura offuscata, ma era tuttavia abbastanza trasparente da
evidenziare il fatto che i suoi occhi rimanevano sempre chiusi, anche
quando parlava.
Gli altri draghi chinarono il capo in segno di rispettoso saluto e Ale-
xstrasza aggiunse: Sono lieta che tu sia giunta cos celermente, dolce
Ysera.
La Signora del Sogno, come Krasus l'aveva sentita chiamare altre volte,
ricambi i convenevoli. Il suo volto si spost sui due esseri giunti insieme
ad Alexstrasza e, anche se le sue palpebre non si aprirono, Krasus avvert
lo sguardo penetrante di Ysera. Sono giunta fin qui perch sei mia sorella
e mia amica. Sono giunta perch non avresti mai convocato una riunione
senza un valido motivo.
E gli altri?
Nozdormu  stato l'unico che non sono stata in grado di raggiungere di-
rettamente. Conosci i suoi modi. Sono stata costretta a rivolgermi a uno dei
suoi servitori, che mi ha detto che avrebbe fatto il possibile per avvertire il
suo padrone...  stato il massimo che ho potuto compiere laggi.
Alexstrasza assent con gratitudine, ma fu incapace di nascondere la de-
lusione per le ultime notizie ricevute. Allora, anche se gli altri partecipe-
ranno, non potremo prendere una decisione definitiva.
Il Drago Eterno potrebbe comunque raggiungerci.
Ancora appollaiato sul collo del suo io pi giovane, Krasus interpret
come segno infausto la mancanza di un qualsiasi contatto con Nozdormu.
Comprendeva la complessit della natura del Senzatempo, come Nozdor-
mu fosse contemporaneamente passato, presente, futuro... e la Storia nella
sua interezza. Fra tutti, Nozdormu era colui che Krasus si era augurato in
cuor suo di vedere l, poich solo l'Aspetto avrebbe potuto dirgli se ancora
c'era la possibilit di rispedire i due viaggiatori irregolari nella loro epoca,
concludendo la questione in maniera pacifica.
Senza quella speranza, Krasus doveva nuovamente prendere in conside-
razione l'altra alternativa... secondo la quale, per preservare la successione
temporale, gli Aspetti avrebbero potuto essere costretti a sopprimere lui e
Rhonin.
D'un tratto dall'alto giunse un lampo vivido di fulmini rossi, una tempe-
sta elettrica che discese con rapida furia fino a terra, dove esplose in un tri-
pudio di magnifici colori, prima di dispiegarsi a foggiare una figura gigan-
tesca.
E mentre gli ultimi corpuscoli si consumavano sfrigolando nell'aria, al
posto della breve ma sconvolgente tempesta, apparve un drago alto e luc-
cicante, che sembrava in parte di cristallo, in parte di ghiaccio. Per essere
un drago, l'espressione sul suo volto era piuttosto allegra, come se si fosse
divertito per lo spettacolo da lui creato, perfino pi di coloro che vi aveva-
no assistito.
Benvenuto, Malygos disse Alexstrasza in tono cortese.
Che piacere vederti, Regina della Vita! Il drago scintillante rise cor-
dialmente. E anche tu, mio bel sogno!
Ysera fece un cenno in silenzio, lasciando trasparire una sfumatura di
buon umore nella sua espressione.
Come sta il tuo reame? chiese la regina rossa.
Mirabile come lo vorrei! Pieno di luminosit, colori e creature giova-
ni!
Forse i creatori avrebbero dovuto renderti Padre della Vita, invece che
Custode della Magia, Malygos!
Un'osservazione interessante!  un argomento di cui potremo discutere
in un'altra occasione! E scoppi in un'altra risata.
Non ti senti bene? chiese Korialstrasz a Krasus che, dopo aver visto il
nuovo arrivato, si era irrigidito in preda all'orrore.
Sto bene. Stavo solo cercando di sistemarmi meglio a sedere. La mi-
nuscola figura fu lieta che Korialstrasz non avesse notato l'espressione sul
suo volto. Pi Krasus osservava e ascoltava Malygos, pi si rammaricava
per la necessit di tenere nascosta anche agli Aspetti la completa verit sul
futuro.
"Che cosa diresti, Custode della Magia, se conoscessi il destino che ti at-
tende? Tradimento, follia, un regno ghiacciato e svuotato di ogni creatura
tranne te stesso..."
Krasus non riusciva a rievocare ci che sapeva del domani di Malygos,
ma dai brandelli di memoria comprendeva e si rammaricava per la trage-
dia. Tuttavia, ancora una volta, non ebbe il coraggio di avvisare il drago di
quello che lo attendeva.
E sarebbe quello colui al quale dobbiamo questa riunione? domand
Malygos volgendo lo sguardo splendente su Krasus.
S,  lui rispose Alexstrasza.
Il Custode della Magia annus l'aria. La creatura ha il nostro stesso o-
dore, anche se forse ci potrebbe essere dovuto alla vicinanza con il tuo
consorte. Non posso dirlo con certezza. Ho rilevato anche la presenza di
una magia antica intorno a lui.  forse sotto incantesimo?
Gli faremo raccontare la sua storia replic Alexstrasza, risparmiando a
Krasus qualsiasi interrogatorio non appena saranno qui anche gli altri.
Uno sta arrivando proprio adesso annunci solennemente Ysera.
Il soffitto in alto s'incresp, poi trem. Un'enorme forma alata si mate-
rializz, e inizi a scendere con movenze imponenti. Gli altri Aspetti si fe-
cero rispettosamente silenziosi, ciascuno osservando la figura massiccia
avvicinarsi.
Rivaleggiava con i pi grandi di loro per stazza; era un drago alato, nero
come la notte, con un portamento nobile come si addice a un esemplare
della sua razza degno di questo nome. Era striato da venature sottili di vero
oro e argento dal petto al dorso, che ne evidenziavano la spina dorsale e i
fianchi, mentre lampi baluginanti tra le scaglie alludevano a diamanti e al-
tre pietre preziose incastonati naturalmente nella sua pelle. Il nuovo venuto
emanava una sorta di potere primigenio, il potere del mondo stesso nelle
sue forme pi essenziali.
Atterr appena al di l degli altri, con le enormi ali palmate ripiegate
maestosamente all'indietro. Con voce piena e profonda, il drago nero disse:
Mi avete mandato a chiamare ed eccomi giunto.  sempre un piacere ri-
vedere la mia amica Alexstrasza....
E io do il benvenuto a te, caro Neltharion.
Prima, Krasus era riuscito a malapena a trattenersi dal reagire alla pre-
senza di Malygos. Ora lott per non tremare; non voleva assolutamente
mostrare le reazioni provocategli dall'ultimo arrivato. Ma, mentre prima
temeva per il destino funesto del Custode della Magia, ora Krasus era pre-
occupato per il futuro di tutti i draghi... e del mondo stesso, se fosse so-
pravvissuto alla Legione Infuocata.
Di fronte a lui si ergeva Neltharion.
Neltharion. Il Guardiano della Terra. Il pi riverito fra gli Aspetti e, inol-
tre, intimo amico dell'amata regina di Krasus. Se Neltharion fosse apparte-
nuto allo stesso stormo di Alexstrasza, senza dubbio sarebbe stato prescel-
to come uno dei suoi compagni. Al di fuori della schiera dei consorti, il
Guardiano della Terra era colui a cui Alexstrasza si rivolgeva spesso per
un consulto, poich il drago nero possedeva una mente resa acuta e lungi-
mirante da lunghissime meditazioni. Neltharion non compiva nulla senza
prevederne le conseguenze e, da giovane, Krasus l'aveva in qualche modo
emulato.
Ma nell'epoca futura alla quale il mago apparteneva, qualsiasi tentativo
di imitare Neltharion avrebbe oltrepassato le soglie della follia. Neltharion
aveva infatti ripudiato il proprio ruolo, rifiutato la protezione che gli A-
spetti donavano al regno dei mortali. Il drago nero aveva invece abbraccia-
to la convinzione secondo la quale le razze inferiori erano la radice di tutti
i mali del mondo e dovevano essere eliminate... e coloro che le aiutavano
dovevano essere a loro volta eliminati.
Neltharion era pervenuto alla concezione di un mondo dove unicamente
i draghi, e in particolare quelli appartenenti al suo stormo, governavano
ogni cosa. Quell'ossessione crescente l'aveva portato a compiere innume-
revoli atti rispondenti a un disegno sempre pi fosco, atti talmente orrendi
che alla fine Neltharion si era tramutato in una tremenda minaccia per il
mondo, al pari dei demoni della Legione Infuocata. Gli altri Aspetti si era-
no alla fine alleati contro di lui, ma non prima che il drago nero avesse
versato sangue a fiumi e causato immense distruzioni.
E nel rifiutare tutto ci che un tempo era stato, Neltharion aveva altres
rinnegato il suo nome. I suoi precedenti alleati coniarono per lui un appel-
lativo con il quale divenne noto a tutte le creature, un appellativo che di-
vent sinonimo del male stesso.
Deathwing...
L, di fronte a Krasus, si stagliava Deathwing, il Distruttore, il Flagello
Nero. Eppure, il mago drago non poteva far nulla per mettere in guardia gli
altri. In effetti, sebbene fosse consapevole del pericolo che Neltharion a-
vrebbe in seguito costituito, Krasus non riusc a ricordare quando e dove la
tragedia fosse iniziata. Fomentare il sospetto fra gli Aspetti in quella con-
giuntura cos critica rischiava di scatenare un disastro ancor pi vasto, ri-
spetto a quello causato in futuro dal Guardiano della Terra.
E tuttavia...
Sono rimasto molto sorpreso quando  stata Ysera, e non tu, a contat-
tarmi brontol il drago nero.  tutto a posto, Alexstrasza?
S, Neltharion.
Il drago nero esamin i compagni della Regina della Vita. E tu, giovane
Korialstrasz? Non mi sembri in perfetta forma.
Un malessere passeggero rispose il maschio rosso con tono ossequio-
so.  un grande onore rivederti, Guardiano della Terra.
Conversarono amichevolmente come due conoscenti e, tuttavia, Krasus
riusc a ricordare che, nelle vesti di Deathwing, Neltharion lo avrebbe a
malapena riconosciuto. Al tempo della guerra degli orchi, il drago nero era
ormai talmente sprofondato nella propria pazzia da aver dimenticato anche
le amicizie passate. Lo interessava soltanto qualsiasi cosa potesse tornare
utile alla sua lugubre causa.
Per l, in quel tempo e in quello spazio, era ancora l'amico Neltharion.
Scrut oltre il collo di Korialstrasz, notando la figurina incappucciata. E
cos tu sei la causa del nostro incontro. Hai un nome?
Krasus! replic bruscamente il mago. Krasus!
Un piccolo insolente! replic Neltharion con fare divertito. Dal tem-
peramento si direbbe che sia senza dubbio un drago, come in effetti ha
suggerito Ysera.
Un drago con una storia da raccontare aggiunse Alexstrasza. La Regi-
na della Vita sollev lo sguardo al soffitto, in particolare verso il punto dal
quale lei e gli altri erano entrati. Ma preferirei concedere pi tempo a No-
zdormu prima di cominciare.
Concedere pi tempo al Senzatempo? rise Malygos. Che buffo! Non
lascer che l'austero Nozdormu ci lasci senza tormentarlo su questa battu-
ta!
Certo, e lo tormenterai per molto, molto tempo ancora, non  vero? ri-
batt Neltharion con un ampio sorriso che evidenzi la dentatura, allargan-
dosi sul volto da rettile.
Malygos rise ancor di pi. Lui e Neltharion si spostarono da un lato, gi
immersi in una conversazione.
Sembrano quasi fratelli, anche se non di sangue comment Ysera se-
guendo la coppia con gli occhi sempre chiusi. Ma sono veri fratelli nello
spirito.
Alexstrasza ne convenne.  un bene che Neltharion abbia Malygos cui
rivolgersi. Ultimamente con me si  mostrato piuttosto taciturno.
Anch'io percepisco un senso di distacco in lui. Neltharion non ha accol-
to con piacere le azioni degli elfi della notte. Una volta ha affermato che
accarezzano visioni grandiose con l'intento di assurgere al rango di creato-
ri, senza per possedere n il sapere n la saggezza di costoro.
Potrebbe esserci del vero in ci che ha sostenuto sentenzi la Regina
della Vita posando lo sguardo su Krasus.
Il mago si fece pi inquieto nel sentirsi esaminato da lei. Fra tutti loro,
Alexstrasza meritava un ulteriore avvertimento. Deathwing l'avrebbe tra-
sformata in una schiava degli orchi, e i loro cani da guerra avrebbero sbra-
nato i figli della dragonessa. Deathwing avrebbe poi approfittato del caos
degli ultimi giorni della guerra degli orchi per ottenere ci che desiderava
veramente... le uova della Regina della Vita, per ricreare il suo stormo or-
mai decimato, quasi del tutto sterminato a causa dei folli piani orditi in
passato.
"Quali limiti dovrei porre al mio racconto?" Krasus chiese a se stesso.
"Quando potr finalmente oltrepassare la linea? Non posso accennare nulla
degli orchi, nulla dei tradimenti del Guardiano della Terra, nulla della Le-
gione Infuocata... posso soltanto limitarmi a fare delle affermazioni che
potrebbero condurre alla morte mia e di Rhonin!"
Deluso, Krasus fiss attentamente una delle componenti del proprio di-
lemma. Neltharion conversava allegramente con Malygos e la schiena di
quest'ultimo era rivolta agli altri draghi in attesa. L'enorme drago nero ste-
se le ali e approv con un cenno del capo un'osservazione del suo compa-
gno luccicante. Se fossero stati umani, nani o appartenenti a un'altra razza
mortale, la coppia sarebbe sembrata simile a due amici pienamente a loro
agio nel bere birra in una locanda. Le razze inferiori vedevano i draghi o
come bestie mostruose o come onorate fonti di saggezza, quando in verit
la loro indole era in qualche modo simile a quella delle piccolissime crea-
ture che sorvegliavano.
Lo sguardo di Neltharion guizz oltre Malygos, incrociando, seppur
brevemente, quello di Krasus.
In quel momento di contatto, Krasus si rese conto con terrore che tutto
quello che lui e gli altri avevano finora colto del drago nero era stata una
farsa.
L'oscurit era gi discesa sul Guardiano della Terra.
"Non  possibile, non  possibile!" insist Krasus, a malapena capace di
mantenere la sua espressione neutrale. "Non adesso!" Era troppo presto,
era un momento troppo delicato perch la trasformazione di Neltharion in
Deathwing avesse inizio. Gli Aspetti avevano bisogno di rimanere uniti,
per affrontare tutti insieme non soltanto l'imminente invasione, ma anche
le anomalie nel tempo causate da Krasus e Rhonin. Di sicuro si era sba-
gliato sul drago nero. Di sicuro Neltharion era ancora uno dei leggendari
protettori del piano mortale.
Krasus maledisse la sua debole memoria. Quando Neltharion si era tra-
sformato in traditore? Quando si era tramutato nella sventura di tutti gli al-
tri esseri viventi? Era quello il momento o forse Neltharion avrebbe colla-
borato ancora con i suoi compagni, anche se l'oscurit aveva gi iniziato a
rivendicarlo a s?
Il mago incappucciato non pot fare a meno di fissare il Guardiano della
Terra. A dispetto del proprio giuramento, Krasus cominci a pensare che
forse qui avrebbe dovuto contravvenire alle regole. Cosa poteva causare se
non il bene, smascherando il nemico che si annidava fra i cinque Aspetti?
Come...
Di nuovo Neltharion volse lo sguardo verso di lui... ma ora i suoi occhi
non abbandonarono quelli di Krasus.
Solo in quel momento il mago scopr che a sua volta Neltharion si era
accorto della consapevolezza di Krasus; solo allora si rese conto che il
drago nero aveva compreso di avere di fronte qualcuno che poteva rivelare
il suo terribile segreto.
Krasus cerc di distogliere lo sguardo, ma i suoi occhi vennero trattenuti
con forza dall'altro. Si rese conto troppo tardi del motivo. Una volta capito
di esser stato scoperto, il Guardiano della Terra aveva reagito rapidamente
e con decisione. Adesso teneva in pugno Krasus con i propri poteri e con
la stessa facilit con cui respirava.
"Non ceder al suo volere!" Eppure, nonostante la sua determinazione a
sfuggirgli, Krasus non si dimostr forte a sufficienza. Se fosse stato prepa-
rato meglio, il mago avrebbe lottato contro la mente di Neltharion, ma la
scoperta inaspettata lo aveva lasciato completamente indifeso... e il drago
nero aveva approfittato dell'opportunit.
"Tu conosci me... ma io non conosco te."
La voce raggelante inond la testa di Krasus. Questi supplic che qual-
cuno degli altri si accorgesse di quanto stava accadendo, ma all'apparenza
tutto procedeva normalmente. Lo stup che nemmeno la sua amata Ale-
xstrasza si avvedesse della crudele verit.
"Vorresti smascherarmi... e far s che gli altri vedano in me ci che tu
vedi... ci comporterebbe per loro perdere la fiducia in un vecchio compa-
gno... in un loro fratello..."
Le parole del Guardiano della Terra fornivano chiari indizi di quanto
profonda fosse gi la sua insania. Krasus percep in Neltharion una forma
furiosa di delirio di onnipotenza e l'adamantina convinzione che nessuno,
al di fuori di lui, potesse capire ci che era giusto per il mondo; Chiunque
lo intralciasse, anche solo lontanamente, costituiva agli occhi di Neltharion
l'autentico male.
"Non ti permetter di diffondere nessuna delle tue malevole menzo-
gne..."
Krasus si aspettava che l'altro l'avrebbe colpito all'istante, ma con sua
grande sorpresa Neltharion si limit a scostare lo sguardo da lui, ripren-
dendo come se niente fosse la conversazione con Malygos.
"Cosa sta architettando?" si stup il mago drago. "Prima mi minaccia,
poi sembra dimenticarsi della mia presenza!"
Osserv attentamente il gigante nero, ma Neltharion sembrava comple-
tamente indifferente alla sua presenza.
Non verr disse infine Ysera.
Potrebbe ancora apparire sugger Alexstrasza.
Guardandole, Krasus si rese conto che si riferivano a Nozdormu.
No, sono stata contattata da colui con cui avevo parlato. Non riesce a
localizzare il suo padrone. Il Senzatempo  in qualche luogo oltre il piano
mortale.
Le notizie di Ysera preannunciavano ulteriori disgrazie. Sapendo quel
che sapeva su Nozdormu, Krasus sospettava che fosse l'anomalia il motivo
per cui nemmeno i servitori del Senzatempo riuscivano a contattarlo. Se,
come Krasus credeva, Nozdormu teneva insieme le maglie del Tempo uni-
camente con le proprie forze, avrebbe avuto dunque bisogno di chiamare
all'appello ogni istante della sua esistenza. Nozdormu multipli stavano
dunque combattendo contro il Tempo... senza lasciargli neppure un attimo
per quella riunione.
Le speranze di Krasus scemarono ulteriormente. Nozdormu disperso e
Neltharion impazzito...
Concordo, allora disse Alexstrasza in risposta alla valutazione di Yse-
ra. Proseguiremo senza che i Cinque Aspetti siano tutti presenti. Non c'
nessuna regola che ci impedisca almeno di discutere la questione dopo che
la storia verr narrata, anche se naturalmente non potremo decidere quali
azioni intraprendere.
Abbassando il capo, Korialstrasz permise al suo passeggero di smontare
dalla sella. Mantenendo la sua espressione guardinga, Krasus avanz verso
i giganti riuniti in circolo, cercando di non guardare direttamente il Guar-
diano della Terra. Gli occhi di Alexstrasza lo incoraggiarono, abbastanza
da permettergli di sapere in che modo procedere.
Sono uno di voi dichiar con un tono altrettanto rimbombante di quel-
lo degli Aspetti che lo attorniavano. Il mio vero nome  conosciuto dalla
Regina della Vita, ma per il momento per voi sar semplicemente Kra-
sus!
Sbraita bene, questo pulcino scherz Malygos.
Krasus lo fronteggi. Non  il momento per fare dell'umorismo, soprat-
tutto per te, Custode della Magia! L'equilibrio delle cose  prossimo a es-
sere sconvolto! Un errore tremendo, un'alterazione della realt, sta per mi-
nacciare ogni cosa... davvero ogni cosa!
Che drammatico comment Neltharion quasi sovrappensiero.
Krasus raccolse tutte le forze per non confessare la verit sul Guardiano
della Terra. Non ancora...
Ascolterete la mia storia ribad Krasus. Ascolterete e capirete... poi-
ch vi  un pericolo gravissimo all'orizzonte, un pericolo che riguarda tutti
noi. Dunque...
Ma non appena le prime parole affiorarono dalle sue labbra, la lingua di
Krasus fu come paralizzata. Invece di un racconto coerente, usc un balbet-
tio di parole stravaganti.
La maggior parte dei draghi ritrasse la testa, sconvolta da quello strano
comportamento. Krasus si gir rapidamente verso Alexstrasza, cercando il
suo aiuto, ma l'espressione di lei denotava altrettanto stupore.
Il capo del mago inizi a turbinare. Un senso di vertigine peggiore di
quello provato fino ad allora lo afferr, rendendolo incapace di reggersi in
equilibrio. Parole prive di senso continuavano a scaturire dalla sua bocca, e
nemmeno lui era pi in grado di capire cosa stesse cercando di comunica-
re.
Sentendo le gambe cedere e la vertigine dominarlo completamente, Kra-
sus ud nella sua mente la voce calma e micidiale di Neltharion.
"Ti avevo avvertito..."
Capitolo diciassette
Giunse l'oscurit e il mondo degli elfi della notte si risvegli. I mercanti
aprirono i negozi mentre i fedeli si recarono a pregare. La popolazione si
mise a sbrigare le faccende quotidiane, senza notare nessuna differenza
con qualsiasi altra sera. Potevano fare del mondo ci che volevano, indi-
pendentemente da quello che le altre razze inferiori potevano credere.
Ma alcuni infinitesimi contrattempi presero a insinuarsi nelle loro esi-
stenze, minime deviazioni sulle abitudini e sulle convinzioni usuali.
Un maestro anziano delle Guardie della Luna, con i capelli lunghi e ar-
gentei legati all'indietro, sollev sovrappensiero un dito affusolato verso
una bottiglia di vino nella parte opposta della stanza, mentre esaminava
accuratamente la carta celeste, in preparazione di un grande incantesimo
che doveva lanciare il suo ordine. Sebbene fosse uno degli stregoni pi
vecchi, le sue capacit si erano mantenute intatte nel tempo, consentendo-
gli di preservare la sua alta carica. Gli incantesimi facevano parte della sua
vita come il respirare, erano un'attivit eseguita in modo semplice e natura-
le, quasi senza rifletterci.
Lo schianto, che lo fece sobbalzare sulla sedia elegante e gli fece accar-
tocciare la pergamena fin quasi a ridurla in frammenti, era stato causato
dalla caduta rapida e fatale della bottiglia sul pavimento. Il vino e il vetro
si riversarono sul sontuoso tappeto arancio e smeraldo che lo stregone a-
veva acquistato di recente.
Con un sibilo furente, l'incantatore fece schioccare le dita di fronte al di-
sastroso spargimento. Subito i pezzi di vetro si sollevarono nell'aria, men-
tre il vino si rimescol e si coagul nella forma del contenitore in cui era
conservato. Poi il vetro prese a modellarsi sul vino...
Ma un secondo dopo... tutto quanto ricadde nuovamente sul tappeto,
creando uno scompiglio peggiore di prima.
L'anziano stregone sbarr gli occhi. Con un'espressione risoluta, fece
schioccare ancora le dita.
Questa volta, il vetro e il vino si comportarono come desiderava e anche
il pi piccolo alone di macchia scomparve. Tuttavia lo fecero con riluttan-
za, impiegando molto pi tempo di quanto il maestro delle Guardie della
Luna si aspettasse.
Il venerando elfo della notte torn alla sua pergamena, provando di nuo-
vo a concentrarsi sull'evento imminente, ma il suo sguardo tornava di con-
tinuo sulla bottiglia e sul suo contenuto. La punt nuovamente con il dito;
poi, corrucciato, lo ritir e spost intenzionalmente la sedia su cui era se-
duto lontano dalla causa del suo fastidio.
All'estremit di ogni insediamento pi importante, sentinelle armate pat-
tugliavano e proteggevano gli elfi della notte da ogni possibile nemico.
Lord Ravencrest e quelli come lui esaminavano perfino le zone al di l del-
le frontiere principali del reame, nella convinzione che nani e altre razze
agognassero costantemente il mondo di ricchezze degli elfi della notte. Le
sentinelle non controllavano l'interno - chi fra i loro pari avrebbe potuto
minacciarli? - ma facevano in modo che ciascun insediamento mantenesse
un proprio sistema di sicurezza, unicamente per la serenit della cittadi-
nanza in generale.
A Galhara, una grande citt situata a una certa distanza dal lato opposto
del Pozzo rispetto a Zin-Azshari, gli stregoni diedero inizio al consueto ri-
tuale notturno di riallineamento dei cristalli di smeraldo che delimitavano i
confini. In congiunzione gli uni con gli altri, i cristalli agivano, tra le altre
cose, come difesa contro gli attacchi generici di magia. A quel che tutti ri-
cordavano, non erano mai stati utilizzati, ma la popolazione si sentiva ras-
sicurata dalla loro presenza.
Nonostante fossero centinaia, non era un'impresa fastidiosa allineare le
fila di cristalli. Attingevano tutti il loro potere direttamente dal Pozzo
dell'Eternit e gli stregoni non dovevano far altro che rivolgersi alle stelle
per regolare i flussi della forza che scorreva dall'uno all'altro cristallo. In
verit, ci richiedeva per lo pi una semplice rotazione dei cristalli sulle al-
te aste di ossidiana, su cui ciascuno di essi era collocato. In questo modo,
gli incantatori preposti a queste operazioni erano in grado di sistemarne
parecchi nel giro di pochi minuti.
Ma quando ne erano gi stati riallineati pi di met, i cristalli presero a
offuscarsi, arrivando anche a oscurarsi completamente. Gli stregoni di
Galhara, bench non esperti come le Guardie della Luna, conoscevano il
proprio incarico abbastanza da comprendere che, quanto era appena acca-
duto, non doveva accadere. Cominciarono immediatamente a controllare e
ricontrollare lo schieramento dei cristalli, ma non trovarono nulla di sba-
gliato.
Non stanno attingendo nel modo giusto l'energia dal Pozzo si convin-
se infine un incantatore pi giovane. Qualcosa ha tentato di escluderli
dalla sua potenza!
Ma non appena lo disse, i cristalli ripristinarono la loro normale attivit.
I suoi compagni pi anziani lo guardarono con aria confusa, cercando di
ricordare se, quando erano giovani come lui, avessero mai pronunciato af-
fermazioni cos oltraggiose.
E la vita fra gli elfi della notte prosegu...
Ha fffallito! rugg Hakkar. Quasi sferz l'Eletto a lui pi vicino, ma
all'ultimo momento ricacci indietro la frusta selvaggia. Con gli occhi
mortalmente scuri, fiss Lord Xavius. Abbiamo fallito...
Le bestie ferali ai lati del Capobranco replicarono alla furia del loro pa-
drone con ringhi sinistri.
Xavius non era meno dispiaciuto. Squadr il lavoro che sia gli Eletti sia
Hakkar avevano imbastito e seguito inutilmente per ore... eppure sia lui sia
il Capobranco avevano compreso il valore del suggerimento della regina.
Semplicemente, non possedevano le conoscenze e la forza necessarie per
realizzare l'opera.
Che i tentativi degli Eletti avessero permesso a pi di una ventina di
Guardie Ferali di unirsi a quelle gi giunte sul piano mortale non serv ad
appagarli. Quel branco non era altro che una sparuta presenza e non faceva
nulla per spianare la strada per la venuta del Grande Abissale.
Cosa possiamo fare? chiese l'elfo della notte.
Per la prima volta, intravide incertezza sul volto inquietante del Capo-
branco. L'enorme guerriero volse lo sguardo malefico in direzione del por-
tale, dove altri Eletti continuavano senza sosta a cercare di allargare e raf-
forzare il varco. Dobbiamo chiederrrlo a lui.
Il consigliere deglut, ma prima ancora che il suo mostruoso interlocuto-
re muovesse un passo, Lord Xavius si spinse in avanti, cadendo in ginoc-
chio davanti al portale. Non si sarebbe mai sottratto alla responsabilit dei
suoi fallimenti, non di fronte al suo dio.
Tuttavia, mentre il suo ginocchio toccava la pietra, Xavius ud la voce
nella sua mente.
"Il portale  stato rafforzato?"
No, Grande Abissale... il lavoro su quel fronte non  progredito come
speravamo.
Per un attimo soltanto, quella che sembr essere una furia irragionevole
minacci di travolgere l'elfo della notte... ma poi la sensazione svan. Sicu-
ro di averla immaginata, Xavius attese le successive parole del dio.
"Sei alla ricerca di qualcosa... parla."
Lord Xavius spieg l'idea di isolare l'energia del Pozzo unicamente a uso
del palazzo e il fallimento della realizzazione di tale progetto. Mantenne il
capo chino, umile di fronte a quel potere che rendeva la forza di tutti gli el-
fi della notte messi insieme non pi temibile di quella di un insetto.
"Ho gi preso in considerazione la cosa..." rispose infine il dio. "Colui
che ho inviato per primo non ha adempiuto il suo dovere..."
Dietro Xavius, il Capobranco si lasci sfuggire un breve suono che ra-
sent lo spavento.
"Ve ne mander un altro... dovrete assicurarvi che il portale sia pronto
per la sua venuta..."
Un altro, mio signore?
"Vi invier ora uno dei miei... uno dei comandanti del mio esercito. Lui
far in modo di portare a compimento ogni cosa... e alla svelta."
La voce scomparve dalla mente di Xavius. Il consigliere oscill per un
attimo, cos stordito dal distacco che gli sembr che qualcuno gli avesse
tranciato di netto un braccio. Un Eletto lo aiut a rimettersi in piedi.
Xavius guard verso Hakkar, che non sembrava affatto contento, a di-
spetto di quella che il consigliere interpret come una notizia meravigliosa.
Ci invier uno dei suoi comandanti! Sapete a chi si riferisce?
Il Capobranco arrotol la frusta con apprensione. Al suo fianco, le due
bestie ferali si accucciarono. S... conosco colui che verr, nobile elfo del-
la notte.
Dobbiamo prepararci! Giunger immediatamente!
Nonostante la cosa lo disturbasse, Hakkar si un a Xavius mentre
quest'ultimo si andava a disporre in mezzo agli Eletti impegnati negli in-
cantesimi. La coppia apport il proprio sapere e le proprie competenze,
amplificando meglio che poteva la struttura dell'energia che teneva il por-
tale perennemente aperto.
La sfera infuocata si gonfi e scintille di forze multicolori presero a saet-
tare dalla sua superficie. Pulsava, quasi respirando. Il portale si allarg e
un suono selvaggio simile a un ruggito accompagn il cambiamento fisico.
Il sudore gi colava sul volto e sul corpo di Xavius, ma non se ne cruc-
ci. La gloria di ci che stava cercando gli dava forza. Ancor pi del Ca-
pobranco, si concentr per fare in modo che l'incantesimo non solo rima-
nesse stabile, ma si espandesse in base alle loro esigenze.
E non appena crebbe fino a toccare il soffitto, il portale improvvisamen-
te vomit una gigantesca figura nera, allo stesso tempo cos meravigliosa e
terribile che Xavius pot a stento trattenersi dall'urlare la sua gratitudine al
Grande Abissale. Davanti a loro v'era uno dei comandanti celesti, una figu-
ra al cospetto della quale Hakkar sembrava tanto indegno quanto Xavius si
era sentito di fronte al Capobranco.
Che Elune ci salvi! esclam uno degli stregoni, divincolandosi, quasi
distruggendo il prezioso portale. Xavius riusc a malapena a riprendere il
controllo della situazione e, sforzandosi vigorosamente, tenne il portale
fermo finch gli altri non ripresero i loro posti.
Una mano enorme munita di quattro dita emerse dalla sfera, puntando un
dito artigliato verso l'incantatore negligente. Una voce, che era insieme il
mugghio di un'onda impetuosa e il frastuono funesto di un vulcano in eru-
zione, pronunci una sola parola irriconoscibile.
L'elfo della notte che aveva cercato di scappare grid, mentre il suo cor-
po si contorceva come un pezzo di stoffa bagnata, strizzato per eliminarne
l'acqua. Una sequenza grottesca di suoni laceranti accompagn il grido in-
certo. La maggior parte degli Eletti distolse subito lo sguardo e le bestie fe-
rali di Hakkar uggiolarono.
Fiamme nere eruppero sul macabro spettacolo, avvolgendo quanto era
rimasto dello sfortunato stregone. Il fuoco lo consum come un branco di
lupi affamati, divorando rapidamente la vittima finch, pochi secondi do-
po, sul pavimento rimase soltanto un misero cumulo di cenere a segnalarne
il trapasso.
Non ci saranno pi errori afferm la voce tonante.
Se il Capobranco e le Guardie Ferali non avevano gi sorpreso Xavius a
sufficienza, di sicuro soltanto il dio in persona poteva incutere nel consi-
gliere maggior timore del nuovo arrivato. La figura terrificante avanz su
quattro arti robusti e muscolosi, che ricordavano quelli di un drago, se non
per il fatto che terminavano in piedi tozzi con tre dita massicce munite di
artigli. Una coda maestosa, coperta di squame, sbatteva di continuo sul pa-
vimento, con un movimento che molto probabilmente indicava l'impazien-
za della creatura. Dalla sommit del capo gi lungo la schiena e fino all'e-
stremit della coda fluiva una criniera selvaggia di autentiche fiamme ver-
di. Inoltre, enormi ali coriacee si dispiegavano dalla schiena, ma nonostan-
te la loro apertura, Xavius si chiese se fossero in grado di sollevare in aria
una forma cos gigantesca e possente.
La sua pelle, laddove l'armatura nera la lasciava scoperta, era verde scu-
ro. Era due volte Hakkar in larghezza e almeno cinque metri in altezza,
stando ai calcoli del consigliere. Le enormi zanne, che spuntavano ai lati
della mascella superiore, quasi arrivavano al soffitto e gli altri denti, simili
a pugnali, erano delle stesse dimensioni della mano dell'elfo della notte.
Sotto la sporgenza di uno spesso sopracciglio, che oscurava quasi del
tutto gli occhi infuocati, il prescelto del Grande Abissale abbass lo sguar-
do sul consigliere... e in particolare sul Capobranco.
Lo hai deluso... fu tutto ci che il comandante alato dichiar.
Io... Hakkar arrest la sua protesta, chinando il capo. Non ho nessuna
scusssante, Mannoroth.
Mannoroth pieg leggermente la testa, esaminando il Capobranco come
se osservasse uno sgradevole avanzo nel piatto della cena. No... non ne
hai.
La bestia ferale alla destra di Hakkar d'un tratto emise un forte lamento.
Fiamme nere simili a quelle che avevano appena eliminato l'Eletto avvol-
sero la belva spaventata. Si rotol disperatamente sul pavimento, cercando
di estinguere fiamme che non potevano essere spente. L'incendio si propa-
g sulla belva, consumandola...
E quando rest soltanto un filo di fumo nel luogo in cui prima era la be-
stia ferale, Mannoroth disse di nuovo al Capobranco: Non ci saranno pi
errori.
La paura s'impadron di Xavius, ma era una paura maestosa e gloriosa.
Di fronte a s, aveva il potere personificato, un essere che sedeva alla de-
stra del Grande Abissale. Di fronte a s, aveva colui che di sicuro avrebbe
mutato la sconfitta in vittoria.
Lo sguardo oscuro si spost ora su di lui. Mannoroth annus per un at-
timo l'aria con il suo naso schiacciato... poi assent. Il Grande Abissale
apprezza i vostri sforzi, nobile elfo della notte.
Aveva ricevuto la sua benedizione! Xavius si prostr ulteriormente.
Porgo i miei omaggi!
Il progetto verr portato avanti. Isoleremo la fonte dell'energia dal resto
del regno. Solo allora la venuta dell'esercito potr iniziare seriamente.
E il Grande Abissale? Verr allora?
Mannoroth gli mostr un ampio sorriso, con il quale avrebbe potuto in-
ghiottire senza sforzo l'intero consigliere. Oh, certo, nobile elfo della not-
te! Sargeras in persona vorr giungere fin qui quando il mondo sar stato
purificato... vorr giungere qui con grande, grande trepidazione...
Rhonin si ritrov la bocca e il naso colmi d'erba.
O almeno, dedusse che si trattasse di erba. Aveva il sapore dell'erba, an-
che se non aveva poi grande esperienza di una siffatta pietanza. L'odore gli
ricordava i campi selvatici e un'epoca pi tranquilla... l'epoca con Vereesa.
Sforzandosi, l'umano riusc ad alzarsi. Era giunta la notte e anche la luna
brillava d'una luminosit intensa, rivelando ben poco, oltre al fatto che
Rhonin si trovasse in una zona boschiva non molto folta. Si mise in ascol-
to, ma non ud nessuna presenza di esseri viventi.
L'improvviso timore di essere stato catapultato in un'altra epoca lo tra-
volse per un attimo, ma poi il mago ricord quanto era appena accaduto.
Era stato il suo stesso incantesimo a condurlo l, nel tentativo disperato di
sfuggire al demone che lo stava prosciugando della sua magia e, di conse-
guenza, della sua stessa vita.
Ma se si trovava sempre nella stessa epoca, dove era atterrato? Il pae-
saggio circostante non suggeriva nulla. Poteva trovarsi a pochi chilometri
di distanza, come dall'altra parte del mondo.
E se invece era finito altrove... sarebbe riuscito a tornare a Kalimdor?
Sperava che Krasus fosse ancora vivo da qualche parte, poich era convin-
to di poter tornare a casa soltanto con l'aiuto del suo mentore di un tempo.
Barcollando, Rhonin si guard di nuovo intorno per decidere in quale di-
rezione andare. In qualche modo doveva almeno scoprire dove si trovava.
Un rumore nel bosco alle sue spalle lo fece girare di scatto. Sollev la
mano preparandosi a lanciare un incantesimo.
Emerse una figura corpulenta.
Nessuna lite, mago! C' soltanto Brox di fronte a te!
Rhonin abbass con cautela la mano. L'enorme orco arranc, tenendo
ancora stretta l'ascia che Malfurion e il semidio avevano forgiato per lui.
Al pensiero dell'elfo della notte, Rhonin si guard attorno. Sei solo?
Lo ero finch non ho visto te. Fai davvero molto rumore, umano. Ti
muovi come un neonato ebbro.
Ignorando la frecciata, il mago guard oltre l'orco. Stavo pensando a
Malfurion. Anche lui era nelle vicinanze quando ho lanciato l'incantesimo.
Se ha risucchiato te, potrebbe aver fatto lo stesso con lui.
Ragionevole. Brox si gratt la testa. Non ho visto nessun elfo della
notte. Non ho visto nemmeno bestie ferali.
L'umano trem. Sperava ardentemente di non aver incluso il demone
nella sua fuga. Hai qualche idea di dove potremmo essere?
Bosco... foresta.
Rhonin quasi scatt contro di lui per la risposta inutile, ma poi si rese
conto che non poteva dire nulla di meglio. Stavo meditando di andare da
quella parte spieg, indicando in direzione di quello che pensava essere
l'est. Hai qualche idea migliore?
Potremmo aspettare fino all'alba. Riusciremo a vederci meglio, mentre
gli elfi della notte non gradiscono il sole.
Anche se la proposta era sensata, Rhonin non si sentiva a suo agio ad at-
tendere la luce diurna e lo rifer al compagno. Brox lo sorprese, accennan-
do di essere d'accordo.
Sar meglio perlustrare il territorio, mago. Poi alz le spalle. La di-
rezione che hai scelto  valida come qualsiasi altra.
Non appena si misero in cammino, a Rhonin venne in mente una do-
manda. Brox... come sei giunto fin qui? Non in questo luogo preciso - lo
so, ovviamente - ma come sei giunto in questo regno?
In principio l'orco si limit a tenere la bocca chiusa, ma poi alla fine dis-
se la verit al mago. Rhonin ascolt il resoconto dell'altro, ben attento a
nascondere le proprie emozioni. Il veterano e il suo sfortunato compagno
erano giunti esattamente dopo di lui e Krasus e, proprio come loro, erano
stati risucchiati dall'anomalia.
Hai capito che cosa ci ha inghiottiti?
Brox si strinse nelle spalle. Una magia. Ma non  riuscita. Ci ha spediti
lontani da casa.
Molto pi lontano di quanto tu creda. Rhonin decise che Brox avesse
diritto alla verit senza badare a cosa ne avrebbe pensato Krasus, e gli illu-
str quanto era accaduto.
Con grande sorpresa del mago, Brox accett il racconto abbastanza
prontamente. Soltanto quando Rhonin ripens alla storia della stirpe degli
orchi si rese conto del perch. Gli orchi avevano gi viaggiato nel tempo e
nello spazio, spostandosi da un altro mondo. Un incantesimo in grado di
proiettare uno di loro nel passato non faceva certo una grossa differenza.
Siamo in grado di ritornare, umano?
Non lo so.
L'hai visto anche tu. I demoni sono qui. La Legione  qui.
Questa  la prima volta in cui hanno cercato di invadere il nostro mon-
do. La maggior parte della gente che vive oltre Dalaran non conosce pi
questa storia.
Brox brand l'ascia pi saldamente. Lotteremo contro di loro...
No... non possiamo. Rhonin gli spieg il ragionamento di Krasus.
Ma mentre Brox aveva accolto senza problemi tutto il resto, sul lasciare
il passato a se stesso divenne intransigente. La questione era semplice per
l'orco: avevano di fronte a s un nemico pericoloso e folle, che avrebbe
sterminato chiunque incontrava al suo passaggio. Soltanto i codardi o gli
sciocchi potevano permettere a quell'abominio di accadere e Brox lo ripet
pi di una volta.
Potremmo cambiare la storia interferendo con gli eventi ribad il ma-
go, pur convenendo in cuor suo con l'orco.
Brox sbuff. Tu per hai combattuto.
Quella semplice frase cancell completamente l'unica motivazione di
Rhonin. Il mago aveva gi combattuto e cos facendo aveva compiuto una
scelta.
Ma era la scelta giusta? Il passato era gi stato alterato, ma in che misu-
ra?
Proseguirono in silenzio, Rhonin in lotta con i propri demoni interiori e
Brox guardingo in caso si presentassero i demoni reali. Non riuscirono a
capire da nessun particolare dove potessero essere finiti. A un certo punto
Rhonin medit di concentrarsi sulla radura, cercando di rispedire se stesso
e l'orco laggi. Poi si ricord della bestia ferale e di ci che era stata sul
punto di fargli.
Gli arbusti si infittirono, trasformandosi infine in una folta foresta. Rho-
nin imprec in silenzio, visto che la scelta della direzione da prendere si
era rivelata misera. Brox non lasci trapelare la propria opinione, limitan-
dosi a tagliar via con l'ascia magica qualsiasi cosa intralciasse il suo cam-
mino. L'ascia tranciava di netto ogni cosa con una tale facilit che il mago
sper che il suo compagno non dovesse mai colpirlo accidentalmente con
l'arma. Quella lama non avrebbe fatto nessuna fatica a tranciargli le ossa.
La luna svan e il fogliame impenetrabile degli alberi circostanti oscur
completamente il cielo. La vegetazione divenne un intrico inestricabile e fu
impossibile proseguire. Dopo alcuni istanti di tentativi infruttuosi, i due
decisero di tornare indietro. Di nuovo, l'orco non comment la scelta di
Rhonin.
Ma non appena si voltarono, scoprirono che il sentiero da cui erano arri-
vati era del tutto svanito.
Alberi enormi si ergevano dove prima era il cammino e un denso sotto-
bosco attorno ai tronchi dava ulteriore prova che quella non fosse la dire-
zione giusta. Tuttavia, sia lui che l'orco fissarono gli alberi con sospetto.
Siamo venuti passando da qui. Me lo ricordo.
Sono d'accordo. Sollevando l'ascia, Brox procedette verso le piante
misteriose. Stiamo tornando da quella parte, per di pi.
Ma mentre brandiva l'arma, mani smisurate simili a rami afferrarono l'a-
scia alle estremit della lama e la spinsero in alto.
Deciso a non cedere l'arma, Brox si aggrapp al manico, con le gambe
che penzolavano, mentre cercava di utilizzare il proprio peso per liberare
l'ascia.
Rhonin si aggrapp ai piedi dell'orco, inutilmente. Fissando le lunghe di-
ta inumane di Brox, cominci a mormorare un incantesimo.
Qualcosa lo percosse sulla schiena. Il mago inciamp in avanti e avrebbe
sbattuto duramente contro l'albero che aveva di fronte, se questo non si
fosse spostato all'ultimo momento.
Sbilanciato, Rhonin fin a terra con le braccia all'aria. Per, invece di ur-
tare contro il terreno duro o una delle numerose radici grinzose che aveva
attorno a s, l'umano atterr su qualcosa di pi soffice.
Un corpo.
Rhonin spalanc la bocca, presumendo di avere di fronte una vittima di
quegli alberi malvagi. Ma non appena riusc a sollevarsi, un breve barlume
di chiaro di luna, in qualche modo penetrato fra le ampie chiome degli al-
beri, gli permise di vedere il volto della creatura su cui era caduto.
Malfurion...
L'elfo della notte all'improvviso si lament. I suoi occhi sbatterono a-
prendosi e videro il mago.
Voi...
Pi indietro, Brox grid qualcosa. Sia l'umano sia l'elfo della notte guar-
darono subito nella sua direzione. Rhonin sollev la mano preparandosi ad
attaccare, ma Malfurion lo sorprese afferrandogli il polso.
No! La figura dalla pelle scura si mise a sedere, scrutando rapidamen-
te fra gli alberi. Annu tra s, poi url: Brox! Non combattere contro di
loro! Non intendono farti alcun male!.
Alcun male? brontol l'orco. Vogliono rubarmi l'ascia!
Devi fare come ti dico! Sono custodi!
Il guerriero, riluttante, emise un grugnito. Rhonin si rivolse a Malfurion
per una spiegazione, ma non ne ricevette alcuna. Invece, l'elfo della notte
lasci andare il polso dell'umano, poi si alz in piedi. Con Rhonin che lo
seguiva, Malfurion si diresse con calma verso la zona in cui Brox stava
combattendo.
Trovarono l'orco assediato da alberi dall'aspetto inquietante. Un grappo-
lo di rami pendeva sopra di loro e fra essi v'era impigliata l'ascia di Brox.
L'orco ansimava per lo sforzo, con il corpo ancora in tensione. Spost lo
sguardo dai suoi compagni all'ascia e viceversa, come se non fosse ancora
sicuro se dovesse o meno salire sull'albero per riprendersi l'arma.
Ti ho sentito brontol. Sar meglio che tu abbia ragione.
 cos.
Mentre il mago e l'orco lo osservavano, Malfurion avanz verso il pi
alto degli alberi e disse: Porgo i miei omaggi ai fratelli della foresta, i cu-
stodi del bosco. So che avete vegliato su di me fino all'arrivo dei miei ami-
ci. Non vogliono arrecarvi alcun danno. Semplicemente, non avevano ca-
pito.
Le foglie degli alberi presero a frusciare, anche se Rhonin non riusc a
percepire alcun vento nell'aria.
Accennando di s con la testa, l'elfo della notte prosegu: Non vi distur-
beremo ulteriormente.
Giunse dell'altro fruscio... poi i rami che trattenevano l'ascia di Brox si
separarono e deposero l'arma a terra.
L'orco fece un passo avanti. Stese una mano possente e afferr il manico
dell'ascia, che si adattava alla perfezione alla sua mano. Ma invece di
brandire l'arma in direzione degli alberi, si inchin davanti a loro, con la
lama rivolta verso il basso.
Vi chiedo perdono.
Nuovamente, le corone degli alberi imponenti si agitarono. Malfurion
mise una mano sulla larga spalla dell'orco. Accettano le tue scuse.
Sei davvero capace di parlare con loro? chiese infine Rhonin.
Fino a un certo punto.
Allora chiedi loro dove siamo.
L'ho gi fatto. Non molto distanti dal punto in cui eravamo prima, ma
abbastanza lontani. A dire il vero, siamo stati fortunati e nel contempo
sfortunati.
Vale a dire?
L'elfo della notte sorrise con aria dolente. Siamo poco distanti da casa
mia.
Questa era una notizia eccellente per il mago, ma dedusse che non lo
fosse altrettanto per l'elfo. N sembr una buona notizia per Brox, che im-
prec nella sua lingua madre.
Che succede? Cosa sapete che io ignoro?
Sono stato fatto prigioniero qui vicino, mago bofonchi il corpulento
guerriero. Molto vicino.
Ricordando la propria cattura, Rhonin cap perch Brox potesse sentirsi
triste. Allora far in modo di mandare tutti noi via da qui. Questa volta so
cosa aspettarmi...
Malfurion sollev una mano in segno di protesta. Siamo stati fortunati
per una volta, ma qui rischi di essere intercettato immediatamente dalle
Guardie della Luna. Hanno le capacit per usurparti l'incantesimo... in ef-
fetti, potrebbero gi averlo fatto, o almeno, potrebbero aver individuato il
primo che hai lanciato.
Cosa proponi di fare?
Poich siamo vicini alla mia dimora, potremmo farne buon uso. Ci so-
no altri che potrebbero assisterci: mio fratello e Tyrande.
Brox approv il suo suggerimento. La sciamana... lei ci aiuter. Il suo
tono si fece pi cupo. Il tuo gemello...
Rhonin era ancora preoccupato per Krasus, ma non avendo alcuna indi-
cazione su come ritrovare il suo mentore, giudic la proposta dell'elfo della
notte la pi sensata. Con Malfurion al comando, il trio si mise in cammino.
Adesso il sentiero nella foresta si dimostr sorprendentemente facile, con-
siderato il percorso su cui il mago e l'orco avevano patito in precedenza. Il
paesaggio sembr spostarsi per permettere a Malfurion di procedere facil-
mente nel viaggio. Rhonin sapeva qualcosa dei druidi e per la prima volta
riconobbe in Malfurion uno di essi.
Il semidio - Cenarius - ti ha insegnato a parlare con gli alberi e a lancia-
re siffatti incantesimi?
S. Sembra che io sia il primo in grado di comprenderli veramente. Per-
fino mio fratello preferisce l'energia del Pozzo ai modi della foresta.
A sentire parlare del Pozzo, un senso di aspettativa e bramosia attravers
l'anima di Rhonin. Ma riusc a dominare le proprie emozioni. Il Pozzo che
il suo compagno aveva menzionato non poteva che essere il Pozzo dell'E-
ternit, la leggendaria fonte di energia. Erano dunque cos vicini? Era per
quello che le sue stesse formule magiche erano diventate cos potenti?
Poter gestire una tale energia... e averla cos a portata di mano...
Non manca molto disse Malfurion poco dopo. Riconosco quel seco-
lare tronco nodoso.
Il "secolare" a cui si riferiva era un vecchio albero contorto che, almeno
per Rhonin, sembrava poco pi di una sagoma scura. Ma fu qualcos'altro
ad attirare la sua attenzione.
Quella che sento  acqua che scorre?
La voce dell'elfo della notte si fece pi gioviale. Scorre proprio vicino
la mia dimora! Solo pochi minuti ancora e...
Ma prima che potesse finire, la foresta si riemp di figure in armatura.
Brox sbuff, tenendo l'ascia pronta all'uso. Rhonin prepar un incantesi-
mo, certo di avere di fronte gli stessi avversari che avevano catturato lui e
Krasus.
Malfurion, invece, rimase attonito alla comparsa improvvisa dei nemici.
Prese a sollevare una mano contro di loro, ma poi tentenn.
La sua esitazione fece fermare a sua volta anche Rhonin. Ci si rivel un
errore, perch nell'istante successivo un sudario rosso di energia si deposi-
t su ciascuno di loro. Rhonin sent i muscoli gelarsi e la forza svanire.
Non poteva pi muoversi, n fare altro se non rimanere a guardare.
Una mossa eccellente, ragazzo mio proclam una voce autorevole.
Questo  il bestione che stavamo cercando... e senza dubbio questi sono
coloro che l'hanno aiutato a fuggire!
Qualcuno ribatt qualcosa, ma a voce troppo bassa perch Rhonin potes-
se distinguere le parole. Un gruppo di cavalieri in sella alle pantere della
notte entr nel cerchio di soldati. Alla loro testa v'era un elfo della notte
con la barba, che doveva essere il responsabile. Al suo fianco...
Rhonin spalanc gli occhi e non riusc a formulare nessun'altra risposta
in quelle circostanze. L'azione riusc a stento a esprimere il suo stupore nel
riconoscere la figura accanto al comandante.
Gli abiti erano diversi e i capelli raccolti all'indietro, ma non c'era alcuna
possibilit di equivocare sul fatto che il volto severo che aveva di fronte
era la copia esatta di quello di Malfurion.
Capitolo diciotto
Mannoroth era soddisfatto... e ci rendeva soddisfatto Lord Xavius.
Dunque va bene? chiese l'elfo della notte al comandante celeste. Tutto
dipendeva dal fatto che ogni cosa procedesse secondo i programmi.
Mannoroth assent con la grossa testa zannuta. Le sue ali si dispiegarono
per poi ripiegarsi in segno di compiacimento. S... molto bene. Sargeras
ne sar soddisfatto.
Sargeras. Il comandante celeste aveva di nuovo proferito il vero nome
del Grande Abissale. Gli occhi di Lord Xavius brillarono d'intensit
nell'assaporare il suono di quel nome. Sargeras.
Lavoreremo sul portale nel momento in cui l'incantesimo avr luogo.
Per prima cosa giunger l'esercito, poi, quando tutto sar pronto, il mio si-
gnore in persona...
Hakkar, ormai sottomesso, si avvicin e cadde in ginocchio di fronte a
Mannoroth. Perdonate quesssta interruzione, ma uno dei miei cacciatorrri
 torrrnato.
Solamente uno?
Cosss sssembra.
E cosa avete appreso da quanto  accaduto? Mannoroth si ergeva mi-
naccioso sul suo interlocutore, facendo sembrare il Capobranco piccolis-
simo a confronto.
Hanno trovato due creature che emanavano l'odorrre di essstraneit di
cui parrrlava il nobile elfo della notte e, inoltrrre, v'era uno della sssua raz-
za con loro! Ma durante la caccia sono caduti prrreda di un essere dotato di
poteri... grandi poteri.
Per la prima volta, Mannoroth mostr un'avvisaglia di insicurezza. Xa-
vius not attentamente la reazione, chiedendosi cosa potesse turbare un es-
sere cos portentoso. Non...
Hakkar scosse rapidamente la testa. Credo di no. Forssse con un tocco
del loro potere. Forssse un guardiano era rimasto indietro.
I due discutevano di qualcosa d'importante, ma di cosa esattamente, il
consigliere non riusciva a capire. Poi si arrischi a interromperli. Esiste
una descrizione dell'ultima creatura menzionata?
S. Hakkar tese una mano in avanti, con il palmo rivolto verso l'alto.
Al di sopra del palmo apparve improvvisamente una piccolissima im-
magine. Si muoveva furiosamente e spesso si faceva sfocata, ma rivelava
una visione quasi completa dell'essere in questione.
La vvvediamo attraverssso gli occhi della bestia ferale. Una divinit
cornuta alta quanto una Guardia Ffferale.
Lord Xavius aggrott la fronte. La leggenda  dunque vera... il signore
della foresta esiste realmente...
Conoscete questa creatura? chiese Mannoroth.
Antichi miti parlano del signore della foresta, il semidio Cenarius. Si
dice anche che sia figlio di Madre Luna...
Non c' nient'altro, dunque. Il muso zannuto si contorse in un sorriso
beffardo. Ci occuperemo di lui. Ad Hakkar, Mannoroth ordin: Mostra
gli altri.
Il Capobranco obbed prontamente, rivelando l'immagine di un rozzo
guerriero dalla pelle verde, un giovane elfo della notte e una strana figura
con un cappuccio da cui fuoriuscivano capelli color del fuoco.
Un trio curioso osserv Xavius.
Mannoroth approv. Il guerriero sembra possedere grandi abilit nel
combattimento... esaminer altri esemplari della sua specie, per valutarne
le capacit...
Questa belva? Certo che no!  pi grottesco di un nano!
La figura alata non contraddisse Xavius, e pass invece a considerare
l'ultimo membro del trio. Una creatura sottile, ma con occhi diffidenti.
Credo si tratti di un essere dotato di poteri magici. Quasi come l'elfo della
notte... Interruppe sul nascere la nuova protesta di Lord Xavius. Ma non
esattamente. Togliendo di mezzo le immagini di Hakkar, Mannoroth si
spost lungo la stanza, riflettendo su quanto avevano appreso.
Potremmo ssspedire altre bestie ffferali per cercarli sugger il Capo-
branco.
No. Rimarranno nelle retrovie. Questa volta, l'obiettivo sar la loro cat-
tura.
Cattura? intonarono insieme il consigliere e il Capobranco.
Gli occhi incavati di Mannoroth si fecero ancor pi stretti. Dobbiamo
esaminarli e valutarne forze e debolezze nel caso ne arrivino altri...
Non si potrebbero usssare le Guardie Ferali?
Anche se presto ne arriveranno molte, quelle che abbiamo ora ci servo-
no qui. Nobile elfo della notte, i vostri Eletti sono preparati?
Esaminando gli stregoni, Xavius chin il capo. Sono preparati a svolge-
re il loro dovere per portare a compimento la nostra impresa, la purifica-
zione del mondo da tutto ci che ...
Il mondo verr purificato, nobile elfo della notte, potete contarci.
Mannoroth diede un'occhiata ad Hakkar. Affido a te la caccia, Capobran-
co. Non fallire nuovamente.
Con un inchino, Hakkar si ritir.
E ora, nobile elfo della notte... prosegu l'essere imponente, volgendo
lo sguardo sul posto dove venivano lanciati gli incantesimi. Cominciamo
pure a forgiare il futuro del vostro popolo... Le ali di Mannoroth si con-
trassero, come ogni volta che la creatura rifletteva su qualcosa di piacevo-
le. Un futuro che, vi assicuro, nessuno di loro potrebbe mai immagina-
re...
Deathwing s'innalz sul paesaggio, sputando fuoco ovunque. Attorno a
Krasus giungevano urla da ogni direzione, ma non riusciva a localizzare
nessuno di coloro che invocavano il suo aiuto. Intrappolato nelle sue sem-
bianze mortali, il drago prese a correre come un grosso topo di campagna
sul terreno bruciato, cercando di evitare di essere inghiottito, nel vano ten-
tativo di salvare chi era ancora in vita.
Improvvisamente un'ombra nera oscur la zona dove si trovava Krasus e
una voce tonante disse in tono derisorio: Bene, bene, che buon bocconci-
no abbiamo qui?.
Artigli enormi, due volte le dimensioni del mago, lo circondarono in-
trappolandolo. Senza nessuno sforzo, lo trascinarono nel cielo... per depor-
lo di fronte al viso diabolico di Deathwing.
Beh,  solo un po' di carne di vecchio drago! Korialstrasz! Sei stato
troppo tempo a contatto con le razze inferiori! Le loro debolezze hanno
avuto facilmente la meglio su di te!
Krasus cerc di lanciare un incantesimo, ma dalla sua bocca uscirono
minuscoli pipistrelli. Deathwing inal, trascinandoli senza piet nelle sue
fauci spalancate.
Il drago nero li ingoi. Un banchetto poco soddisfacente! Dubito che tu
sarai meglio, ma sei comunque destinato a perire, dunque potrei eliminarti
io stesso tranquillamente! Sollev la figura tremebonda all'altezza della
gola. E inoltre, non sei di alcuna utilit per nessuno!
Gli artigli lasciarono la presa, ma mentre Krasus precipitava nelle fauci
di Deathwing, la realt circostante mut. Il drago nero e il paesaggio in
fiamme svanirono. Krasus d'un tratto fluttu nel mezzo di un'orribile tem-
pesta di sabbia, trasportato incessantemente da venti sempre pi turbolenti.
La testa di un drago emerse nel centro della tempesta. In principio Kra-
sus pens che la belva nera l'avesse seguito, determinata a non farsi scap-
pare lo spuntino. Poi un'altra testa, identica alla prima, apparve, seguita da
un'altra e un'altra ancora, finch una moltitudine infinita riemp la vista di
Krasus.
Korialstraaasz... ripetevano tutti all'unisono. Korialstraaasz...
Krasus si rese conto che le teste avevano una forma diversa rispetto a
quella di Deathwing e che ciascuna di esse era stata plasmata dalla tempe-
sta di sabbia.
Nozdormu?
Noi... ci estendiamo su tutto! riusc a dire il Senzatempo. Noi...
vvvediamo tutto...
Krasus attese, sapendo che Nozdormu parlava quel tanto che i suoi sfor-
zi gli concedevano.
Tutte le essstremit conducono al nulla! Tutte le essstremit...
Il nulla? Cosa voleva dire? Forse che tutto quello che il mago temeva si
era ormai verificato e che il futuro era stato estirpato?
... tranne una...
Una! Krasus si aggrapp a quel piccolissimo raggio di speranza. Dim-
mi! Quale percorso devo prendere? Cosa devo fare?
In risposta, le teste di drago mutarono. I musi si rimpicciolirono e le te-
ste si allungarono, diventando pi umane - no! Non umane - elfiche...
Un elfo della notte?
Costui era qualcuno da temere o qualcuno a cui chiedere aiuto? Cerc di
domandarlo a Nozdormu, ma allora la tempesta si fece pi violenta e fu-
riosa. I venti lacerarono i volti, spargendo granelli di sabbia ovunque. Kra-
sus cerc di proteggersi il corpo, mentre la sabbia gli aggrediva la pelle,
trapassando i vestiti.
Grid.
E si ritrov seduto, con la bocca ancora spalancata in un urlo silenzioso.
Mia regina,  di nuovo fra noi.
Lentamente, Krasus torn alla realt. L'incubo riguardante Deathwing e
la successiva visione di Nozdormu devastavano ancora i suoi pensieri, ma
alla fine riusc a vedere con sufficiente chiarezza da rendersi conto che s
trovava nella sala delle uova, dove lui e Alexstrasza avevano parlato la pri-
ma volta. La Regina della Vita in persona lo stava osservando con estrema
preoccupazione. Alla sua destra, il suo io pi giovane lo guardava appren-
sivo.
L'incantesimo  svanito? si affrett a chiedere Alexstrasza.
Ora Krasus era intenzionato a dirle ogni cosa, senza badare alle conse-
guenze. Le parole spaventose di Nozdormu indicavano che la strada verso
il futuro era stata quasi del tutto cancellata. Quale ulteriore danno poteva
dunque arrecare riferirle la follia di Neltharion e gli orrori che il drago nero
avrebbe causato?
Ma, ancora una volta, non appena Krasus cerc di parlare del nemico, un
senso di vertigine quasi lo sopraffece. Riusc a malapena a mantenersi co-
sciente.
 troppo presto lo ammon Alexstrasza. Hai bisogno di ulteriore ri-
poso.
Ma necessitava di ben altro, in realt. Aveva bisogno che il subdolo in-
cantesimo che il Guardiano della Terra aveva scatenato contro di lui venis-
se rimosso, ma era chiaro che nessuno degli Aspetti aveva individuato nel-
la stregoneria la causa della sua attuale condizione. Deathwing, in tutte le
sue incarnazioni, era sempre stato il pi astuto fra i malvagi.
Incapace di reagire contro il drago nero, la mente di Krasus si spost
sull'elfo della notte le cui fattezze Nozdormu aveva cercato di mostrargli.
Ricordava quelli che avevano attaccato lui e Rhonin, ma nessuno assomi-
gliava alla nuova figura.
Quanto siamo distanti dal regno degli elfi della notte? chiese Krasus...
poi si tocc le labbra in segno di sorpresa, quando si rese conto che le pa-
role gli erano uscite senza alcuno sforzo. Evidentemente, l'incantesimo di
Neltharion riguardava soltanto il drago e non altre questioni importanti.
Possiamo portarti l a breve rispose la sua compagna. Ma cos'hai da
dirmi sulla questione di cui mi parlavi?
Questo... questo riguarda sempre quella stessa storia, ma la mia deci-
sione  cambiata. Sono... sono convinto di essere stato contattato dal Sen-
zatempo e che lui abbia tentato di dirmi qualcosa.
Il suo io pi giovane trov tutto questo esagerato. Hai avuto incubi, al-
lucinazioni! Ti abbiamo udito lamentarti diverse volte.  improbabile che
l'Aspetto del Tempo sia riuscito a mettersi in contatto con te. Forse con
Alexstrasza, ma non con te.
No lo corresse la regina rossa. Credo che stia dicendo il vero, Korial-
strasz. Se afferma che Nozdormu ha sfiorato i suoi pensieri, sospetto che
dica la verit.
Mi inchino alla tua saggezza, amore mio.
Devo andare dagli elfi della notte ribad Krasus. Con Korialstrasz nei
paraggi e senza intenzione di rivelare la doppiezza di Neltharion, la sua
condizione era molto migliorata. Sono alla ricerca di qualcuno. Spero di
non essere gi troppo in ritardo.
Il drago femmina pieg la testa di lato, incrociando lo sguardo di Krasus.
Quello che mi hai detto prima  ancora vero? In ogni sua parte?
S... ma temo che ci sia anche dell'altro. Ci sar bisogno dei draghi, di
tutti i draghi, per uno scontro.
Ma con Nozdormu assente, non potremo raggiungere un accordo. Gli
altri non acconsentiranno a far nulla!
Dovrai convincerli ad andare contro la tradizione! Krasus si costrinse
a stare in piedi. La loro presenza potrebbe fare la differenza fra la persi-
stenza del mondo e la sua distruzione!
Detto questo, Krasus spieg a entrambi tutto quello che riusc a ricordare
dell'orrore della Legione Infuocata.
I due draghi ascoltarono il suo racconto fatto di sangue, carneficine e
male assoluto, tremando nell'udire tali atrocit. Non appena ebbe finito,
Krasus aveva riferito pi che abbastanza perch condividessero le sue pau-
re.
Ma anche allora, Alexstrasza afferm: Potrebbero comunque non arri-
vare ad alcuna decisione. Abbiamo sempre osservato il mondo, ma lascia-
mo il suo progredire nelle mani delle razze pi giovani. Perfino Neltha-
rion, che  il Guardiano della Terra, preferisce che le cose vadano in que-
sto modo.
Krasus desiderava con tutte le sue forze di dirle la verit su Neltharion,
ma anche solo il pensarlo lo fece vacillare. Con un cenno riluttante, disse:
So che farai quel che devi.
E tu dovrai fare ci che ti sei prefisso di fare. Recati dagli elfi della not-
te e cerca la tua risposta, se ritieni che aiuter a risolvere la situazione.
Poi volse lo sguardo verso il consorte. Dopo un attimo di riflessione, la re-
gina aggiunse: Ti chiedo di accompagnarlo, Korialstrasz. Lo farai?.
Il drago maschio chin il capo in segno di rispetto. Se me lo chiedi, non
posso che essere lieto di accettare.
Ti chiedo inoltre di seguire le sue indicazioni, mio consorte. Fidati
quando dico che ha una saggezza che si riveler utile.
Dal suo volto rettile, non fu chiaro se Korialstrasz fosse convinto della
veridicit dell'ultima frase, ma assent comunque.
 giunta la notte Alexstrasza annunci a Krasus. Attenderai la venuta
del giorno?
Il mago scosse la testa. Ho gi atteso fin troppo.
Il primo membro a essersi fregiato del titolo della casata di Ravencrest
aveva osservato l'enorme formazione granitica in cima al monte che domi-
nava l'intera vallata. Aveva notato che quella formazione tozza assomi-
gliava a un pezzo della scacchiera, una torre di color nero. Quegli uccelli
enormi e scuri, che volteggiavano costantemente attorno alla formazione
rocciosa, nidificando perfino sulla sua sommit, erano considerati un se-
gno che quello fosse un luogo speciale, un luogo di potere.
Per pi di una generazione - e le generazioni degli elfi della notte erano
pi longeve di quelle della maggior parte delle altre razze - i servitori della
dinastia Ravencrest avevano costruito senza sosta la roccaforte del casato,
edificando gradualmente dalla roccia solida una fortezza che non aveva
uguali. La Fortezza di Black Rook, come divenne presto nota, era un luogo
sinistro che diffondeva la propria influenza, seconda soltanto a quella del
palazzo reale, su gran parte del regno degli elfi della notte. Non appena
sorgevano conflitti fra gli elfi e i nani, era il potere della Fortezza di Black
Rook a stabilire un equilibrio fra le parti. Gli appartenenti alla casata dei
Ravencrest divennero gli ospiti di riguardo della corona e il sangue di en-
trambe le stirpi si un. Se gli Eletti che servivano Azshara erano gelosi di
qualcun altro della loro razza, erano senza dubbio gli abitanti della fortezza
color ebano.
Le finestre erano state costruite sui piani alti della roccaforte, e l'unico
modo per entrare era utilizzando i doppi cancelli in ferro posizionati non
alla base della struttura, ma ai piedi della collina. I robusti cancelli erano
chiusi a chiave e ben sorvegliati. Soltanto gli stolti avrebbero potuto pensa-
re di entrarvi senza permesso.
Ma all'arrivo di Lord Ravencrest, i cancelli si erano aperti prontamente e
lo stesso avevano fatto quando erano giunti i tre prigionieri. Uno di loro
conosceva le leggende sulla Fortezza di Black Rook, cosa che accrebbe di
parecchio la sua inquietudine.
Malfurion non avrebbe mai pensato di entrare nell'oscura fortezza, so-
prattutto in circostanze cos disastrose. Cosa ancor pi grave, non avrebbe
mai immaginato che il suo gemello sarebbe stato la principale causa di
quell'evento. Durante il viaggio aveva appreso che era stato Illidan, in
qualche modo associatosi repentinamente a Lord Ravencrest, a individuare
il luogo in cui Rhonin aveva lanciato il suo incantesimo. Con il fratello di
Malfurion al fianco, il comandante elfico si era lanciato con tutte le forze
all'inseguimento, determinato questa volta a catturare ogni invasore.
Era rimasto estremamente lieto di vedere Brox... e piuttosto perplesso
nel vedere il gemello di Illidan.
Lord Ravencrest esamin i suoi prigionieri in una sala illuminata da cri-
stalli di smeraldo scintillanti, posizionati in ciascuno dei cinque angoli. Il
comandante si sistem sulla sedia scolpita nella roccia della fortezza e col-
locata su una pedana, anch'essa in pietra, che dava a Ravencrest la possibi-
lit di osservare il terzetto anche rimanendo seduto.
Soldati in armatura delimitavano le mura della sala, mentre altri circon-
davano Malfurion e i suoi compagni. Ravencrest stesso era affiancato dai
suoi ufficiali pi anziani, ciascuno dei quali stava in piedi, con l'elmo
nell'incavo del braccio. Direttamente alla destra del nobile v'era Illidan.
Erano inoltre presenti due membri di alto lignaggio delle Guardie della
Luna, che si erano aggiunte all'ultimo al procedimento in corso. Erano ar-
rivati alla Fortezza di Black Rook proprio quando il comandante aveva
portato i prigionieri verso i cancelli. Anche le Guardie della Luna avevano
intercettato l'incantesimo di Rhonin, ma le loro spie le avevano informate
della presenza del gruppo di Ravencrest prima ancora che avessero la pos-
sibilit di inviare inseguitori per conto proprio. Gli stregoni non erano af-
fatto contenti delle azioni intraprese dal nobile, n della presenza di Illidan,
che era ai loro occhi un mago non autorizzato.
Di nuovo, Lord Ravencrest prese a dire la pi anziana e magra delle
due Guardie della Luna, una figura cerimoniosa di nome Latosius. Devo
chiedervi che i forestieri vengano consegnati a noi per un interrogatorio
appropriato.
Avete gi avuto il bestione nelle vostre mani, lasciandovelo sfuggire.
Doveva comunque finire nella mia fortezza. Questo non far che abbrevia-
re la procedura. Il nobile fiss nuovamente i tre. C' qualcosa di pi di
quello che vediamo in superficie. Illidan, vorrei che lo dicessi tu.
Il fratello di Malfurion sembrava leggermente a disagio, ma rispose riso-
lutamente. S, mio signore, lui  mio fratello.
 evidente come lo sono il giorno e la notte. Ravencrest esamin il
gemello fatto prigioniero. So qualcosa su di te, ragazzo, cos come so
qualcosa di tuo fratello. Ti chiami Malfurion, non  vero?
S, signore.
Hai liberato tu questa creatura?
S, sono stato io.
Il comandante si chin in avanti. E hai un motivo valido per averlo fat-
to? Un motivo che possa scusarti dall'aver compiuto un atto cos odioso?
Dubito che mi credereste, mio signore.
Oh, posso giungere a credere molte cose, giovane elfo
Lord Ravencrest rispose con calma, tirandosi leggermente la barba. Se
dette con onest. Sei in grado di farlo?
Io... Che altra scelta poteva avere Malfurion? Prima o poi, con le buo-
ne o con le cattive, gli avrebbero estorto la verit. Tenter.
Cos, Malfurion raccont loro dei suoi studi compiuti presso Cenarius,
cosa che immediatamente alz sopraccigli dubbiosi nei presenti. L'elfo del-
la notte parl dei sogni ricorrenti e di come il semidio gli avesse insegnato
ad attraversare il mondo del subconscio. Soprattutto, Malfurion descrisse
le forze inquietanti che l'avevano condotto, fra tanti posti, a Zin-Azshari e
presso il palazzo dell'amata regina degli elfi della notte.
Lo ascoltarono raccontare del Pozzo e dell'anomalia attivata dagli stre-
goni del palazzo. Poi deline per Ravencrest, le Guardie della Luna e tutti
gli altri la visione della torre e di ci che aveva percepito si verificasse al
suo interno.
La cosa che non menzion, presupponendo diventasse ovvia dalla sua
storia, era il timore che la Regina Azshara fosse a conoscenza di ogni cosa.
Ravencrest non comment il suo resoconto, ma guard invece in dire-
zione delle Guardie della Luna. Il vostro ordine ha forse percepito un di-
sturbo simile?
Il mago pi anziano rispose. Il Pozzo  pi turbolento del solito e ci
potrebbe essere causato da un suo utilizzo improprio. Non siamo a cono-
scenza di alcuna attivit di questo tipo presso Zin-Azshari, ma una fantasia
cos inverosimile...
S,  inverosimile. Il comandante barbuto si rivolse a Illidan. Cos'hai
da dirmi su tuo fratello?
Non ha mai sofferto di allucinazioni, mio signore. Illidan non riusc a
guardare Malfurion. Per quanto riguarda la veridicit...
Senza dubbio. In ogni caso, non escluderei a priori che Lord Xavius e
gli Eletti possano tentare di scatenare qualcosa di diabolico a insaputa del-
la regina. Si comportano come se lei sia un loro possedimento prezioso e
impediscono a chiunque altro di vederla.
Anche le due Guardie della Luna accolsero le sue parole annuendo. L'al-
tezzosit del consigliere e di coloro che erano attorno ad Azshara era ben
nota.
Se posso permettermi intervenne Latosius. Non appena sistemeremo
la questione qui, riferir quanto detto ai capi del nostro ordine. Metteremo
sotto sorveglianza gli Eletti e la loro attivit.
Ve ne sar molto grato. Giovane Malfurion, la vostra storia, ammetten-
do che sia in gran parte vera, spiega alcune vostre azioni, ma cosa ha a che
vedere con la liberazione di un prigioniero del nostro popolo, un crimine
molto grave?
Forse potrei rispondere meglio io alla domanda disse Rhonin improv-
visamente.
Malfurion non era sicuro che fosse una buona idea che parlasse l'altro
straniero. Gli elfi della notte non erano cos tolleranti nei confronti delle
altre razze e sebbene Rhonin somigliasse vagamente alla loro stirpe, pote-
va essere scambiato per un troll, cosa che non necessariamente gli avrebbe
giovato.
Ma Ravencrest sembr se non altro disposto ad ascoltarlo. Fece un cen-
no indifferente con la mano, verso il mago incappucciato.
Nella mia terra... che non  molto distante dalla sua, spieg Rhonin
indicando Brox si  aperta una strana anomalia di carattere magico. Per
indagare meglio, la mia gente ha inviato me e gli orchi hanno inviato Brox.
Entrambi l'abbiamo scoperta, ciascuno per conto proprio... e vi siamo stati
trascinati dentro contro la nostra volont. Lui  finito in un posto, io in un
altro.
E cosa avrebbe a che vedere tutto questo con il giovane Malfurion?
Lui  convinto... come lo sono io... che quest'anomalia sia stata causata
dai rituali magici di cui ha appena parlato.
Ci costituirebbe un serio pericolo osserv con aria dubbiosa la Guar-
dia della Luna pi anziana. Sembra inverosimile che qualcuno mandi
quella creatura dalla pelle verde per esaminare un'anomalia creata dalla
stregoneria o dalla magia.
Il mio Signore mi ha ordinato di partire ribatt Brox con uno sbuffo
sdegnoso. E cos ho fatto.
Non posso parlare a nome degli orchi replic Rhonin. Ma sono senza
dubbio un esperto in materia di magia. I suoi occhi, cos diversi da quelli
degli elfi della notte, sfidavano le Guardie della Luna a smentirlo.
Dopo una pausa, entrambi gli incantatori annuirono. Malfurion si rese
conto che non sapevano cosa Rhonin fosse esattamente, ma riconobbero
comunque in lui un essere valente nelle arti magiche. Senza dubbio, era
per tale ragione che avevano permesso all'umano di prendere parola.
Forse sto invecchiando, ma tendo a credere a quanto  stato detto.
Quest'ammissione da parte di Lord Ravencrest attir gli sguardi dei suoi
ufficiali e infuse un senso di sollievo in Malfurion. Se il comandante pren-
deva a cuore la loro storia...
Noi siamo indecisi sentenzi Latosius. Una siffatta informazione non
pu essere giudicata unicamente sulla fiducia. Dovremo comunque con-
durre un interrogatorio approfondito.
Il nobile sollev le ciglia. Ho forse detto il contrario?
Fece schioccare le dita e le guardie afferrarono Malfurion per le braccia,
trascinandolo verso la pedana.
Ora vorrei saggiare la fiducia che ho riposto nel mio nuovo stregone.
Illidan, dobbiamo accertare la verit, per quanto sgradevole potr sembrar-
ti. Confido di poter fare affidamento su di te per dimostrarci la verit di
tutto ci che tuo fratello ha dichiarato, giusto?
L'elfo della notte con i capelli raccolti in una coda di cavallo deglut, poi
guard oltre Malfurion. Ho fiducia nelle parole di mio fratello, ma non
posso dire altrettanto della creatura con la tunica, mio signore.
Illidan stava cercando di evitare di dover usare i propri poteri sul fratel-
lo, concentrandosi invece su un estraneo. Sebbene Malfurion apprezzasse
quella sollecitudine, non gradiva l'idea che Rhonin o Brox soffrissero al
posto suo.
Nobile comandante, tutto questo  assurdo! Lo stregone pi anziano
avanz verso la pedana, scrutando Illidan con disprezzo. Un incantatore
non autorizzato, che  per di pi il fratello di uno dei prigionieri? Qualsiasi
interrogatorio risulterebbe sospetto! Poi si volt in direzione di Malfu-
rion, serrando minacciosamente gli occhi argentei alla volta del giovane el-
fo della notte. In accordo con le leggi stabilite agli albori della nostra ci-
vilt, sovrintendere agli interrogatori su questioni di magia  responsabili-
t, oltre che dovere, delle Guardie della Luna!
Si spinse oltre, giungendo a un passo dal prigioniero. Malfurion cerc di
non rivelare la sua ansiet. Di fronte ai rischi concreti della Fortezza di
Black Rook, sperava che la sua formazione druidica lo aiutasse a soprav-
vivere, ma lo angosciava ancor di pi l'esame approfondito della sua mente
da parte di un incantatore. Un simile interrogatorio poteva lasciare il corpo
integro, ma la mente talmente scossa da non riprendersi mai pi.
Illidan salt gi dalla pedana. Mio signore, interrogher mio fratello.
Qualsiasi cosa il gemello gli avrebbe fatto, Malfurion comunque sospet-
tava che Illidan sarebbe stato pi prudente rispetto a una Guardia della Lu-
na, che voleva soltanto ottenere delle risposte. Malfurion guard Lord Ra-
vencrest, sperando che il nobile accettasse la proposta di Illidan.
Ma il padrone della Fortezza di Black Rook si limit a inclinarsi all'in-
dietro sulla sedia, affermando: Rispetteremo la legge. Lo affider a voi,
Guardie della Luna... ma solo se lo interrogherete qui e adesso.
Sar fatto.
Tenete presente, nel vostro lavoro, che potrebbe dirvi la verit.
Malfurion suppose fosse il massimo che Lord Ravencrest potesse fare
per cercare di preservarlo da possibili danni. Il comandante barbuto era so-
prattutto il protettore del regno. Immolare la vita o la mente di un elfo del-
la notte era un sacrificio che poteva essere commesso.
Conosceremo la verit fu tutto ci che la Guardia rispose. Alle guar-
die comand: Tenetegli ferma la testa. Uno degli armati mise il prigio-
niero nella posizione richiesta dalle Guardie della Luna. La figura con l'a-
bito lungo sollev le mani e tocc con gli indici le tempie del giovane che
si dibatteva.
Un senso di spavento percorse Malfurion, che fu sicuro di aver urlato. I
suoi pensieri presero a vorticare, mentre vecchi ricordi riaffiorarono spon-
taneamente in superficie. Eppure, ciascuno venne respinto indietro, quando
qualcosa di simile a una mano artigliata affond nella sua mente, cercando
ancora pi a fondo...
"Non opporti!" gli ordin una voce aspra, che doveva essere quella di
Latosius. "Rivelaci i tuoi segreti. Sar meglio per te!"
Malfurion voleva obbedire, ma non sapeva come. Ripens a quanto ave-
va appena detto al gruppo l riunito e cerc di far affiorare quei pensieri al-
la mente. Malfurion continu a non voler rivelare nulla del possibile dop-
pio gioco di Azshara. Se quel sospetto fosse emerso, avrebbe diminuito le
possibilit gi remote che credessero alle sue parole...
Poi, proprio come d'un tratto la sonda invadente aveva indagato nei suoi
pensieri... all'improvviso cess. Non si ritrasse, n svan gradualmente.
Semplicemente cess.
Le gambe di Malfurion cedettero. Sarebbe caduto se le guardie non lo
avessero sorretto.
Lentamente, prese consapevolezza delle grida attorno a lui, alcune in-
credule, altre costernate. Una delle voci pi stridule sembr quella della
Guardia della Luna pi anziana.
 oltraggioso! qualcun altro esclam. Di certo non pu trattarsi della
regina!
Mai!
Aveva lasciato trapelare la sua paura pi intima. Malfurion maledisse la
sua debole mente. L'interrogatorio era appena iniziato e gi si era tradito,
trasgredendo gli insegnamenti di Cenarius...
Si tratta degli Eletti! Dev'essere per forza cos!  opera di Xavius! ri-
bad un'altra voce.
Ha commesso un crimine contro la sua stessa razza! concord il pri-
mo.
Di cosa stavano parlando? Sebbene la mente di Malfurion si rifiutasse di
tornare in s, riusc comunque a percepire che c'era qualcosa di sbagliato
in quella conversazione concitata. Gli interlocutori erano troppo agitati e
reagivano troppo duramente alle sue opinioni. Era soltanto un elfo della
notte e nemmeno di alto rango. Perch i suoi vaghi sospetti dovevano get-
tarli in un panico cos profondo?
Lasciate che me ne occupi io disse una voce. Malfurion sent le guar-
die consegnarlo a un'unica persona, che lo adagi delicatamente sul pavi-
mento.
Dita leggere sfiorarono il suo volto, rinfrescandolo. Attraverso gli occhi
annebbiati, Malfurion riusc a incrociare lo sguardo del fratello.
Perch non hai ceduto subito? mormor Illidan. Due ore! Hai ancora
la mente intatta?
Due... ore?
Notando la sua reazione, Illidan respir con pi tranquillit. Elune sia
lodata! Dopo che hai blaterato cose senza senso sulla regina, quel vecchio
stolto si  ostinato a estorcerti le informazioni che cercava! Se il suo incan-
tesimo non avesse d'un tratto fallito, probabilmente ti avrebbe ridotto a un
guscio vuoto! Non ti hanno perdonato per la perdita dei loro confratelli e ti
hanno incolpato di questo!
Il... il suo incantesimo  fallito? La cosa non aveva molto senso. Chi
interrogava Malfurion era uno stregone molto anziano.
Tutti i loro incantesimi hanno fallito! ribad Illidan. Dopo che ha per-
so il controllo del primo, ha tentato con un altro e quando non ha funziona-
to, il suo compagno ne ha tentato un terzo... ma senza successo!
Malfurion ancora non riusciva a capire. Ci che il suo gemello sembrava
suggerire era che entrambe le Guardie della Luna avessero perso i loro po-
teri. Non sono in grado di lanciare incantesimi?
No... e anche i miei poteri sono assent... Si chin vicino all'orecchio
di Malfurion. Credo di avere ancora un po' di controllo... ma a malapena.
 come se fossimo stati isolati dall'energia del Pozzo!
La confusione continuava a crescere. Ud Lord Ravencrest chiedere se le
Guardie della Luna mantenevano il contatto con i loro confratelli, al che
uno degli stregoni ammise che il legame sempre presente era stato spezza-
to. Il nobile chiese ai suoi seguaci se possedevano ancora le loro capacit,
anche se solo in minima parte.
Nessuno rispose affermativamente.
Ha avuto inizio... Malfurion sussurr senza pensare.
Cosa? Il suo gemello si accigli. Cosa? Di che parli?
Malfurion guard oltre Illidan, ricordando le violente forze evocate con
leggerezza da coloro che erano nella torre. Rivide la noncuranza per le
conseguenze che quel genere di rituali magici avrebbero potuto causare a
coloro che erano al di fuori delle mura del palazzo.
Non lo so... Malfurion disse infine al fratello. Mi piacerebbe saperlo,
per Madre Luna... ma non ne sono capace. Dietro Illidan vide i volti pre-
occupati di Brox e Rhonin. Che come lui comprendessero o meno, sem-
bravano comunque condividere la sua paura in aumento. So solo che, di
qualsiasi cosa si tratti, ha avuto inizio.
In tutto il regno degli elfi della notte, in tutto il continente di Kalimdor,
migliaia di altri individui avvertirono la perdita. Erano stati esclusi dal
Pozzo. L'energia di cui avevano disposto fino a quel momento era svanita
quasi del tutto. Un senso di allarme si diffuse velocemente fra gli elfi della
notte, poich era come se qualcuno avesse allungato la mano e rubato la
luna.
Coloro che vivevano vicino al palazzo si volsero spontaneamente alla
regina, invocando Azshara affinch li guidasse. Attesero di fronte ai can-
celli sprangati, riunendosi in un numero sempre pi grande. In alto, le
guardie osservavano impassibili, senza muoversi per aprire gli accessi, n
gridare per calmare la folla crescente.
Soltanto dopo che era passata pi di met della notte e la maggior parte
della citt si era riversata nelle zone di fronte al palazzo, i cancelli final-
mente si aprirono. La folla flu avanti, confortata. Erano sicuri che Azshara
fosse infine uscita per rispondere alle loro suppliche.
Ma ci che proruppe dall'interno del palazzo non fu la regina. Cos cad-
dero le prime vittime della terrificante Legione Infuocata.
Capitolo diciannove
Un'ondata di vertigine travolse Krasus; l'attacco fu talmente inaspettato
che quasi gli cost la vita. Soltanto pochi attimi prima, grazie alla vicinan-
za di Korialstrasz, si era sentito molto simile al suo vecchio io. Il drago lo
stava trasportando a gran velocit verso la radura di Cenarius, anche se non
cos vicino da permettere al semidio di notarli. La volont di trovare l'elfo
della notte indicatogli da Nozdormu aveva alimentato ulteriormente la de-
terminazione del mago e, per quel motivo, l'improvvisa vertigine l'aveva
talmente colto di sorpresa da farlo quasi scivolare dal collo del drago.
Korialstrasz riusc a impedirglielo all'ultimo momento, ma sembr co-
munque anche lui stranamente disorientato.
Ti senti meglio? tuon il drago nella sua direzione.
Mi sto... riprendendo. Krasus scrut il cielo notturno, cercando di dare
un senso a quanto era appena accaduto. Esamin i suoi ricordi lacunosi,
giungendo infine a una possibile risposta. Amico mio, conosci la capitale
degli elfi della notte?
Zin-Azshari? Ne ho sentito vagamente parlare.
Vira in quella direzione.
Ma la tua ricerca...
Krasus fu risoluto. Fallo adesso. Credo che sia della massima impor-
tanza recarsi l.
Il suo io pi giovane brontol qualcosa, ma inarc le ali in direzione di
Zin-Azshari. Chinandosi in avanti, Krasus guard di fronte a s, in attesa
di avvistare i primi segni della citt favolosa. Se la memoria non lo ingan-
nava, Zin-Azshari aveva rappresentato l'apogeo della civilt degli elfi della
notte, un'imponente ed estesa metropoli che non avrebbe conosciuto ugua-
li. D'altra parte, non era l'opulenza dell'antica capitale a interessarlo. Ci
che preoccupava Krasus era il ricordo della prossimit di Zin-Azshari al
leggendario Pozzo dell'Eternit.
Era stato proprio il Pozzo ad attirarlo fin laggi. Sebbene non ricordasse
pi le origini della prima venuta della Legione Infuocata nel mondo morta-
le, Krasus conservava ancora una mente abbastanza acuta da poter compie-
re deduzioni accurate. In quella fase temporale, il Pozzo era l'energia e
questa non era l'unica cosa che i demoni cercavano: era anche ci che
permetteva loro di raggiungere proprio i reami che poi distruggevano.
Dov'era pi probabile trovare il portale attraverso il quale la Legione In-
fuocata doveva arrivare, se non nelle immediate vicinanze della maggiore
fonte di energia magica mai conosciuta?
Krasus e Korialstrasz si librarono nel cielo notturno e il drago percorse
in volo chilometri e chilometri nell'arco di pochi minuti. Tuttavia, viaggia-
rono diverse ore, ore preziose che Krasus sospettava il mondo non potesse
permettersi.
Infine, il drago esclam: Giungeremo presto in vista di Zin-Azshari!
Che cosa speri di vedere?.
Si trattava piuttosto di cosa sperava di non vedere, ma Krasus non pote-
va spiegarlo al suo compagno. Non lo so.
Davanti a loro apparvero innumerevoli luci. Krasus aggrott la fronte.
Ovviamente gli elfi della notte usufruivano di fonti di illuminazione per
alcune loro attivit, ma sembravano comunque troppe per un regno di crea-
ture notturne. Perfino una citt vasta come Zin-Azshari non sarebbe dovuta
apparire cos luminosa.
Ma non appena si fecero pi vicini, i due videro che l'illuminazione non
proveniva dalle torce o dai cristalli, ma da violenti incendi che divampava-
no per l'intera capitale degli elfi della notte.
La citt  in fiamme! rugg Korialstrasz. Cosa pu aver provocato un
simile inferno?
Dobbiamo scendere fu tutto ci che Krasus riusc a dire.
Il drago rosso si tuff, scendendo di centinaia di metri. Ora i dettagli di-
vennero pi distinguibili. Edifici sontuosi e colorati ardevano, alcuni gi
sul punto di crollare. Giardini e case su alberi massicci si erano trasformate
in roghi fumanti.
E disseminati lungo le strade giacevano scomposti migliaia di cadaveri.
Erano stati massacrati brutalmente, senza alcuna piet per gli anziani, i
malati o i giovani. Oltre alla popolazione di Zin-Azshari, erano stati mas-
sacrati anche gli animali, soprattutto grandi pantere della notte, e il loro
aspetto non era meno raccapricciante.
C' stata una guerra qui! ringhi il gigante alato. No... no, anzi... Si
tratta di un genocidio!
Questa  opera della Legione Infuocata Krasus mormor fra s.
Korialstrasz devi verso il centro della citt. Curiosamente, i danni di-
minuivano con l'avvicinarsi a quello che sembrava essere il palazzo. In ef-
fetti, alcune sezioni di mura erano completamente intatte.
Che cosa sai di queste zone? domand Krasus alla sua cavalcatura.
Poco, ma credo che coloro i cui appartamenti sono collegati dalle mura
al palazzo reale appartengano a quelli che solitamente vengono chiamati
Eletti. Sono i pi considerati fra gli elfi della notte e sono tutti al servizio
di sua maest, Azshara.
Volteggia attorno alle mura.
Korialstrasz esegu. Studiando i dintorni, Krasus ebbe una conferma ai
suoi sospetti. Niente nel quartiere che ospitava i regali Eletti era stato toc-
cato anche solo lievemente dall'orrendo disastro.
C' del movimento a nordovest, Krasus!
Vola da quella parte! Presto!
Non ci sarebbe stato bisogno di incoraggiare il suo compagno, poich
Korialstrasz era chiaramente alla ricerca di risposte tanto quanto lui. La
cosa non era poi cos sorprendente, considerato che erano la stessa perso-
na.
Krasus ora scorse ci che la vista superiore del drago aveva gi notato.
Un'ondata in marcia, simile quasi a locuste, si propagava per la citt. Ko-
rialstrasz scese ulteriormente, cos da permettere di identificare i singoli
individui.
Per Krasus, fu il ritorno del male.
La Legione Infuocata marciava inflessibilmente in direzione di Zin-
Azshari, non lasciando nulla di intatto sulla sua scia. Gli edifici cadevano
di fronte alla sua potenza. C'erano Guardie Ferali, alte e spietate, con maz-
ze e con scudi, e bruti Infernali che avanzavano abbattendo le mura in pie-
tra o qualsiasi altro ostacolo fisico. Accanto a loro, si aggiravano enormi
figure alate con spade verdi scintillanti, armature forgiate e piedi fessi... le
Guardie dell'Abisso.
Mentre il drago procedeva verso la parte frontale dello sciame di creatu-
re bestiali, Krasus individu le bestie ferali, avanguardia della Legione.
Sembravano particolarmente attive; non solo avevano il naso sollevato ad
annusare l'aria, ma i loro raccapriccianti tentacoli, con i quali assorbivano
la magia, saettavano famelici.
Poi il mago vide ci che la Legione stava attaccando.
I profughi uscivano a frotte dal centro della citt, famiglie e singoli indi-
vidui che, nelle vie anguste, formavano un flusso disperato. Solo un picco-
lo contingente di soldati in armatura e di figure dalle tonache lunghe, che
Krasus riconobbe essere parte delle mitiche Guardie della Luna, cercavano
di rallentare l'avanzata dell'orda infernale.
Anche mentre lui e Korialstrasz si avvicinavano, una delle Guardie della
Luna alla testa del gruppo cerc di lanciare un incantesimo. Ma esponen-
dosi allo scoperto, non fece che aggiungersi alla lista delle vittime. Una
delle bestie ferali balz in avanti, atterrando proprio di fronte allo stregone.
I tentacoli della belva lo colpirono con una velocit sbalorditiva.
Le protuberanze aderirono al petto dell'incantatore, e lo sollevarono in
aria. Prima che qualcuno, perfino Krasus e Korialstrasz, potesse giungere
in suo aiuto, la Guardia della Luna venne prosciugata di tutti i suoi poteri
magici... lasciando al suo posto un guscio arido e senza vita.
Il drago rosso mugghi. Se anche avesse voluto, Krasus non avrebbe po-
tuto fermare il suo io pi giovane dal compiere una rappresaglia. In verit,
i ricordi degli orrori perpetrati dalla Legione azzittirono il mago. Troppi
erano periti a causa della Legione e sebbene Korialstrasz fosse giunto fin l
grazie all'intervento di Krasus, a quest'ultimo non importava pi tanto. A-
veva cercato di evitare di causare ulteriore scompiglio nella struttura tem-
porale, ma ormai la misura era colma.
Era giunto il momento del castigo.
Mentre Korialstrasz oltrepassava la prima fila dell'esercito demoniaco,
liber una grande vampata di fiamme. Il getto di fuoco inglob non soltan-
to la bestia ferale che aveva ucciso lo stregone, ma anche molte altre del
branco successivo. Uggiolando, i pochi sopravvissuti si diedero alla fuga
in preda al panico.
Korialstrasz non si interruppe. Si volt per affrontare la torma principa-
le, avviluppando i demoni delle prime file in una seconda ondata di fuoco.
Molti perirono all'istante. Alcune delle Guardie Ferali pi tenaci lottaro-
no contro le fiamme, ma finirono per crollare dopo aver riportato atroci fe-
rite. Un Infernale in fiamme cerc di scacciare la vampata del drago, ma
quando si accorse che non ci riusciva, corse a precipizio contro un edificio,
probabilmente nella speranza di spegnere le lingue di fuoco. Alcuni secon-
di pi tardi, anche lui collass.
Perfino la Legione Infuocata non era in grado di contrastare la potenza
pura di un drago, ma ci non la rendeva certo indifesa. Dal centro dello
schieramento giunsero all'improvviso una ventina di Guardie dell'Abisso.
Krasus le not per primo e, sebbene consapevole del rischio, lanci un ve-
loce incantesimo.
I venti travolsero i demoni della prima fila, gettandoli contro i loro com-
pagni retrostanti. Le Guardie dell'Abisso rimasero intrappolate le une sopra
le altre.
Korialstrasz soffi ancora.
Cinque mostri alati vennero spazzati via come missili incandescenti, e
inflissero danni ulteriori al branco alle loro spalle.
Il resto delle Guardie dell'Abisso si ricompatt e giunsero rinforzi.
Chiaramente Korialstrasz desiderava affrontarli, ma Krasus percep d'un
tratto le avvisaglie rivelatrici della debolezza. Come predetto da Alexstra-
sza, insieme i due erano quasi completi, ma non del tutto. L'utilizzo con-
giunto della loro forza li indeboliva pi rapidamente del normale. Il drago
volava gi con pi lentezza e minore destrezza, anche se non se ne rendeva
conto.
Dobbiamo andarcene! insist Krasus.
Abbandonare il campo di battaglia? Mai!
I profughi sono riusciti a scappare grazie a noi! Il ritardo era stato suf-
ficiente per permettere agli elfi della notte di sparpagliarsi nelle terre fuori
della citt. Krasus era sicuro che fossero ormai fuori dalla portata della Le-
gione. Dobbiamo contattare coloro che sono in grado di fare di pi! Dob-
biamo proseguire il nostro cammino!
Krasus pronunci queste parole a malincuore, poich in cuor suo avreb-
be voluto ridurre in cenere ogni demone che vedeva, ma si rese conto che
continuare a lottare sarebbe stata un'inutile follia.
Con un ruggito di frustrazione, Korialstrasz esplose un'ultima fiammata
che incener tre Guardie dell'Abisso. Il drago rosso poi si volt, distan-
ziandosi facilmente dalla Legione nonostante la crescente stanchezza.
Mentre volavano oltre il palazzo, Krasus vide con orrore che altri demo-
ni sciamavano dai suoi cancelli. Cosa ancor pi sconcertante, per, le
guardie degli elfi della notte ancora sorvegliavano i bastioni, mostrando di
non avere alcun interesse per l'orrore in cui erano precipitati i loro concit-
tadini.
Krasus aveva gi visto un comportamento simile. Durante la seconda
guerra c'erano stati individui che avevano agito nella stessa sconvolgente
maniera. "Sono ipnotizzati dalla crescente influenza dei demoni! Se i si-
gnori della Legione non hanno ancora messo piede sul piano mortale, lo
faranno certo entro breve tempo!"
E quando ci sarebbe accaduto, Krasus temeva che il mondo non avreb-
be avuto pi alcun futuro... n, in quel caso, un passato.
Rumori terrificanti disturbavano il suo riposo. Azshara aveva ordinato
che le suonassero un po' di musica, nella speranza di cancellare quei rumo-
ri ripugnanti, ma le lire e i flauti avevano fallito miseramente. Finalmente,
la regina si alz e, circondata dalle sue nuove guardie del corpo, si fece
strada con grazia nel palazzo.
Non fu Lord Xavius la prima persona che incontr, bens il Capitano
Varo'then. Il capitano s'inginocchi serrando la mano a pugno sul cuore.
Sua meravigliosa maest...
Mio caro capitano, qual  il motivo di tale tremendo schiamazzo?
L'elfo della notte sfregiato volse lo sguardo su di lei con un'espressione
velata. Forse farei meglio a mostrarvelo.
Molto bene.
Varo'then la condusse verso il balcone che dava sulla citt. Azshara ra-
ramente si affacciava da quella loggia, se non per occasioni pubbliche, pre-
ferendo di gran lunga la vista degli stravaganti giardini dalle sue camere, o
il riflesso del Pozzo dell'Eternit che le visite alla torre le offrivano.
Ma la visione che la regina aveva di fronte a s in quel momento era
qualcosa a cui non era abituata. Gli occhi dorati di Azshara assorbirono le
immagini della citt, le strutture in rovina, gli incendi infiniti e i cadaveri
sparsi per le strade. Volse lo sguardo verso destra, dove il quartiere fortifi-
cato degli Eletti era ancora intatto.
Spiegatemi cosa  accaduto, Capitano Varo'then.
Mi  stato riferito dal consigliere che tutti costoro che vedete si sono
dimostrati indegni. Per preparare pienamente un mondo di perfezione, tutte
le imperfezioni devono essere eliminate.
E costoro sono stati considerati manchevoli, secondo il giudizio di
Lord Xavius?
Su consiglio del servitore pi fidato del Grande Abissale, il comandan-
te celeste Mannoroth.
Azshara aveva incontrato brevemente Mannoroth e, come il suo consi-
gliere, era rimasta soggiogata dall'alto servitore dell'Abissale.
La regina annu. Se Mannoroth afferma che cos dev'essere, allora cos
sar. Sono convinta che siano sempre richiesti sacrifici in nome delle im-
prese gloriose.
Varo'then chin il capo. La vostra saggezza  infinita.
La regina accolse il complimento con lo stesso distacco regale con cui
accoglieva i molti complimenti che riceveva ogni giorno. Con lo sguardo
ancora fisso sulla carneficina sottostante, Azshara chiese: Ci vorr ancora
molto, dunque? Presto giunger anche il Grande Abissale, non  vero?.
S, mia regina... e si dice che Mannoroth l'abbia chiamato Sargeras.
Sargeras... La Regina Azshara gust il nome, assaporandolo fra le
labbra. Sargeras... un nome davvero adatto a un dio! Mise una mano
all'altezza del petto. Confido che verr avvertita con ampio anticipo
quando far il suo ingresso fra noi. Rimarrei profondamente delusa se non
potessi essere presente all'evento per salutarlo di persona.
Mi occuper io stesso della cosa, facendo in modo che vi sia dato il
giusto preavviso disse Varo'then, poi si inchin. Perdonatemi, regina, i
miei doveri mi chiamano.
Azshara mosse con indifferenza la mano, ancora affascinata dalla scena
sottostante e dal vero nome del dio. Il capitano la lasci sola con le guardie
del corpo.
Nella sua mente, Azshara prese a figurarsi il mondo che avrebbe costrui-
to quando questo sarebbe stato distrutto. Una citt ancora pi sontuosa, un
monumento alla sua gloria. Non si sarebbe pi chiamata Zin-Azshari, per
quanto era stato gentile il popolo nel battezzarla in tal modo. No, la pros-
sima volta si sarebbe chiamata semplicemente "Azshara". Era un titolo
molto pi appropriato per la dimora della regina. Azshara. Lo disse due
volte, ammirando il modo in cui suonava alle sue orecchie. Avrebbe dovu-
to chiedere che venisse cambiato molto tempo prima, ma ci non aveva
importanza ora.
Poi un altro e pi intrigante pensiero s'insinu nella sua mente. Senza
dubbio, lei era la perfezione assoluta della sua razza, l'icona del suo popo-
lo, eppure c'era qualcuno di ancor pi glorioso di lei, e ancor pi splendi-
do... e presto sarebbe giunto.
Il suo nome era Sargeras.
Sargeras... sussurr. Sargeras... Un sorriso quasi infantile attravers
il suo volto. ... e la sua consorte, Azshara...
I messaggeri giungevano alla Fortezza di Black Rook a distanza di pochi
minuti l'uno dall'altro. Tutti chiedevano di vedere il signore della roccafor-
te, poich ciascuno aveva notizie di estremo interesse.
E ogni missiva destinata a Lord Ravencrest recava la stessa, orrenda no-
tizia.
La magia era stata quasi del tutto sottratta agli elfi della notte. Perfino i
pi abili erano in grado di fare ben poco. Inoltre altri incantesimi, che co-
stantemente si affidavano all'energia attinta dal Pozzo, erano falliti, in uno
o due casi con esiti catastrofici. Dovunque ne risult il panico e gli ufficiali
riuscirono a malapena a frenare il caos.
Dal luogo pi importante, in prossimit di Zin-Azshari... non era giunta
alcuna parola.
Finora.
Il messaggero accompagnato dalle guardie riusciva a malapena a regger-
si in piedi. La sua armatura era stata parzialmente strappata dal corpo e fe-
rite sanguinanti ricoprivano la sua carne. Vacill di fronte a Lord Raven-
crest, cadendo in ginocchio.
Gli sono stati dati acqua e cibo? chiese il nobile. Vedendo che nessu-
no era in grado di rispondere, brontolo un ordine a uno dei soldati che era
vicino all'ingresso. Dopo pochi secondi, venne portato cibo per il nuovo
venuto.
Fra coloro che attendevano con impazienza c'erano Rhonin, Malfurion e
Brox. Inizialmente prigionieri, erano ora scivolati in una condizione inde-
finita. Non alleati, ma neppure avversari. Il mago aveva scelto di rimanere
in silenzio e in disparte, in attesa degli sviluppi.
Siete in grado di parlare, adesso? mormor Ravencrest al messaggero
non appena costui ebbe mangiato frutta e bevuto quasi met della borraccia
d'acqua.
S... perdonatemi mio signore... per non essere stato in grado di farlo in
precedenza.
A giudicare dalle vostre condizioni, trovo difficile credere che siate riu-
scito veramente ad arrivare fin qui...
L'elfo della notte inginocchiato guard gli altri soldati radunati attorno a
lui. Rhonin not quanto incavati fossero i suoi occhi. Stento io stesso a
credere di essere riuscito ad arrivare fin qui... mio signore. Toss diverse
volte. Mio signore... sono venuto a dirvi... che  mia convinzione... che
sia giunta... la fine del mondo.
Il tono piatto con cui pronunci quelle ultime parole non fece che au-
mentarne il tremendo impatto. Un silenzio funereo invase la stanza. Rho-
nin ricord ci che Malfurion aveva detto. "Ha avuto inizio. "
Cosa intendete dire? ribad Ravencrest, chinandosi su di lui. Avete
ricevuto qualche messaggio terribile da Zin-Azshari? Vi hanno pregato di
riportare a noi un annuncio mostruoso?
Mio signore... vengo direttamente da Zin-Azshari.
Impossibile! intervenne Latosius. Con i mezzi fisici pi adeguati ci
vorrebbero dalle tre alle cinque notti per giungere fin qui e la magia non 
pi utilizzabile...
So cosa  utilizzabile meglio di te! sbott il soldato, incurante dell'alta
carica rivestita dalla Guardia della Luna. A Lord Ravencrest disse: Sono
stato inviato per implorarvi aiuto! Coloro che erano ancora in grado di far-
lo hanno incanalato la poca energia disponibile per potermi inviare fin qui!
Potrebbero gi essere periti.... Deglut. Potrei essere l'unico sopravvissu-
to...
La citt, ragazzo! Che ne  della citt?
Mio signore... Zin-Azshari  ridotta in rovine, devastata da belve asse-
tate di sangue, creature provenienti da un incubo atroce!
La storia fuoriusciva dalle labbra del messaggero come una ferita impos-
sibile da rimarginare. Come tutti gli altri elfi della notte, coloro che vive-
vano nella capitale erano stati colpiti dalla perdita totale e improvvisa di
quasi tutti i loro poteri. Una folla imponente si era radunata di fronte al pa-
lazzo da cui, all'improvviso, era uscita una moltitudine di guerrieri mo-
struosi, armati e ansiosi solo di distruggere. Nel giro di pochi secondi, la
popolazione era stata decimata senza piet. Il terrore si era diffuso fra i so-
pravvissuti e molti erano stati travolti e calpestati da coloro che cercavano
di fuggire.
Siamo scappati, mio signore, tutti quanti. Posso soltanto riferirvi di co-
loro che sono fuggiti nella mia stessa direzione, ma anche i guerrieri pi
forti fra i nostri non hanno resistito a lungo.
Il branco di demoni li aveva inseguiti, raggiungendo chi non era in grado
di tenere il passo. Gruppi sparsi erano fuggiti dalla citt, ma le creature
nemiche erano partite al loro inseguimento.
Nessuno interruppe il racconto del soldato. Nessuno obiett che potesse
soffrire di allucinazioni. Avevano tutti compreso la verit insita nei suoi
occhi e nella sua voce.
Il messaggero poi descrisse il modo in cui era riuscito a raggiungere la
fortezza. Un gruppo di Guardie della Luna e ufficiali si era riunito per cer-
care di elaborare una tattica difensiva. Era stato deciso che la Fortezza di
Black Rook doveva essere avvertita della situazione e il fato volle che quel
compito venisse affidato al soldato l presente.
Mi hanno avvisato del fatto che l'incantesimo avrebbe potuto non fun-
zionare come previsto e che sarei potuto finire in fondo al Pozzo o perfino
di nuovo all'interno della citt... Poi scroll le spalle. Non avevo scel-
ta...
Con uno sforzo immane, gli incantatori avevano dato avvio al loro lavo-
ro. Il soldato si era posto al centro del cerchio, mentre gli altri avevano
raccolto la poca energia che erano riusciti a radunare. Il mondo aveva co-
minciato a scomparire attorno a lui...
E proprio mentre svaniva, il messaggero aveva scorto belve mostruose
balzare sul gruppo.
Sono atterrato a poca distanza da qui, mio signore, malconcio ma anco-
ra vivo. Ci  voluto un po' di tempo per raggiungere un avamposto dove
potessi ottenere una pantera della notte... poi mi sono diretto verso la vo-
stra dimora pi in fretta che ho potuto.
Ravencrest, sconvolto dal racconto, croll contro lo schienale. E il pa-
lazzo? Anche il palazzo  in rovina? Sono stati tutti massacrati anche l?
Il messaggero esit, poi disse: Mio signore, le mura erano circondate
da guardie. Erano l ferme a osservare il popolo prima che i cancelli venis-
sero aperti... e poi sono rimaste a osservare i mostri che uscivano per di-
struggerci tutti!.
La regina non permetterebbe mai una cosa simile! sbott uno degli uf-
ficiali del nobile. Altri concordarono, ma molti tennero la propria opinione
per s.
Il comandante aveva una sua idea su cosa tali notizie implicassero. Con
la sua espressione severa, mormor: Dunque  come pensavamo. Dev'es-
sere opera degli Eletti.
Di certo nemmeno loro sarebbero cos folli! obiett Latosius.  vero,
gli stregoni degli Eletti credono di essere superiori perfino alle Guardie
della Luna, ma sono pur sempre elfi della notte come noi!
Cos dovrebbe essere, ma la loro alterigia non conosce limiti! Raven-
crest batt il pugno sul bracciolo della sedia in pietra. E non dimenti-
chiamo che gli Eletti rispondono ai comandi del nobile consigliere... Xa-
vius!
Rhonin aveva gi udito quel nome in precedenza, ma in quel momento il
veleno con cui veniva pronunciato lo turb. Si chin verso Malfurion per
chiedergli: Chi  questo Xavius?.
Malfurion si era in gran parte ripreso, grazie soprattutto all'aiuto di suo
fratello. Sostenuto da Brox, riusciva ora a stare in piedi accanto agli altri.
Xavius  colui che bisbiglia all'orecchio della regina.  il suo consigliere
pi fidato, nonch rivale di Lord Ravencrest. Non dubito sul fatto che Xa-
vius sia coinvolto nella faccenda, ma non potrebbe comunque farlo senza il
consenso della regina! Perfino gli Eletti la venerano!
Non ci crederanno mai osserv Illidan. Dimenticati di questo parti-
colare per il momento! Lascia che credano che si tratti del consigliere! Le
loro scelte saranno comunque le stesse!
Sebbene non si fidasse pienamente di Illidan, Rhonin dovette comunque
dargli ragione.
Rompendo gli indugi, Ravencrest si alz, e chiam tutti i soldati che e-
rano in servizio. I suoi ufficiali si infilarono l'elmo come per prepararsi a
balzare in sella e dirigersi immediatamente verso la capitale.
Tutte le Guardie della Luna e tutti gli incantatori di una certa abilit
dovranno essere riuniti prima possibile! Garo'thal! Invia i messaggeri a
ogni avamposto! Dobbiamo organizzare la resistenza! Questa follia deve
essere arrestata!
Latosius affront il nobile. Dobbiamo fare qualcosa per riconquistare il
Pozzo! L'uso delle armi soltanto non sar sufficiente a sconfiggere quei
mostri! Avete udito le parole del messaggero!
Il nobile barbuto avvicin con forza il suo volto a quello della Guardia
della Luna. Spero di poter contare sui poteri magici, soprattutto del vostro
celeberrimo ordine, ma, in caso contrario, l'utilizzo delle armi  l'unica co-
sa che abbiamo a nostra disposizione, non credete?
Illidan improvvisamente si scost dal fratello e dagli altri. Mio signore,
credo di poter essere di aiuto! Possiedo ancora una discreta capacit di lan-
ciare incantesimi!
Magnifico! Ne avremo bisogno! Zin-Azshari deve essere vendicata e la
regina liberata dagli Eletti!
Rhonin non riusciva a star fermo. Aveva visto quello che la Legione In-
fuocata era in grado di fare e, sebbene ci fosse avvenuto nel suo passato,
non poteva restare senza far nulla come Krasus sperava. Dentro di s, il
mago percep ancora la capacit di evocare i poteri magici. Mio signore
Ravencrest!
Il nobile lo scrut, ancora palesemente indeciso su cosa fare di lui. Che
cosa vuoi?
Avete bisogno di qualcuno che sia in grado di lanciare incantesimi. Mi
offro come volontario.
Ravencrest parve dubbioso.
In risposta a ci, l'umano evoc una sfera di luce blu sul proprio palmo
sinistro. La cosa richiese pi sforzo del solito, ma non abbastanza da farlo
notare agli altri.
Il dubbio sul volto del comandante scomparve. S, sei il benvenuto fra i
nostri... Con la coda dell'occhio, Ravencrest doveva aver notato Latosius
gi pronto a obiettare qualcosa. Soprattutto visto che ci viene offerto poco
altro.
Se l'incantesimo che ci ha isolati dall'energia del Pozzo potesse essere
rimosso...
Il che richiederebbe in primo luogo una magia di una tale potenza... Se
foste in grado di farlo, Guardie della Luna, non avremmo alcun proble-
ma!
Ascoltandoli discutere, Malfurion si sent profondamente rattristato. Sif-
fatte liti non servivano a nulla. L'azione era l'unica soluzione ma, con poca
magia a disposizione per affiancare la forza militare radunata da Lord Ra-
vencrest, il futuro appariva senza dubbio oscuro. Se solo...
L'elfo della notte spalanc gli occhi. Forse lui poteva fare qualcosa.
Come Rhonin e suo fratello prima di lui, Malfurion si avvicin al nobile.
Ravencrest lo guard incredulo.
Anche tu adesso? Pensi di poter offrire capacit magiche come il tuo
gemello? Ti darei il benvenuto se tu le avessi davvero, senza pi dar peso
ai tuoi crimini passati.
Non offro alcuna magia, Lord Ravencrest, ma un potere di tipo diverso.
Vi offro ci che il mio shan'do Cenarius mi ha insegnato.
Latosius rise in segno di scherno. Questo  lo scherzo peggiore di tutti!
Gli insegnamenti di un semidio leggendario?
Ma Ravencrest non conged Malfurion. Credi davvero di poterci forni-
re un aiuto?
L'elfo della notte pi giovane esit, poi disse: S, ma non da qui. Ho bi-
sogno di andare in un luogo pi... tranquillo.
Il nobile aggrott le sopracciglia. Pi tranquillo?
Malfurion annu. Devo andare nel tempio di Elune.
Il tempio di Madre Luna? Non avevo affatto pensato a loro. Il loro sup-
porto  senza dubbio utile in un tale momento di crisi... Ma cosa speri di
riuscire a fare da l?
Cercando di mantenere celata la propria insicurezza, Malfurion Stormra-
ge rispose: Vorrei rimuovere l'incantesimo che ha tolto il potere del Poz-
zo dell'Eternit dalle mani dei nostri stregoni, ovviamente.
Capitolo venti
Tutto era in ordine nel mondo, o almeno cos pensava Lord Xavius. I
suoi sogni, i suoi obiettivi, erano molto vicini a realizzarsi. Ancor meglio,
il Grande Abissale sembrava piuttosto compiaciuto del suo lavoro. L'in-
cantesimo che Xavius e Mannoroth avevano lanciato aveva impedito l'ac-
cesso al Pozzo a tutti, a eccezione degli Eletti; in aggiunta, aveva anche
permesso di ampliare e rafforzare il portale. Nell'arco di poche ore, le mili-
zie dell'esercito celeste erano scaturite dal varco a centinaia.
Mannoroth aveva immediatamente assunto il comando dei nuovi arriva-
ti, inviandoli all'esterno per eliminare gli impuri. Un tempo, Xavius avreb-
be trovato l'idea ripugnante, ma ora abbracciava pienamente le opinioni e i
metodi di Sargeras. Il dio conosceva meglio di chiunque altro il modo per
ottenere il paradiso perfetto che il consigliere agognava. Non era stato for-
se risparmiato il quartiere riservato alle dimore degli Eletti? Da coloro che
prestavano i propri servigi dentro il palazzo sarebbe sorta una nuova Et
dell'Oro per la razza degli elfi della notte, un'era il cui splendore avrebbe
eclissato quello delle epoche precedenti.
A Lord Xavius era stato concesso l'onore aggiuntivo di vigilare sul lavo-
ro che aveva reso possibile tutto ci. Il consigliere riusc a mantenere in
equilibrio l'incantesimo che rigenerava costantemente lo scudo protettivo.
Il lavoro richiesto era stato molto pi arduo di quanto perfino Mannoroth
pensasse e, se l'incantesimo fosse fallito in quel momento, sarebbe stato
quasi impossibile ripeterlo senza bloccare il passaggio nel portale.
Ma Xavius non aveva alcuna intenzione di permettere a un eventuale di-
sastro di intaccare il prezioso scudo. Non che si aspettasse problemi. Cosa
mai poteva accadere nel cuore del palazzo?
Una figura meditabonda avanz furtiva nella sala, scrutandosi attorno
con impazienza.
Dovvv' Mannoroth? sibil il Capobranco.
Sta dando ordini all'esercito, naturalmente rispose l'elfo della notte.
Si accinge a ripulire Zin-Azshari dalla presenza degli impuri.
Qualcosa nel volto di Hakkar turb momentaneamente Xavius. Sembra-
va quasi che il consigliere avesse appena detto qualcosa che il Capobranco
trovava divertente. Cosa fosse, per, l'elfo della notte non era in grado di
dirlo.
Dall'apertura del portale si materializzarono altre quattro Guardie Ferali.
Una delle ben pi minacciose Guardie dell'Abisso si trovava nei pressi.
Ringhi qualcosa in un idioma sconosciuto ai nuovi venuti, che marciaro-
no immediatamente fuori dalla sala.
L'esercito celeste si spost con precisione militare, obbedendo senza esi-
tazione agli ordini e mostrandosi sempre consapevole dei propri doveri.
Perfino il corpo di lite del Capitano Varo'then impallidiva a confronto,
almeno a giudizio di Lord Xavius.
Come vanno i preparativi per la caccia? chiese il consigliere a Hakkar.
L'accenno di derisione svan dal volto della figura massiccia. Sssta an-
dando bene, nobile elfo della notte. Il mio brrranco e le Guardie Ferali al
suo seguito hanno ricevuto orrrdini precisssi. Coloro che Mannoroth des-
ssidera sssaranno catturati.
Poi si volt e cammin impettito fuori dalla stanza, lasciando dietro di s
uno Xavius insolitamente soddisfatto. Sebbene nutrisse un profondo rispet-
to per il Capobranco, l'elfo della notte vedeva ormai se stesso pi vicino,
per rango, al condottiero inviato dal Grande Abissale.
Il consigliere osserv ancora una volta l'incantesimo di cui era stato in
parte artefice. L'unico segno visibile della presenza dello scudo protettivo
erano gli scintillanti noduli blu che guizzavano al di sopra del disegno ma-
gico tracciato da Mannoroth. Xavius pot tuttavia distinguere ulteriori mo-
tivi vorticanti di color arancio, giallo, verde e altri ancora. Una potente
cornucopia di energie magiche, ormai sotto il suo controllo.
Cos come possedeva il controllo del destino non solo della sua gente...
ma anche del resto del mondo.
Il tempio di Elune non ebbe bisogno di essere avvertito della catastrofe
che si era abbattuta sul regno degli elfi della notte. Non era stato investito
dalla perdita dell'energia del Pozzo, ma le sue adepte riuscivano a percepi-
re il senso di vuoto che ne era conseguito. Non appena le folle si erano re-
cate ai templi per chiedere informazioni, le sacerdotesse di tutto il regno si
erano consultate esaminando i vari metodi utilizzati fin dai tempi in cui
Madre Luna aveva toccato il cuore della prima convertita. Avevano scelto
di invitare il popolo a una preghiera di massa, in modo che Elune li conso-
lasse. Le sacerdotesse avevano rivolto anche l'attenzione al Pozzo ma, co-
me le Guardie della Luna, non erano riuscite a scoprire cosa fosse succes-
so.
Tuttavia, anche se conservavano ancora i doni concessi loro dalla dea,
ci non implicava che le sacerdotesse fossero immuni dall'orrore che si era
scatenato a Zin-Azshari. Quando la Legione aveva invaso i templi della
capitale, perfino coloro che erano lontane avevano sentito la morte delle
sorelle che vivevano l, avevano sentito la loro angoscia, mentre il branco
di demoni le massacrava senza piet.
Sorella disse una delle sacerdotesse rivolgendosi a Tyrande, intenta a
versare acqua per i fedeli. C' una persona all'ingresso che chiede di par-
lare con voi.
Vi ringrazio, sorella. Tyrande porse la brocca a un'altra sacerdotessa,
poi si affrett verso l'uscita. Riusc solo a pensare che Illidan fosse tornato
a trovarla. Tyrande era spaventata all'idea di parlare di nuovo con lui, in-
certa su cosa dirgli se l'elfo della notte le avesse proposto un eventuale ma-
trimonio fra loro due.
Ma non era Illidan, bens una persona che pensava non avrebbe rivisto se
non dopo molto, moltissimo tempo.
Malfurion! Senza rendersi conto di quel che faceva, Tyrande lo ab-
bracci, stringendolo forte.
Sentendo le gote imbrunire, l'elfo della notte sussurr:  bello rivederti,
Tyrande.
Lei si distacc. Come sei giunto fin qui? Una paura improvvisa s'im-
padron di lei. E Broxigar dov'?
 con me. Malfurion indic alle sue spalle, dove Tyrande scopr l'orco
che attendeva acquattato in un angolo buio accanto all'ingresso. Il mostru-
oso guerriero aveva l'aria inquieta e scrutava i molti elfi della notte presen-
ti.
Tyrande si guard attorno, ma non scorse nessuna guardia oltre a quelle
del tempio. Malfurion! Quale pazzia ti ha condotto fin qui? Siete forse ar-
rivati in citt soltanto per vedermi?
No... siamo stati catturati.
Ma se...
Malfurion pose con dolcezza un dito sulle labbra di Tyrande, azzittendo-
la. Quella parte della storia pu aspettare. Sei al corrente di ci che  av-
venuto a Zin-Azshari?
Solo in parte... ma anche quel poco  una cosa insopportabile! Malfu-
rion, non sai quale terrore abbiamo riconosciuto nelle menti e nelle anime
delle nostre sorelle laggi! Qualcosa di terribile...
Ascoltami! Proprio adesso la tragedia si sta diffondendo oltre la capita-
le. Il peggio  che le Guardie della Luna non possono far nulla per fermar-
la! Un oscuro incantesimo ha isolato quasi del tutto l'energia del Pozzo!
Tyrande assent. Come supponevamo... ma cos'ha a che vedere con la
tua venuta?
Qualcuno sta utilizzando la Sala della Luna in questo momento?
L'elfa della notte si ferm a riflettere. Prima s, ma sono giunti talmente
in tanti a chiedere aiuto che l'alta sacerdotessa ha deciso di lasciare libero
accesso alla sala. Adesso dovrebbe essere vuota.
Bene. Dobbiamo recarci l. Fece cenno a Brox di seguirlo e l'orco si
avvicin rapidamente. Con grande stupore di Tyrande, l'orco aveva con s
perfino un'ascia.
Siete stati catturati... ramment Tyrande a Malfurion.
Lord Ravencrest non aveva pi alcun motivo per trattenerci e mi ha
raccomandato di tenere Brox al mio fianco.
Sono in debito con entrambi ribad il guerriero dalle larghe spalle. Vi
devo la vita.
Non ci devi nulla rispose il fratello di Illidan. Poi, a Tyrande disse:
Ti prego di condurci nella Sala.
Con Tyrande alla guida del gruppo, i tre si diressero all'interno del tem-
pio. Nonostante il tentativo di Brox di rimanere il pi vicino possibile ai
compagni, non pot nascondere il suo aspetto agli elfi della notte che si e-
rano raccolti l. Molti lo guardarono con orrore e alcuni emisero perfino
delle grida di spavento, additando l'orco come se fosse lui il responsabile
del tumulto.
Le guardie li raggiunsero non appena si avvicinarono alla Sala della Lu-
na. In testa vi era la stessa che aveva parlato di Illidan a Tyrande.
Sorella...  nostra consuetudine permettere a chiunque di accedere al
tempio di Madre Luna, ma quella creatura...
Elune afferma forse che non abbia lo stesso diritto di qualsiasi altro fe-
dele?
Le guardie si guardarono incerte fra loro e la prima infine rispose: Non
dice nulla di vincolante a questo proposito, ma....
Non siamo tutti figli di Elune? Non ha forse questa creatura il diritto di
rivolgersi a lei per chiedere consiglio e utilizzare tutti i recessi del tem-
pio?
Non vi fu nessuna risposta. Infine, la guardia al comando fece loro segno
con la mano. Vi prego di nasconderlo il pi possibile alla vista degli altri.
C' gi abbastanza panico qui fuori.
Tyrande annu con gratitudine. Capisco.
Quando entrarono, trovarono soltanto due novizie nella Sala. Tyrande
avanz verso di loro, e motiv l'esigenza di riservatezza additando Brox.
In verit, bast la presenza dell'orco a incoraggiare le altre sorelle ad an-
darsene rapidamente.
Rivolgendosi a Malfurion, Tyrande domand: Cosa vorresti fare?.
Intendo attraversare di nuovo il Sogno di Smeraldo.
Tyrande non grad affatto quella notizia. Vuoi recarti a Zin-Azshari!
S. Giunto l, spero di scoprire cosa  successo al Pozzo.
Ma Tyrande intu le sue vere intenzioni. Non speri solo di conoscere la
verit, Malfurion; credo che tu intenda modificarla in qualche modo...
Invece di rispondere, Malfurion esamin il centro della Sala. Quello
sembra il luogo pi tranquillo.
Malfurion...
Devo affrettarmi, Tyrande. Perdonami.
Con Brox al seguito, Malfurion avanz verso il punto prescelto, poi si
sedette sul pavimento. Incrociando le gambe, sollev lo sguardo verso il
cielo illuminato dalla luna.
L'orco si accomod accanto all'elfo, ma fece spazio quando Tyrande li
raggiunse. Malfurion le lanci un'occhiata perplessa. Non c' bisogno che
tu rimanga.
Se esiste un modo in cui Madre Luna pu aiutarmi a guidarvi e proteg-
gervi da possibili mali, intendo trovarlo.
Malfurion le rivolse un sorriso di gratitudine, poi si fece nuovamente se-
rio. Adesso devo procedere.
Per ragioni che non comprendeva, Tyrande d'un tratto gli prese la mano
nella sua. Lui non la guard, avendo gli occhi ormai chiusi, ma per un i-
stante il sorriso riapparve sul suo volto.
E all'improvviso Tyrande sent che Malfurion la abbandonava.
Era un piano disperato, escogitato rapidamente; un piano dal quale Mal-
furion aveva intuito che Lord Ravencrest si aspettava ben poco. Per, con
le Guardie della Luna virtualmente prive di poteri, il nobile non vedeva
motivo per cui il giovane elfo della notte non potesse almeno tentare.
Adesso Malfurion sper di non aver fatto promesse vane.
La mano di Tyrande nella sua si dimostr preziosa nell'orientarlo nello
stato di trance. Il tocco dell'amica aveva confortato Malfurion, sanando
l'incredibile tensione suscitata dai terribili eventi degli ultimi giorni.
Placatosi, Malfurion si avvi nel mondo di alberi, fiumi e pietre, come
gli era accaduto mentre era insieme a Cenarius.
Eppure, questa volta non gli venne incontro la serenit degli elementi
della natura, quanto piuttosto il loro tumulto.
Il mondo non era pi in equilibrio. La foresta ne era consapevole e cos
le colline; perfino il cielo aveva avvertito l'anomalia. Ovunque si concen-
trasse, Malfurion riscontrava unicamente disarmonia. Ci lo colp con tale
forza che per un attimo ne fu quasi travolto.
Tuttavia, Malfurion torn a meditare sul lieve contatto con Tyrande, at-
tingendo un senso di pacifica energia dalla sua presenza cos vicina. La
dissonanza circostante scomparve, persistendo sullo sfondo ma incapace di
sommergerlo.
Di nuovo saldo, Malfurion evoc gli spiriti della natura, collegandosi
con ognuno di essi e lasciandoli rifluire nella sua calma interiore. Malfu-
rion comprese il loro turbamento e promise di agire in loro nome. L'elfo
della notte chiese a sua volta che gli rimanessero accanto nel caso avesse
avuto bisogno del loro aiuto, ricordando agli spiriti che sia lui sia loro de-
sideravano un ritorno all'equilibrio.
Il senso di dissonanza si affievol ulteriormente. Non sarebbe svanito del
tutto, finch gli Eletti avessero continuato a operare sul Pozzo, per Malfu-
rion era almeno riuscito a creare di nuovo una parvenza di armonia.
Compiuto ci, l'elfo fu in grado di varcare senza problemi la soglia del
paesaggio onirico.
Libero dalle costrizioni del corpo, Malfurion si attard per contemplare i
suoi amici, in special modo Tyrande. Questa volta risult pi semplice e-
vocare le immagini e trasporre la realt sul paesaggio idilliaco. Brox e
Tyrande si materializzarono immediatamente... e cos naturalmente fece il
suo corpo.
Con sua grande sorpresa, Malfurion not una lacrima scendere da una
guancia di Tyrande. Istintivamente, allung una mano per asciugarla, sco-
prendo che le sue dita vi passavano attraverso. Eppure, come se percepisse
la sua prossimit, la giovane sacerdotessa sollev la mano libera e non solo
asciug la lacrima, ma sfior quella dell'elfo della notte.
Costringendosi a distogliere lo sguardo, Malfurion volse nuovamente gli
occhi al cielo. Si focalizz sulla direzione di Zin-Azshari, poi sal.
Il familiare color smeraldo permeava ogni cosa. Malfurion si concentr,
sovrapponendo nuovamente il mondo delle ombre agli elementi della real-
t.
Ma mentre procedeva, una presenza inaspettata afferr la sua attenzione.
Al principio dubit dei suoi sensi, poi per una rapida ricerca conferm i
primi sospetti.
"Shan'do?" chiam.
Malfurion sent il maestro entrare in contatto con i suoi pensieri, anche
se in maniera indistinta. In ogni caso, il legame era sufficiente a fargli ca-
pire che Cenarius stava bene. L'ultima bestia ferale era stata sconfitta, ma
un'altra questione richiedeva con urgenza l'attenzione del semidio. Malfu-
rion si rese conto che il signore della foresta aveva avvertito la presenza
del suo studente nel Sogno di Smeraldo e lo aveva velocemente raggiunto
per fargli capire che non tutto era perduto.
Confortato dal muto messaggio di Cenarius, Malfurion prosegu. La fo-
schia verde in cui fluttuava si dirad e presto l'elfo della notte avvist il
mondo sottostante, quasi come se fosse veramente in grado di volare come
un uccello. Colline e fiumi passarono velocemente sotto i suoi occhi, men-
tre metteva meglio a fuoco la sua destinazione.
Non appena si avvicin alla capitale, Malfurion per la prima volta con-
templ l'orrore.
Per quanto terrificanti fossero state le descrizioni del messaggero, non
erano comunque riuscite a rendere il cataclisma mostruoso che si era ab-
battuto sulla meravigliosa citt. Gran parte di Zin-Azshari era stata rasa al
suolo, come se fosse stata schiacciata da un colossale macigno. Nessun e-
dificio nelle immediate vicinanze della citt era rimasto in piedi. Il fuoco
ardeva ovunque e non si trattava delle fiamme cremisi cui Malfurion era
abituato. La capitale era inondata da incendi di natura demoniaca, carichi
di un'orrenda tonalit verde o neri come la pece. Nel superarli, Malfurion
speriment il calore infernale delle fiamme, nonostante si trovasse nel re-
gno onirico.
Poi avvist per la prima volta i demoni.
Le bestie ferali gli erano gi apparse abbastanza mostruose, ma le crea-
ture che le seguivano lo fecero rabbrividire ancor di pi, soprattutto perch
erano chiaramente dotate di intelligenza. Nonostante le corna massicce, i
volti demoniaci e le forme abominevoli, si muovevano all'unisono con uno
scopo comune. Non si trattava di una torma irragionevole, ma di un vero e
proprio esercito dedito al male.
E un numero sempre maggiore ne fuoriusciva dai cancelli del palazzo,
anche mentre Malfurion si stava avvicinando.
L'elfo della notte non fu sorpreso nel notare che la vasta e maestosa
struttura non era stata minimamente danneggiata. Come il messaggero a-
veva riferito, le guardie circondavano ancora le mura. Malfurion pass ac-
canto ad alcune di loro e vide nei loro occhi un compiacimento perverso
nel contemplare l'orrendo panorama sottostante. I loro occhi argentei erano
iniettati di rosso e molte sembravano sul punto di unirsi ai demoni.
Provando un senso di repulsione, Malfurion se ne allontan prontamen-
te. Guard verso il fronte laterale del palazzo e not che anche le case de-
gli Eletti erano rimaste intatte. Alcuni servitori della regina si spostavano
perfino da un edificio all'altro, come se nulla stesse accadendo attorno a lo-
ro.
Mentre la sua ripugnanza cresceva, Malfurion si spinse verso la torre.
Come in precedenza, l'elfo della notte percep le incredibili forze che veni-
vano attinte in maniera sconsiderata dal Pozzo. Spinti da una furia inspie-
gabile, gli Eletti avevano raddoppiato i loro sforzi, e violente tempeste in-
furiavano sulla superficie del Pozzo, spingendosi anche all'interno della
citt fortificata.
La prima volta, Malfurion aveva provato a entrare nella torre molto vici-
no alla sala in cui si stava svolgendo il rituale. In quest'occasione, invece,
l'elfo della notte prov pi in basso, raggiungendo un balcone vicino al ba-
samento. Muovendosi come se fosse dentro un corpo mortale, l'elfo della
notte volteggi proprio sopra il balcone, poi si spost procedendo oltre
l'ingresso aperto.
Con sua grande sorpresa, il tentativo riusc. Quasi proruppe in una risata
per la contentezza. Nessuno aveva pensato di proteggere quell'entrata da
una presenza come la sua. La tracotanza degli Eletti gli aveva permesso di
penetrare nel palazzo con facilit.
Lentamente, Malfurion fluttu lungo il corridoio, cercando il percorso
che lo conducesse verso i piani superiori. Dopo qualche tentativo infruttu-
oso, trov la scalinata principale e, con essa, pi di una dozzina di enormi
guerrieri cornuti come quelli che aveva visto fuori.
Il suo primo istinto fu quello di ritrarsi, nella speranza che non lo indivi-
duassero. Sfortunatamente, non c'era nessun luogo in cui nascondersi. Si
prepar ad affrontare un loro attacco... poi si maledisse per la propria stu-
pidit quando un primo gruppo di demoni procedette oltrepassandolo.
Non riuscivano a scorgere le sue sembianze oniriche. Emise un sospiro
di sollievo, e aspett che l'ultima creatura scomparisse lungo il corridoio.
Quando fu chiaro che non ne erano rimaste altre, Malfurion si arm di co-
raggio e sal le scale.
Super parecchie sale, ma non si ferm a contemplarne nessuna. Ci che
cercava era proprio nella sommit della torre e, prima la raggiungeva, pi
rapidamente avrebbe escogitato un piano.
Cosa intendesse fare, non lo sapeva ancora. Nonostante si fosse conver-
tito al druidismo, Malfurion era esperto nella stregoneria quasi come suo
fratello e, perfino nella condizione presente, era convinto di poter lanciare
qualche incantesimo.
A un certo punto, Malfurion inaspettatamente incontr una barriera. Al-
lung una mano, come per saggiare l'aria. Una forza invisibile, forse la
stessa che gli aveva impedito di entrare nel tentativo precedente, gli bloc-
cava il passaggio. Forse gli Eletti, dopotutto, non erano cos sprovveduti.
Determinato a procedere, Malfurion si spinse in avanti con tutto se stes-
so. Sent la barriera respingerlo, tuttavia si accorse che pi spingeva, pi il
muro sembrava ammorbidirsi...
Malfurion vi cadde attraverso.
Il suo ingresso fu cos repentino che vi fluttu dentro, incerto su quel che
era accaduto. Voltandosi, l'elfo della notte cerc di toccare la barriera, ma
distinse unicamente una forza incerta e molto debole. O la sua presenza
aveva disgregato la barriera oppure essa era stata concepita per impedire di
entrare, non di uscire.
A poca distanza da l, Malfurion si ritrov a dover affrontare due guardie
e una porta robusta, che doveva sicuramente condurre verso il luogo in cui
erano gli Eletti. Una volta accertatosi che le guardie non lo avrebbero vi-
sto, poggi una mano sulla porta per saggiarne la resistenza.
Le sue dita vi scivolarono dentro, come se non vi fosse nulla. Facendo
appello a tutto se stesso, il giovane elfo della notte entr.
La sua prima sensazione fu di totale disorientamento, poich la sala in
cui gli Eletti compivano il loro malvagio rituale era molto pi vasta di
quanto l'aspetto esterno lasciasse supporre.
Ma gli Eletti avevano bisogno di tutto quello spazio, che era completa-
mente invaso da schiere di guerrieri grotteschi, tutti diretti verso la stessa
porta dalla quale era passato Malfurion. Da vicino i loro volti mostruosi lo
impressionarono ancor di pi. Non vi era nessuna compassione, nessuna
piet.
Combattendo con la paura, l'elfo della notte si lasci trasportare verso la
zona in cui erano all'opera gli Eletti, osservando i loro sforzi con un misto
di fascino e disgusto. Essi sembravano ormai preda di una follia estrema.
Molti avevano un sguardo famelico. I loro abiti, un tempo raffinati, pende-
vano dai corpi ossuti e alcuni facevano fatica a stare in piedi, ma tutti fis-
savano assorti e trepidanti il frutto della loro fatica: una feroce e pulsante
spaccatura nella struttura della realt.
Malfurion prese a fissare il centro della falla, ma all'improvviso fu co-
stretto a distogliere lo sguardo. Un rapido esame era stato sufficiente per
fargli avvertire il male mostruoso contenuto all'interno. Lo sorprese che gli
Eletti non riuscissero a vedere con che cosa esattamente avessero a che fa-
re.
Cercando di dimenticare il terrore che lo attanagliava, Malfurion si gir,
ritrovandosi faccia a faccia con colui che non poteva essere altri che il con-
sigliere della regina, Lord Xavius.
Il giovane galleggi a pochi centimetri dagli occhi inquietanti dell'elfo
della notte pi anziano. Aveva sentito parlare dei bulbi artificiali del con-
sigliere, occhi magici con i quali Xavius aveva volutamente sostituito i
propri. Striature rubino sfrecciarono attraverso le lenti d'ebano, nere quasi
come la forza oscura che Malfurion aveva percepito nel varco magico.
Il consigliere stava immobile, con un'espressione cos intensa sul volto
insensibile che al principio il giovane elfo della notte credette di esser stato
scoperto, ma ci, ovviamente, era soltanto una sua fantasia. Dopo un po',
Xavius avanz, superando Malfurion e dirigendosi verso il punto in cui gli
Eletti proseguivano senza sosta i propri sforzi.
Malfurion impieg un attimo per riprendersi da quell'incontro inaspetta-
to. Pi di ogni altro, Lord Xavius era colui che sia Lord Ravencrest sia le
Guardie della Luna incolpavano per l'orrore che si era scatenato. Vedendo-
lo ora, Malfurion non ebbe problemi a credervi. Tuttavia, era ancora con-
vinto che anche la regina fosse al corrente di ogni cosa, ma quello era un
fatto che avrebbe accertato successivamente.
Con determinazione, Malfurion si avvi in direzione di ci che doveva
costituire lo schieramento che controllava lo scudo. Tre stregoni degli E-
letti circondavano l'incantesimo protettivo, ma sembravano limitarsi a mo-
nitorarne l'attivit, senza intervenire direttamente sulla sua forma. Malfu-
rion li super, spostandosi in alto per esaminare i dettagli.
Lo scudo era stato realizzato con maestria, di un livello di gran lunga
superiore agli incantesimi che lui stesso era in grado di lanciare. Eppure,
Malfurion non impieg molto a capire in che modo poteva modificarlo o
addirittura cancellarlo.
Ovviamente, ci comportava che Malfurion potesse effettivamente agire
nelle sue sembianze oniriche.
Per testare quell'eventualit, l'elfo della notte sussurr all'aria. La richie-
sta non era ancora uscita dalle sue labbra che una brezza arruff legger-
mente i capelli sulla nuca di uno stregone.
La riuscita dell'esperimento entusiasm Malfurion. Se era in grado di
compiere un incantesimo come quello, quasi di certo avrebbe potuto lan-
ciarne uno in grado di forzare lo scudo protettivo. Le Guardie della Luna
non chiedevano di meglio.
Malfurion fiss il centro della matrice magica, concentrandosi sul suo
anello pi debole...
 una cosa davvero ingenua da tentare comment una voce gelida.
Istintivamente, Malfurion lanci un'occhiata dietro le spalle.
Lord Xavius ricambi lo sguardo fissandolo.
Fissando lui.
Il consigliere teneva in mano uno stretto cristallo bianco. I suoi occhi,
con i quali evidentemente era in grado di vedere perfino una forma onirica,
brillavano.
Una forza portentosa risucchi Malfurion nel cristallo. Il giovane elfo
della notte cerc di ritrarsi, ma le sue manovre si rivelarono vane. Il cristal-
lo riemp la sua vista... per poi diventare il suo mondo.
Da quella prigione minuscola e inverosimile, Malfurion osserv il volto
enorme e beffardo dell'anziano elfo della notte.
Mi viene in mente un pensiero intrigante Lord Xavius chios quasi
con distacco. Quanto tempo credi che ci impiegher il tuo corpo a morire,
privato del suo spirito? Non appena vide che Malfurion non rispondeva, il
consigliere si limit a scrollare le spalle. Ci baster attendere che l'evento
si compia, non credi?
Detto ci, Xavius si cacci il cristallo in tasca, immergendo Malfurion
nell'oscurit.
Korialstrasz e Krasus avevano raggiunto la periferia dell'area dove il
mago sperava di trovare l'elfo che stava cercando. Non sapeva in che modo
avesse intuito che quella creatura vivesse proprio l, ma sospettava che
Nozdormu avesse lasciato quella nozione nella sua mente durante la visio-
ne. Krasus ringrazi silenziosamente l'Aspetto, considerata la difficolt di
una tale ricerca. Ci gli offriva inoltre la speranza che presto questa cata-
strofe sarebbe stata sanata e che lui e Rhonin sarebbero tornati a casa.
Questo implicava, naturalmente, che lui riuscisse a trovare Rhonin.
Il suo senso di colpa nel non esser subito partito alla ricerca del suo vec-
chio allievo fu soltanto in parte attenuato dal fatto che colui che ora inse-
guiva era stato indicato da uno degli Aspetti come elemento essenziale per
l'esistenza sia del futuro sia del passato. Subito dopo aver localizzato que-
sto misterioso elfo della notte, il mago drago intendeva mettersi sulle trac-
ce di Rhonin, al quale doveva molto pi di quanto l'umano non immagi-
nasse.
Korialstrasz rallent all'improvviso, planando sugli alberi durante la ma-
novra. Non posso condurti pi vicino di cos.
Me ne rendo conto. Avvicinarsi ulteriormente all'insediamento elfico
e ai suoi abitanti avrebbe reso il gigante ben visibile.
Il drago rosso atterr, poi chin il capo fino al terreno per permettere a
Krasus di scendere. Ci fatto, Korialstrasz ispezion la zona l nei pressi.
Non siamo molto lontani. Non pi di un'ora o due.
Krasus non accenn alla fatica che gli sarebbero costate quelle due ore
di cammino, una volta lasciata la compagnia del suo io pi giovane. Hai
fatto pi di quanto osassi chiederti.
Non intendo abbandonarti proprio adesso rispose Korialstrasz, pie-
gando le ali. Nonostante la forma che mostri, non puoi aver dimenticato
che la nostra razza pu mutare le proprie sembianze. Mi trasformer in
qualcosa di pi affine a coloro con cui dovremo confonderci.
L'immensa corporatura del drago d'un tratto trem. Korialstrasz prese a
rimpicciolirsi e il suo aspetto assunse apparenze pi umanoidi.
Ma, un attimo dopo, ritorn alla sua forma naturale. Il suo sguardo si fe-
ce momentaneamente vitreo e il respiro affannoso.
Cosa c'? Krasus scrut impotente il suo io pi giovane.
Io... non riesco a trasformarmi! Anche solo provarci mi causa un tre-
mendo dolore!
Il mago ricord la propria reazione quando aveva tentato per la prima
volta di assumere di nuovo la sua forma originaria, dopo essere giunto in
quell'epoca passata. Non lo sorprese che Korialstrasz patisse un'analoga
difficolt. Lascia stare. Dovr proseguire da solo.
Ne sei sicuro? Ho notato che quando siamo insieme, soffriamo entram-
bi di meno per le malattie che ci affliggono...
Un misto di apprensione e orgoglio travolse Krasus. Era convinto che
Korialstrasz conoscesse la verit. Ma ne coglieva anche il motivo?
Se cos era, il drago non lo diede comunque a vedere. Piuttosto, Korial-
strasz aggiunse: No... so che devi proseguire da solo.
Rimarrai qui?
Finch mi sar possibile. Sembra che gli elfi della notte non si avventu-
rino spesso in questa zona. Gli alberi sono alti e mi nasconderanno bene.
Se avrai bisogno di me, accorrer al tuo richiamo.
So che lo farai rispose Krasus, conoscendo bene se stesso.
Il mago disse addio al drago pi giovane incamminandosi per l'impervio
cammino verso l'insediamento elfico. Ma prima che potesse svanire all'o-
rizzonte, Korialstrasz lo chiam sottovoce.
Credi di riuscire a trovare colui che cerchi?
Posso solo sperarlo... Krasus non aggiunse che, se falliva, tutte le cre-
ature ne avrebbero patito le conseguenze.
Korialstrasz annu.
Pi Krasus si avvicinava alla citt, allontanandosi dal drago, pi si senti-
va stanco. Eppure, nonostante il crescente stato di malessere, l'esile figura
prosegu il viaggio. Da qualche parte in quel luogo si nascondeva l'elfo
della notte che doveva trovare. Che cosa avrebbe fatto dopo averlo indivi-
duato, Krasus non lo sapeva ancora. Sperava soltanto che Nozdormu aves-
se sigillato quell'informazione nel suo subconscio, facendola riaffiorare u-
nicamente nel momento del bisogno.
Se cos non fosse stato, Krasus avrebbe dovuto agire secondo il proprio
giudizio.
Pass quella che sembr un'eternit, ma alla fine il mago avvist i primi
segni di civilizzazione. Le torce in lontananza probabilmente delimitavano
un muro di cinta o un ingresso alla citt stessa.
Adesso rimaneva da affrontare la parte pi difficile. Sebbene in tali
sembianze poteva in qualche modo assomigliare a un elfo della notte, lo
avrebbero comunque riconosciuto come creatura diversa da loro. Forse se
si tirava il cappuccio sulla testa, chinandosi in avanti...
Krasus si rese conto all'improvviso che non era pi solo nella foresta.
Giunsero da ogni direzione elfi della notte con addosso le stesse armatu-
re di coloro che l'avevano catturato in precedenza. Armi simili a lance e
spade erano puntate minacciosamente sull'intruso.
Un giovane e serio ufficiale smont da una pantera della notte, poi si av-
vicin a Krasus. Sono il Capitano Jarod Shadowsong. Sei prigioniero del
Corpo di Sorveglianza di Suramar! Arrenditi e verrai trattato con giusti-
zia.
Non avendo altra scelta, Krasus tese le mani in modo da poter essere le-
gato. Per, nel profondo del suo animo, prov una certa soddisfazione per
la cattura. In quel modo poteva giungere in citt.
E una volta arrivato l, doveva unicamente cercare di fuggire...
Capitolo ventuno
La pantera della notte soffi, mentre Rhonin tentava di montarla. Strinse
salde le redini, sperando che la bestia comprendesse che lui era l perch si
presupponeva dovesse esser l.
Ti sei sistemato? gli chiese Illidan.
Il fratello di Malfurion era diventato il carceriere ufficioso del mago, un
compito che non sembrava affatto dispiacergli. Osservava Rhonin come se
volesse apprendere da ogni suo movimento. Ogni volta che l'umano faceva
qualcosa di anche solo vagamente magico, l'elfo della notte vi prestava
un'attenzione estrema.
Rhonin non aveva impiegato molto a capirne il motivo. Fra tutti i pre-
senti, lui costituiva la fonte di magia pi potente. Gli elfi della notte appa-
rentemente sopravvalutavano i poteri di cui disponevano. Senza dubbio,
Rhonin trovava pi difficile attingere il potere per lanciare incantesimi, ma
non cos tanto da essere indifeso come la maggior parte di loro. Soltanto il
giovane Illidan sembrava possedere capacit simili alle sue.
"Potrei aiutarlo" pens il mago. "Se vuole imparare, lo aiuter ad ap-
prendere. " Indipendentemente dalla sua opinione su Illidan, Rhonin vede-
va in lui un grande potenziale.
Sperava soltanto che un po' di quel potenziale risultasse utile quando a-
vrebbero affrontato la Legione Infuocata.
Partirono da Suramar, dirigendosi in groppa alle pantere a Zin-Azshari,
il pi veloce possibile. Rhonin sent una sorta di trepidazione nell'andar vi-
a, poich cos poneva ancor pi distanza fra s e Krasus. Il mago era sem-
pre pi sicuro di non essere destinato a far ritorno nella propria epoca. Po-
teva unicamente sperare che, qualsiasi cosa il tempo avesse in serbo per
Vereesa e i bambini, la loro si sarebbe rivelata una vita degna di essere vis-
suta.
Presumendo, naturalmente, che ci sarebbe stato un futuro.
Lord Ravencrest li fece cavalcare tutta la notte e durante il giorno. Sol-
tanto quando divenne chiaro che molti animali non riuscivano a proseguire
oltre, il nobile ordin a malincuore di fermarsi.
Le loro fila erano aumentate, altri si erano uniti lungo il cammino, grazie
ai cavalleggeri inviati in anticipo per avvertire la popolazione. Ormai se ne
contavano pi di un migliaio e altri giungevano incessantemente. Lord Ra-
vencrest intendeva radunare un contingente il pi ampio possibile, prima
di affrontare il nemico, intento condiviso da Rhonin, che conosceva bene
la potenza terribile dei demoni.
Avendo deciso per conto proprio in che modo procedere, il mago si av-
vicin infine a Lord Ravencrest, offrendogli tutte le informazioni che riu-
sc a ricordare sui potenziali nemici. Gli disse che la Legione Infuocata a-
veva un tempo invaso la sua "patria lontana, e aveva distrutto ogni cosa" -
quest'ultimo particolare, almeno, era vero. Rhonin descrisse inoltre al nobi-
le l'andamento della guerra spaventosa e quanta devastazione avesse cau-
sato prima che i difensori fossero riusciti a ricacciare indietro i demoni.
Anche se non era chiaro a quali particolari Lord Ravencrest avesse cre-
duto, il nobile tenne almeno in considerazione la descrizione dei demoni
fatta da Rhonin, ordinando ai suoi soldati di adattare le proprie tattiche in
base a quelli che potevano essere i punti deboli delle creature. A Latosius e
alle Guardie della Luna non piaceva la prospettiva di affrontare le bestie
ferali, ma Ravencrest li rassicur sul fatto che un contingente dei suoi sol-
dati migliori li avrebbe scortati in ogni momento. Aggiunse inoltre che i
combattenti in questione avrebbero colpito innanzitutto i tentacoli, ridu-
cendo ulteriormente il pericolo per gli incantatori.
Il comandante elfico ovviamente cap che Rhonin aveva omesso diversi
dettagli, ma non lo incalz, grato per le preziose informazioni gi raccolte.
Sebbene fosse cresciuto enormemente, l'esercit non rallent. Una notte
di viaggio si trasform in due, poi in tre. Lanciando un incantesimo che gli
permetteva di vedere nell'oscurit come i suoi compagni di spedizione,
Rhonin si adatt rapidamente all'attivit notturna. Si disse comunque con-
sapevole che i demoni non si curavano affatto del sole o della luna, e que-
sto turb il nobile. I mostruosi guerrieri della Legione Infuocata avrebbero
lottato fino allo stremo delle forze. I difensori dovevano prepararsi a fron-
teggiarli anche durante il giorno.
Non appena il gruppo di elfi della notte si fece pi vicino a Zin-Azshari,
not una luce verde e innaturale illuminare l'aria. Sembrava provenire non
dal cielo tenebroso, ma dalla citt stessa.
Per Elune! mormor un soldato.
Mantenete la calma ordin Lord Ravencrest. Si allung, scrutando
davanti a s. Sta arrivando qualcosa... e velocemente.
Rhonin non aveva bisogno di chiedere di cosa si trattasse. Sono loro.
Sapevano gi che saremmo arrivati e intendono incontrarci prima possibi-
le. Non perdono mai tempo. La Legione vive solo per combattere.
Il comandante concord. Avrei preferito avere la possibilit di perlu-
strare la zona e farmi un'idea del nemico. Ma se i demoni intendono com-
battere ora, non li deluderemo di certo. Suonate il richiamo!
I corni squillarono e gli elfi della notte si disposero in formazione di bat-
taglia. Le migliaia di elfi della notte, di cavalieri in armatura e di soldati di
fanteria erano uno spettacolo impressionante. Rhonin ripens alle forze
dell'Alleanza e a come avessero destato in lui uno sgomento simile la pri-
ma volta che le aveva viste prepararsi per opporsi agli alleati dei demoni, il
Flagello.
Rievoc inoltre le fila che quel giorno erano state fatte a pezzi dalla furia
crudele degli invasori.
"Non accadr di nuovo!" Il mago osserv Illidan, che sembrava molto
meno fiducioso, ora che si trovava di fronte alla realt.
Non farti confondere dalla paura si raccomand Rhonin, sapendo do-
ve questa potesse portare. Hai un dono, Illidan. Ti ho insegnato come atti-
rare il potere verso di te. Il Pozzo pu essere irraggiungibile per noi, ma la
sua essenza permea la terra, il cielo e tutto il resto. Se riesci a percepirla,
sarai in grado di fare qualsiasi cosa facevi prima che apparisse lo scudo.
Riconosco la tua saggezza, shan'do replic malinconicamente il gio-
vane elfo.
Rhonin aveva gi udito quella parola quando Malfurion si era rivolto al
suo maestro, il semidio Cenarius. Si chiese dove fosse ora il signore della
foresta. Un essere cos vicino agli elementi era necessario in momenti co-
me quelli.
Poi avvistarono le prime figure abominevoli che marciavano e i pensieri
di Rhonin si tinsero unicamente del desiderio di sopravvivere.
Sopravvivere... e rivedere Vereesa.
La Legione Infuocata aveva seminato rovine ovunque, eppure i demoni
bramavano ulteriore distruzione. Le bestie ferali latrarono e le truppe di
demoni alle loro spalle ruggirono fameliche e bramose nel vedere innume-
revoli file di soldati davanti a loro. Erano giunte altre vittime da eliminare
e altro sangue da versare.
Con un unico, raccapricciante ululato di battaglia, i demoni andarono
all'attacco.
Lord Ravencrest assent.
Arcieri, preparatevi! grid l'ufficiale.
Migliaia di archi puntarono al cielo.
Il nobile tese la mano verso l'alto, con lo sguardo fisso sul nemico. La
torma di demoni si avvicinava... sempre di pi...
Ravencrest abbass la mano.
Come uno stormo di banshee urlanti, una pioggia di frecce vol contro il
nemico. Pur consapevole della morte imminente, la Legione Infuocata non
rallent il passo. Non vedeva altro che le creature destinate a perire.
I dardi piombarono sul nemico.
Erano senza dubbio demoni, ma pur sempre fatti di carne. La prima fila
di belve venne falcidiata. Alcune avevano cos tante frecce conficcate nel
corpo da non riuscire a giacere distese sul terreno. Dappertutto le bestie fe-
rali crollavano. Una o due Guardie dell'Abisso si schiantarono al suolo.
Ma la Legione Infuocata calpest imperterrita i propri membri caduti. Le
bestie ferali ruggirono con ancor pi furore mentre si avvicinavano alle li-
nee degli elfi della notte.
Maledizione! mormor Lord Ravencrest. Un'altra bordata di frecce.
Svelti!
Con tranquilla precisione, gli arcieri si prepararono. Il nobile barbuto
non perse tempo a dare l'ordine di colpire.
Di nuovo, la morte si abbatt sul branco di demoni, ma questa volta con
effetti molto minori. Ormai la Legione alzava gli scudi, formando fila pi
compatte.
Non sono semplici bestie disse un ufficiale accanto a Rhonin. Impa-
rano troppo in fretta!
Lord Ravencrest lo ignor. Tutti gli arcieri si dispongano sulle retrovie!
Posizionatevi e tenetevi pronti a colpire le righe interne! Lancieri! Prepara-
tevi alla carica!
Mio signore! chiam Rhonin. Posso?
A questo punto, mago, qualsiasi cosa desideriate vi verr concessa! Fa-
te pure!
Rhonin fiss l'area davanti alle prime file di demoni che avanzavano. Si
concentr, raccogliendo tutta l'energia di cui disponeva. Ci volle pi sforzo
del consueto, ma non cos tanto da impedirgli di aver successo.
Serr gli occhi.
Il terreno scoppi davanti alla Legione Infuocata, in un'esplosione di
fango e roccia che invest i guerrieri mostruosi come un fronte di pesanti
catapulte. Molte Guardie Ferali vennero scaraventate in aria, mentre altre
rimasero sepolte da tonnellate di terriccio. Un enorme masso atterr sopra
una belva, rompendole la spina dorsale in due come un ramoscello. La
torma incalzante si ferm e molti si scontrarono l'uno con l'altro.
Gli arcieri approfittarono immediatamente della situazione, spedendo
un'altra scarica di frecce contro il branco accalcato. Ne caddero altri, mol-
tiplicando la confusione sul campo.
L'allegria si diffuse fra i soldati. Le Guardie della Luna, d'altro canto,
sembrarono piuttosto gelose di Rhonin. Latosius ringhi contro i compagni
stregoni, incitandoli all'azione.
Gli sforzi degli stregoni elfici si dimostrarono molto meno efficaci di
quelli di Rhonin. Anelli di energia piombarono sui guerrieri della Legione
Infuocata, spesso scomparendo senza alcun effetto. Una manciata di de-
moni stramazz al suolo, ma alcuni di essi riuscirono a riprendersi.
Sono inutili! afferm Illidan sprezzante.
Fanno ci che possono lo corresse il mago.
Invece di discutere, il giovane elfo della notte d'un tratto indic lo stuolo
di demoni, mormorando.
Tentacoli serpeggianti di energia nera s'insinuarono attorno alla gola di
dozzine di belve alla testa della Legione Infuocata. I demoni lasciarono
armi e scudi, provando a liberarsi dalle spire lacerandole, ma prima di riu-
scirvi i tentacoli bruciarono loro il collo, penetrando facilmente nella carne
e nelle ossa... e finendo per decapitare ogni bersaglio di Illidan.
Rhonin riusc a celare a malapena il proprio disgusto. Qualcosa nella
scelta dell'elfo della notte non si addiceva al giovane ma, quando Illidan
cerc la sua approvazione, il mago riusc comunque ad annuire. Non pote-
va certo scoraggiare l'unica altra persona che possedeva qualche abilit. Se
fossero sopravvissuti, Rhonin gli avrebbe insegnato modi ulteriori, miglio-
ri e pi appropriati, per affrontare il nemico.
E se non fossero sopravvissuti...
Ancora una volta, per, la Legione Infuocata riusc a ritrovare la com-
pattezza. Le belve ruggirono, con le mazze e le altre orrende armi tenute in
alto e pronte all'uso.
Dobbiamo attaccarle adesso decise Ravencrest. Voi due rimanete in
fondo e continuate a fare tutto il possibile! Per il momento siete la nostra
arma migliore... e forse lo sarete fino alla fine!
Illidan chin il capo in ossequio al nobile. Vi ringrazio, mio signore.
Ho detto la verit, ragazzo... l'atroce verit.
Dopo queste parole, il comandante degli elfi della notte spron la sua
cavalcatura innanzi, per unirsi ai guerrieri. Lord Ravencrest estrasse l'ar-
ma, sollevandola alta.
I lancieri tesero i muscoli. Alle loro spalle, i soldati di fanteria si prepa-
rarono a seguirli. Nelle retrovie, gli arcieri si apprestarono a una nuova
bordata.
Ravencrest men colpi con la spada verso il basso.
I corni risuonarono. Gli arcieri tirarono.
L'esercito degli elfi part alla carica contro il nemico, con le pantere del-
la notte che furiose ringhiavano sfidando i demoni.
Proprio mentre i lancieri si accostavano, le frecce colpirono. Distratti
dalla carica, i demoni dell'avanguardia vennero decimati dai dardi. Il di-
sordine s'impadron della prima fila, esattamente come Lord Ravencrest
aveva previsto.
L'agilit delle pantere della notte permise ai lancieri di spingersi in pro-
fondit. Nonostante la loro immensa mole, numerose Guardie Ferali ven-
nero scagliate in aria, mentre le lance degli elfi della notte sfondavano le
loro armature.
La pura e semplice potenza dell'attacco fece arretrare la Legione Infuo-
cata. Le pantere della notte provocarono molti danni, mordendo e laceran-
do le belve che avanzavano in blocco verso di loro. I soldati di fanteria si
unirono dalle retrovie, colmando i vuoti e spingendosi contro qualsiasi co-
sa non facesse parte del loro schieramento.
Con le lance divenute quasi del tutto inutilizzabili, i cavalleggeri estras-
sero le armi corte e diedero battaglia. Molto indietro, gli arcieri continua-
rono a scagliare raffiche di frecce contro i ranghi nemici, al di l della linea
impegnata nei combattimenti.
Un'altra fila di cavalieri, fra i quali vi era anche Lord Ravencrest, stava
ancora in attesa. Lo sguardo del nobile scattava avanti e indietro, esami-
nando ogni scontro individuale, alla ricerca dei punti deboli.
Anche Rhonin e Illidan non stavano con le mani in mano. Il mago lanci
un incantesimo che solidific l'aria sopra una parte dell'accozzaglia, facen-
dovi letteralmente crollare sopra il cielo. Illidan, nel frattempo, ripet il
suo incantesimo a spirale, strangolando e decapitando parecchi demoni in
un sol colpo.
Le Guardie della Luna fecero il possibile, anche se i loro sforzi si rivela-
rono quasi del tutto vani. Nonostante si impegnassero al massimo, non e-
rano in grado di ovviare alla mancanza di un legame diretto con il Pozzo
dell'Eternit, mancanza sottolineata dalla loro espressione sempre pi fru-
strata.
Poi, uno degli stregoni degli elfi della notte url, e cadde all'indietro. Nel
lasso di tempo in cui precipit a terra, la sua pelle si sciolse come fosse
stata acqua e fu ridotto a uno scheletro in una pozzanghera di ci che era
stata la sua carne. Le altre Guardie della Luna fissarono il cadavere coster-
nate, e fu unicamente la voce di Latosius a ricondurle al loro dovere.
Rhonin esamin rapidamente la Legione, per individuare la fonte dell'in-
cantesimo. Non impieg molto a localizzare l'autore, una figura sinistra in
una delle linee pi arretrate. L'incantatore assomigliava a una Guardia Fe-
rale, ma aveva una lunga coda da rettile e un'armatura molto pi decorata.
Su quest'ultima indossava un abito nero e rosso sangue. Gli occhi, che os-
servavano il campo di battaglia, rivelavano un'intelligenza ben superiore a
quella delle belve in prima linea.
Rhonin non ne aveva mai affrontato uno personalmente, ma dalle carat-
teristiche lo riconobbe come uno stregone Eredar. Gli Eredar non erano
soltanto gli stregoni della Legione Infuocata, ma agivano altres come uffi-
ciali e strateghi.
Per lo stregone aveva commesso l'errore di supporre che le Guardie
della Luna fossero artefici degli incantesimi pi devastanti. Ci diede a
Rhonin l'opportunit di cui aveva bisogno.
Osserv lo stregone Eredar lanciare un altro incantesimo, ma mentre co-
stui procedeva, Rhonin se ne appropri, ritorcendoglielo contro.
Il demone spalanc le fauci mentre la pelle si staccava dal corpo. La
bocca zannuta si contorse in un grido belluino e il suo sguardo si indirizz
verso il mago.
Fu l'ultimo atto dello stregone. La bocca continu ad allargarsi, ma solo
perch ormai non v'era pi nulla che tenesse fermo l'osso della mandibola.
Per un brevissimo attimo, la figura scarnificata rimase immobile... poi i re-
sti dello scheletro crollarono in un ammasso che scomparve sotto la fiu-
mana sterminata delle Guardie Ferali.
Senza nessuno al comando, quella parte della Legione Infuocata fin
preda del caos. Gli elfi della notte avanzarono rapidamente. Le prime linee
dei demoni cedettero...
Li stiamo sconfiggendo! proclam un giovane ufficiale vicino a Ra-
vencrest.
Ma altrettanto velocemente di quando avevano vacillato, i demoni ripre-
sero a muoversi in avanti con ancor maggiore determinazione. Dal fondo
giunse una Guardia dell'Abisso che li diresse all'attacco frustandoli. Altre
bestie ferali lottarono per farsi strada fra i difensori e raggiungere gli stre-
goni nemici.
Gli elfi della notte urlarono, mentre due Infernali procedevano con furia
verso la cavalleria, travolgendo soldati e animali. Un varco si apr fra le fi-
la degli elfi e i demoni vi si riversarono.
Avanti! url Ravencrest a coloro che erano insieme a lui. Non lascia-
te che facciano a pezzi le nostre linee!
Attacc con gli altri cavalleggeri i mostruosi guerrieri che avevano sfon-
dato il fronte. Ravencrest tagli i tentacoli di una delle belve, poi diresse la
lama alla testa. Una pantera della notte si avvent su un altro demonio,
squarciandolo con le lunghe zanne e gli artigli.
La breccia si ridusse... fino a scomparire. Le linee elfiche si riformarono.
Ma sebbene avessero ricompattato il fronte, i difensori furono ricacciati
indietro. A dispetto dei tanti mostri ammazzati, sembrava che un numero
di belve due volte maggiore fosse giunto a rincalzare lo sciame.
Rhonin imprec nel lanciare un ennesimo incantesimo, che scagli una
serie di dardi mortalmente scintillanti contro la Legione Infuocata. Per
quanto il suo potere fosse cresciuto, il mago sapeva che avrebbe potuto fa-
re di pi con il Pozzo a disposizione. Cosa anche pi grave, lui e Illidan
fornivano ancora l'apporto maggiore dal punto di vista magico, ma nessu-
no dei due poteva essere dappertutto sul campo di battaglia. Nonostante
l'impazienza nell'utilizzare qualsiasi incantesimo per trucidare i demoni, Il-
lidan si stava indebolendo in fretta e Rhonin non si sentiva molto meglio
del giovane elfo della notte. Con l'energia del Pozzo cui attingere libera-
mente, avrebbero potuto lanciare pi incantesimi con esiti molto pi soddi-
sfacenti.
Nuove grida si levarono, mentre gli elfi della notte subivano perdite
sempre maggiori. Le Guardie Ferali fracassarono teste e schiacciarono to-
raci protetti dalle armature. Le mute demoniache sbranarono i soldati di
fanteria. Le Guardie dell'Abisso balzarono nella mischia, tuffandosi addos-
so agli elfi della notte e facendosi strada con le armi. Gli Infernali presero
a spuntare da ogni dove, spargendosi sui difensori come le frecce degli elfi
della notte avevano fatto in precedenza.
Un'altra Guardia della Luna gett un urlo, ma questa volta perch una
delle bestie ferali era sgusciata fra gli elfi della notte. Quattro soldati riu-
scirono a staccarle i tentacoli, conficcandole poi le lame nel petto, ma or-
mai era troppo tardi per salvare lo stregone.
Un'altra nuvola di frecce si lev dagli arcieri... e subito descrisse un mo-
vimento ad arco abbattendosi all'indietro su di loro. Sebbene diversi ebbe-
ro la prontezza di riflessi per fuggire, molti rimasero trafitti dalla stupefa-
cente inversione.
Quelli colpiti perirono in fretta, mentre i loro stessi dardi penetravano
nella gola e nel petto.
Rhonin cerc gli stregoni Eredar responsabili, ma non riusc a indivi-
duarli. Imprec nuovamente per non poter essere presente a tutte le azioni
della battaglia e per non ottenere sempre gli effetti che sperava.
"Stiamo perdendo!" Per quanto si impegnassero, i soldati avevano biso-
gno del sostegno delle Guardie della Luna... e queste avevano a loro volta
bisogno del Pozzo. Malfurion aveva detto che intendeva rimuovere lo scu-
do posizionato sul Pozzo dagli Eletti, ma ci risaliva a giorni prima. Rho-
nin poteva solo dedurre che l'incantesimo del giovane elfo della notte fosse
fallito... o che Malfurion fosse morto nel tentativo.
Il fronte si sta nuovamente sfaldando! grid qualcuno.
Rhonin dimentic subito Malfurion. Ormai esisteva soltanto la batta-
glia... la battaglia e Vereesa. Con quello che avrebbe potuto essere un ul-
timo silenzioso addio alla sua amata, il mago si concentr ancora una volta
sulle file sconfinate di demoni, provando a escogitare un altro incantesimo
devastante, gi sapendo che, di per s, non sarebbe comunque bastato a
fermarli.
Ma esisteva d'altra parte qualcosa che qualcuno poteva fare per fermarli?
Sciamana, c' stato qualche cambiamento?
Tyrande scosse la testa. No. Il suo corpo respira, ma lo spirito  assen-
te.
L'orco aggrott la fronte. Morir?
Non lo so. Sarebbe stato meglio se ci fosse avvenuto? Tyrande non
ne aveva idea. Aveva vegliato il corpo di Malfurion per pi di tre notti,
dapprima nella Sala della Luna, poi in una stanza ancora pi all'interno del
tempio. Le sacerdotesse pi anziane si erano dimostrate comprensive, ma
avevano ostentato di ritenere che non si potesse far nulla per il suo amico.
Potrebbe dormire per sempre le aveva detto una di esse. Oppure il
corpo potrebbe morire per mancanza di cibo.
Tyrande aveva cercato di nutrire Malfurion, ma il suo corpo era immobi-
le e non rispondeva agli stimoli. Non os fargli gocciolare un po' d'acqua
in gola, per paura che morisse soffocato.
L'ultima notte, Brox aveva cautamente suggerito che se fossero stati cer-
ti che non c'era pi alcuna speranza, sarebbe stato meglio porre fine rapi-
damente alle sofferenze di Malfurion. Si era perfino candidato per farlo.
Per quanto tremendo fosse stato udire quelle parole, la sacerdotessa novi-
zia comprese che l'orco stava offrendo lo stesso aiuto che avrebbe dato a
un fedele compagno. Il guerriero teneva a Malfurion.
Non avevano idea di cosa fosse accaduto alla sua forma onirica. Per quel
che ne sapevano, fluttuava ancora sopra di loro, incapace per qualche mo-
tivo oscuro di rientrare nel corpo. Tyrande nutriva dubbi e, in ogni caso,
sospettava che gli fosse accaduto qualcosa, quando aveva cercato di di-
struggere l'incantesimo dello scudo. Forse l'equilibrio del suo spirito era
stato compromesso durante quel tentativo.
Il pensiero di perdere Malfurion la tormentava pi di quanto avesse rite-
nuto possibile. Perfino la rischiosa missione di Illidan non la turbava cos
tanto. Certo, era preoccupata per Illidan, ma non allo stesso modo in cui si
struggeva per colui il cui corpo giaceva davanti a lei.
Ponendo una mano sulla guancia di Malfurion, la sacerdotessa della luna
si concentr, non per la prima volta. "Malfurion... torna da me."
Ma ancora lui non reag.
Tozze dita verdi toccarono gentilmente il suo braccio. Tyrande guard
gli occhi inquieti dell'orco. Non le sembr affatto brutto, ma semplicemen-
te uno spirito affine che condivideva il suo dolore.
Sciamana, non avete dormito, n siete mai uscita da questa stanza. Non
va bene. Fate due passi. Respirate l'aria della notte.
Non posso lasciarlo...
Ma Brox non prest ascolto alle sue proteste. A che gioverebbe? A nul-
la. Malfurion rimarr immobile e al sicuro. Lui stesso sarebbe d'accordo
con me.
Gli altri vedevano in Brox un barbaro, ma Tyrande si rendeva sempre
pi conto che l'orco era semplicemente una creatura nata in una societ pi
primitiva. Brox comprendeva i bisogni di un essere vivente e capiva i peri-
coli del trascurare tali bisogni.
Se si fosse ammalata non sarebbe stata in grado di aiutare Malfurion.
Va bene... ma solo per pochi minuti.
Brox la aiut ad alzarsi. La giovane sacerdotessa si rese conto che aveva
le gambe rigide e quasi insufficienti a reggerla in piedi. Il suo amico aveva
ragione: aveva bisogno di rinvigorirsi, se desiderava continuare a stare vi-
cino a Malfurion.
Con l'orco al fianco, Tyrande percorse tutto il tempio fino all'ingresso.
Come in precedenza, i corridoi esterni erano pieni di cittadini spaventati e
confusi, che cercavano tutti di ottenere rassicurazioni dalle seguaci di Ma-
dre Luna.
Tyrande temeva che avrebbero dovuto faticare per guadagnare l'uscita,
ma la folla si muoveva rapidamente per evitare Brox. L'orco non reag alla
loro costante repulsione, ma Tyrande si sent comunque imbarazzata. Elu-
ne aveva sempre raccomandato il rispetto per tutte le creature, ma pochi el-
fi della notte si dimostravano rispettosi nei confronti delle altre razze.
I due giunsero in piazza. Una brezza leggera li sfior, e la seguace di E-
lune si ricord della sua infanzia. Aveva sempre amato il vento e, se non
fosse sembrato sconveniente, avrebbe allargato le braccia per cercare di
abbracciarlo come quando era piccola.
Per diversi minuti, Tyrande e Brox rimasero semplicemente l immobili.
Poi il senso di colpa travolse nuovamente la sacerdotessa, poich i suoi ri-
cordi d'infanzia arrivarono a includere anche i momenti vissuti con Malfu-
rion. Alla fine, chiese scusa all'orco e insist per tornare dentro. Brox si
limit ad annuire in tono comprensivo e la segu.
Non avevano ancora raggiunto i gradini del tempio, quando una delle
guardie del Corpo di Sorveglianza di Suramar si rivolse a Tyrande. L'elfa
della notte esit, incerta se il soldato cercasse di importunarla a causa di
Brox.
Ma l'ufficiale, a quanto pareva, aveva un'altra missione da compiere.
Sorella, perdonatemi. Sono il Capitano Jarod Shadowsong.
Conosceva il suo volto, ma non il nome. Era poco pi vecchio di lei e
con lineamenti piuttosto pieni per essere un elfo della notte. I suoi occhi,
pi a mandorla della media, gli conferivano un'espressione inquisitoria,
perfino quando cercava di mostrarsi amichevole e gentile, come in quel
momento.
Avete bisogno di qualcosa, capitano?
Di un po' del vostro tempo, se posso permettermi di essere cos audace.
Ho con me un prigioniero che ha bisogno di aiuto.
Al principio Tyrande voleva rifiutare, essendo l'urgenza di tornare da
Malfurion in cima ai suoi pensieri, ma poi il senso del dovere prese il so-
pravvento. Come poteva rifiutarsi di aiutare uno sfortunato che richiedeva
i suoi poteri curativi? Con piacere.
L'orco fece per seguirli, ma il Capitano Shadowsong lo guard di traver-
so. Quella cosa verr con noi?
Preferireste forse che rimanesse qui in piazza da solo, specie in un
momento difficile come questo?
L'ufficiale scosse la testa con riluttanza, ponendo termine alla discussio-
ne. Poi si volt e accompagn la coppia.
Suramar aveva unicamente un piccolo ambiente per i prigionieri, poich
la maggior parte veniva spedita alla Fortezza di Black Rook. La struttura
in cui il Capitano Shadowsong li port era stata ricavata nella base di un
albero ormai deceduto da tempo. Le radici formavano lo scheletro dell'edi-
ficio e le maestranze avevano creato il resto con la pietra. Non esisteva un
edificio pi solido di quello, se non la Fortezza di Lord Ravencrest, e il
Corpo di Guardia di Suramar ne era orgoglioso.
Tyrande scrut la costruzione con una certa inquietudine, immaginando,
dal suo aspetto, che potesse ospitare soltanto criminali della peggiore spe-
cie. Si fece comunque coraggio e non mostr alcun timore quando il capi-
tano la fece entrare.
La sala esterna era priva di mobilio, se non per una semplice scrivania in
legno dove l'ufficiale in servizio stava sicuramente lavorando. La maggior
parte dell'esercito di Suramar era in battaglia, e i pochi soldati agli ordini
del Capitano Shadowsong erano fuori, per cercare di mantenere l'ordine
pubblico.
L'abbiamo trovato nella foresta la sera stessa che Lord Ravencrest 
partito insieme alla forza di spedizione. Molti dei nostri incantesimi inqui-
sitori hanno fallito su di lui, sorella, ma alcuni conservano tutt'ora un effet-
to. Uno di essi ci ha avvertito della presenza dell'intruso. Con le fughe av-
venute nel recente passato... E qui guard per un istante l'orco. Evidente-
mente, il Capitano Shadowsong era al corrente della condizione di Brox,
altrimenti avrebbe cercato di arrestarlo all'istante. ... non abbiamo corso
rischi e siamo andati subito a dare un'occhiata.
E cos'ha tutto questo a che vedere con me?
Il... prigioniero... che abbiamo trovato era piuttosto stanco. Dopo aver
capito che non era un trucco, abbiamo deciso di portarlo indietro con noi.
Da allora non si  pi ripreso. Per via del suo aspetto insolito, vorrei che
rimanesse in vita finch non torner Lord Ravencrest. Per questo alla fine
sono giunto da voi.
Se  cos, vi prego di farmi strada replic l'elfa con gentilezza, curiosa
di scoprire chi fosse il prigioniero. Dopo Brox, quasi si aspettava di vedere
un altro orco, ma la reazione del Capitano Shadowsong nei confronti di
Brox rendeva tale supposizione inesatta.
Eccolo qui.
La sacerdotessa si attendeva qualcosa di enorme e bellicoso, ma la figura
all'interno della cella non era pi alta di un elfo della notte di media statu-
ra. Era anche pi snella della maggior parte di loro. Sotto il cappuccio,
Tyrande not un volto smunto molto simile al proprio, ma pi pallido, qua-
si spettrale, e con occhi meno pronunciati. A giudicare dalla forma del
cappuccio, anche le orecchie dovevano essere pi piccole.
Sembra uno di noi... ma non lo  osserv l'elfa.
 come lo spettro di uno di noi la corresse il capitano.
Ma Brox venne avanti, quasi ipnotizzato dalla figura inquietante. El-
fo?
Forse... comment il prigioniero, con una voce ben pi profonda e so-
lenne di quanto il suo aspetto non suggerisse. Anche lui sembrava ugual-
mente incuriosito da Brox. Che cosa ci fa qui un orco?
Sapeva a quale razza apparteneva il suo compagno. Tyrande trov la co-
sa estremamente interessante, soprattutto visti i molti e strani visitatori so-
praggiunti nel regno negli ultimi tempi.
Poi il prigioniero toss forte e il suo senso di protezione prese il soprav-
vento. L'elfa della notte insist affinch il capitano le aprisse la porta.
Non appena si avvicin alla stuoia su cui giaceva il prigioniero, la gio-
vane sacerdotessa non pot fare a meno di guardarlo in viso. C'era pi di
quanto non apparisse a un primo sguardo. Tyrande percep in lui una pro-
fondit di saggezza e di esperienza che la scosse letteralmente nell'anima.
In qualche modo, Tyrande riconobbe di avere di fronte un essere molto,
molto antico, le cui condizioni presenti non avevano nulla a che vedere con
l'et.
Siete veramente dotata di talento sussurr il prigioniero. Lo spera-
vo.
Cosa vi affligge?
Lui le lanci uno sguardo paterno. Nulla che voi possiate alleviare. Ho
convinto il capitano a trovare qualcuno come voi, perch il tempo si sta fa-
cendo sempre pi scarso.
Non mi avete mai chiesto di fare una cosa simile! protest il Capitano
Shadowsong. Sono andato di mia scelta.
Come preferite... ma gli occhi del prigioniero rivelavano qualcosa di
diverso a Tyrande. Poi volse nuovamente lo sguardo su Brox. Be', tu sei
qualcosa che non avevo messo in conto e ci mi preoccupa. Non dovresti
essere qui.
L'orco brontol. Me l'ha detto anche l'altro.
Altro? Chi  l'altro?
Quello con le fiamme per capelli, quello che ha detto... Brox si ferm
e, dopo un'occhiata furtiva al capitano, mormor: Colui che si  riferito a
questa epoca come al passato.
Con grande sorpresa di Tyrande, il prigioniero si alz in piedi. Il Capita-
no Shadowsong fece per spostarsi in avanti, sguainando la spada, ma la sa-
cerdotessa lo ferm con un cenno della mano.
Hai visto Rhonin?
Lo conoscete? chiese Tyrande.
Siamo venuti qui insieme... credevo fosse intrappolato... in un altro
luogo.
Nella radura di Cenarius aggiunse l'elfa della notte.
Il prigioniero esplose in un'autentica risata. Che sia stato il fato, il caso
o Nozdormu a rendermi un tale servigio, sia lodato! S, il posto era quel-
lo... ma come fate a conoscerlo?
Ci sono stata... con dei miei amici.
Davvero? Il volto smunto si avvicin al suo. Amici?
Tyrande in quel momento fu incerta sul da farsi. Il prigioniero conosce-
va molti particolari che la maggior parte degli elfi della notte ignoravano,
di ci era sicura. Prima di proseguire... vorrei sapere il vostro nome.
Perdonate i miei modi scortesi! Mi chiamo Krasus.
Brox reag alle sue parole. Krasus! Rhonin ha parlato di voi! L'orco si
mise in ginocchio. Venerabile... io sono Broxigar... lei  la sciamana,
Tyrande.
Krasus si accigli. Forse Rhonin ha parlato troppo... e di conseguenza
ha interferito ancor di pi con la storia.
La reazione del suo compagno sistem la faccenda per la giovane sacer-
dotessa. Sollevandosi, si rivolse al capitano. Vorrei portarlo con me nel
tempio. Credo che l potrebbero prendersi cura di lui in maniera pi ade-
guata.
Non se ne parla neanche! Se dovesse fuggire...
Vi do la mia parola che non lo far. Inoltre, voi stesso avete detto che 
fondamentale che si riprenda. Dopotutto, dovr affrontare il giudizio di
Lord Ravencrest...
L'ufficiale corrug la fronte. Tyrande gli sorrise.
Molto bene... ma dovr scortarlo io stesso.
Naturalmente.
Tyrande si volt per aiutare Krasus a sollevarsi e Brox si mise all'altro
fianco del prigioniero. Come lo tenne stretto a s, Tyrande not che Krasus
celava un sorriso soddisfatto.
Qualcosa vi aggrada?
Per la prima volta dal mio arrivo inopportuno, s. Dopotutto, c' ancora
speranza.
Krasus non spieg altro e Tyrande non gli chiese di farlo. Con il loro a-
iuto, il mago lasci il quartier generale delle guardie. Tyrande si rese conto
che Krasus non la ingannava su un punto: era davvero debole. Perfino cos,
l'elfa della notte percep un senso di autorevolezza che promanava dalla
sua figura.
Con Jarod Shadowsong dietro di loro, il gruppo torn verso il tempio.
Ancora una volta, bast l'apparizione dell'orco per far loro strada.
Tyrande temeva che le guardie e le sacerdotesse pi anziane avrebbero
costituito un ulteriore problema ma, come lei, sembrarono percepire la su-
periorit di Krasus. Le sacerdotesse pi anziane, in effetti, si inchinarono
di fronte a lui, sebbene Tyrande sospettasse che non ne capissero appieno
il motivo.
Elune ha scelto bene osserv Krasus, mentre si avvicinavano agli ap-
partamenti. Ma, dopotutto, l'ho capito appena vi ho vista.
Il commento fece imbrunire le gote di Tyrande, ma non per un fatto di
attrazione. Piuttosto, l'elfa della notte si sent come se le fosse stato fatto
un complimento da qualcuno persino pi importante dell'alta sacerdotessa
in persona.
Tyrande intendeva condurlo in una stanza separata, ma senza pensarci si
diresse invece nella sala dove aveva fatto rifugiare Malfurion. All'ultimo
momento, Tyrande tent di fermarsi.
C' qualche problema? chiese Krasus.
No...  solo che questa sala  riservata a un mio amico ammalato...
Ma prima ancora che potesse proseguire, la figura incappucciata si liber
dalla sua presa, spingendosi verso il corpo coricato di Malfurion.
Davvero si tratta del fato, del caso, o di Nozdormu! proruppe Krasus.
Cosa lo affligge? Svelti!
Io... Come spiegare?
Ha attraversato il Sogno di Smeraldo rispose Brox. E non  ancora
tornato, venerabile.
Non  ancora tornato... dove cercava di andare?
L'orco glielo disse. Tyrande riteneva che il volto di Krasus fosse gi
molto pallido, ma in quel momento sbianc ancor di pi. Fra tanti luo-
ghi... ma la cosa ha un suo senso, e amaro. Se solo l'avessi saputo prima di
andar via da l!
Eravate a Zin-Azshari? Tyrande esclam, quasi senza fiato.
Ero in quel che  rimasto della citt, ma sono giunto fin qui per cercare
il vostro amico. Esamin il corpo immobile di Malfurion. Se, come dite,
 in queste condizioni da diverse notti, potrebbe essere davvero tardi... per
tutti noi.
Capitolo ventidue
Un elfo della notte grid, mentre la lama di un demone sconquassava la
sua corazza, colpendo a morte il torace. Un altro accanto a lui non ebbe
nemmeno la possibilit di emettere un lamento, mentre la mazza di una
Guardia Ferale gli fracassava il cranio.
Ovunque, i difensori morivano e niente di ci che Rhonin aveva compiu-
to fino a quel momento si era rivelato sufficiente per modificare l'orribile
realt. Nonostante la risoluta presenza di Lord Ravencrest in prima linea,
gli elfi della notte erano stati massacrati senza piet. La Legione Infuocata
non offriva loro nessuna tregua, e si abbatteva con rinnovato furore sulle
file degli elfi.
Ma pur sapendo che lui e gli altri sarebbero morti, il mago continu a
combattere.
Non aveva altra scelta.
La notizia dell'arrivo di un'armata di resistenti aveva preso alla sprovvi-
sta Lord Xavius, ma non per questo fu meno sicuro dell'esito finale. Vede-
va quanti combattenti dell'esercito celeste del Grande Abissale fluivano dal
portale ed era certo che nessun schieramento avrebbe potuto resistere a
lungo. Ben presto, gli impuri sarebbero stati eliminati dal mondo.
Mannoroth guidava la Legione contro gli stolti, Hakkar era a caccia dei
nemici e tutte le operazioni al Pozzo erano nelle abili mani del consigliere.
Scrut rapidamente in direzione di una piccola nicchia accanto all'ingresso,
dove aveva riposto il suo trofeo pi recente. Una volta giunta la notizia che
le forze difensive erano state decimate, Xavius avrebbe avuto tempo di oc-
cuparsi del suo prigioniero. Al momento, aveva cose ben pi importanti a
cui badare.
Si concentr nuovamente sul portale, dov'era apparso un altro gruppo di
Guardie Ferali. Ricevettero le istruzioni dall'imponente Guardia dell'Abis-
so lasciata l da Mannoroth, poi marciarono per unirsi ai confratelli assetati
di sangue. La scena si era gi ripetuta una dozzina di volte negli ultimi mi-
nuti, con l'unica differenza che ogni nuovo gruppo era pi numeroso ri-
spetto al precedente.
Mentre l'ultimo gruppo di Guardie Ferali usciva, Lord Xavius ud nella
sua mente la voce solenne di Sargeras. "Si procede a passo pi spedito... ne
sono lieto."
L'elfo della notte s'inginocchi. Ne sono onorato.
"Si  gi formata la resistenza."
Sono soltanto degli indegni che ritardano l'inevitabile.
"Il portale dev'essere protetto... non solo deve rimanere aperto, ma biso-
gna rafforzarlo ulteriormente. Presto... molto presto... giunger fra voi..."
Il consigliere si sent balzare il cuore in gola. L'evento memorabile si
avvicinava!
Rialzandosi, disse: Far in modo che tutto sia pronto per preparare il
vostro arrivo! Ve lo prometto!.
Prov un moto di soddisfazione... poi Sargeras svan dai suoi pensieri.
Lord Xavius si volse immediatamente verso gli incantatori che permet-
tevano allo scudo di agire. Li aveva gi ispezionati dopo il tentativo da
parte dell'intruso di distruggerli, ma non bisognava correre rischi.
S, tutto era in perfetto ordine. Pensando al suo prigioniero, Xavius ri-
mugin su alcuni compiti da svolgere non appena Sargeras fosse finalmen-
te giunto. Senza dubbio la regina avrebbe assistito all'evento e, natural-
mente, bisognava disporre un corpo di guardia in onore del nuovo venuto.
Sarebbe stato il Capitano Varo'then a occuparsi della faccenda. Il consi-
gliere intendeva essere il primo a dare il benvenuto al Grande Abissale.
Come regalo, Xavius decise che avrebbe consegnato a Sargeras il cristallo
con il suo contenuto. Dopotutto, si trattava di uno dei tre nemici che Man-
noroth aveva ritenuto abbastanza pericolosi da farli inseguire dal Capo-
branco. Come sarebbe sembrato stupido Hakkar al suo ritorno, nello sco-
prire che il consigliere ne aveva gi catturato uno.
Lord Xavius fremeva all'idea di mostrare il prigioniero a Sargeras. Sa-
rebbe stato particolarmente interessante vedere ci che il dio avrebbe fatto
di quel giovane sciocco...
Il suo incubo proseguiva.
Malfurion scivol da una parte all'altra del cristallo, fissando quel poco
che era in grado di scorgere della sala all'esterno. Era stato collocato in una
rientranza della parete, con il cristallo disposto in diagonale. La sua visuale
gli forniva una vaga idea dell'area vicino all'ingresso, permettendogli di
osservare un flusso costante di guerrieri demoniaci che si muovevano af-
fannosi e assetati di morte. Ci attanagli ulteriormente il suo cuore, poi-
ch sapeva che sarebbero usciti per trucidare ogni elfo della notte che a-
vessero incontrato, e questo sarebbe avvenuto perch lui aveva fallito nel
tentativo di distruggere lo scudo.
Sebbene lo spazio circostante non desse alcuna indicazione sullo scorre-
re del tempo, Malfurion era certo che fossero passate almeno due notti dal-
la sua cattura. Nella forma onirica, non era in grado di dormire e ci ren-
deva quelle notti ancora pi estenuanti.
Quanto era stato sciocco! Aveva udito le leggende sugli occhi di Lord
Xavius, di come la gente asserisse che fosse in grado di vedere perfino le
ombre delle ombre, ma le aveva prese per fantasiose dicerie. Non aveva
sospettato che quelle stesse lenti, che permettevano al consigliere di osser-
vare le forze naturali della stregoneria, lo rendessero altres capace di indi-
viduare uno spirito nel suo santuario. Come aveva riso Lord Xavius!
Malfurion aveva gi esaminato parecchie volte la sua gabbia di cristallo,
senza trovare segni di debolezza. Forse, con maggiore abilit, il giovane
elfo della notte avrebbe potuto scoprire qualche punto debole, ma ci ave-
va poca importanza ora. Aveva fallito. Aveva tradito se stesso, i suoi ami-
ci, la sua gente... il suo mondo.
Ormai probabilmente nessun altro, tranne i difensori di Lord Ravencrest,
poteva sbarrare la strada ai demoni.
Doveva fare qualcosa.
Armandosi di coraggio, Malfurion ancora una volta cerc di utilizzare
gli insegnamenti di Cenarius. Il cristallo era un elemento naturale e dunque
sensibile ai suoi incantesimi. L'elfo della notte fece scorrere le mani lungo
i bordi, alla ricerca di un punto debole nella matrice che teneva insieme il
cristallo. Non era proprio un incantesimo druidico, ma vi si avvicinava.
Ancora una volta, per, non riusc a trovare nulla.
Malfurion grid per la frustrazione. Sarebbero morti a migliaia a causa
del suo fallimento. Illidan sarebbe morto. Brox sarebbe morto. Tyrande...
Tyrande sarebbe morta.
Riusc a immaginare il suo volto e a visualizzarlo meglio di qualunque
altro. Malfurion immagin l'apprensione che Tyrande stava provando per
lui. Sapeva che probabilmente era seduta accanto al suo corpo, provando a
farlo ritornare. Riusc quasi a udire la sua voce che lo chiamava.
"Malfurion..."
L'elfo della notte sussult. Senza dubbio, doveva aver cominciato a per-
dere il senno. Lo stup che la follia fosse sopraggiunta cos in fretta, ma
dopotutto la situazione era di estrema gravit.
"Malfurion... riesci a sentirmi?"
Di nuovo, gli sembr che la voce di Tyrande riecheggiasse nei suoi pen-
sieri. Malfurion scrut fuori dalla prigione, cercando di vedere se per caso
Lord Xavius avesse dato inizio a una sorta di tortura mentale, ma non scor-
se traccia del consigliere.
Con una certa trepidazione, pens infine: "Tyrande?".
"Malfurion! Quasi non ci speravo pi!"
Lui stesso riusciva a crederci a stento. Certo, Tyrande era una sacerdo-
tessa di Elune, ma tuttavia un'azione simile non le sarebbe stata possibile.
"Tyrande... come hai fatto a raggiungermi?"
"Grazie a un'altra creatura... dice di essersi messo alla ricerca di te."
Malfurion riusc a pensare solo a Rhonin e Brox. Tyrande aveva cono-
sciuto l'orco ma, nonostante fosse un guerriero coraggioso, non possedeva
poteri magici. Poteva trattarsi di Rhonin? Anche quell'ipotesi era improba-
bile, visto che il mago presumibilmente era andato via insieme a Lord Ra-
vencrest.
"Di chi si tratta?" chiese infine. "Chi?"
"Il mio nome  Krasus."
Il cambio improvviso turb Malfurion. La voce era diversa da qualsiasi
altra avesse mai udito, anche se per alcuni versi somigliava a quella di Ce-
narius. Chiunque fosse quel Krasus, non era un semplice elfo della notte,
ma molto, molto di pi.
"Riesci ancora a sentirci?" gli domand la nuova voce.
"S... Krasus."
"Ho mostrato a Tyrande il modo in cui possiamo raggiungere la tua for-
ma onirica utilizzando il suo legame con te.  un sotterfugio molto fragile,
ma confidiamo di servircene solo per il tempo necessario a liberarti."
"Liberarmi?" Gettando ancora una volta un'occhiata alla prigione, Mal-
furion dubit che ci fosse possibile.
"Sei bloccato in una trappola molto potente" prosegu Krasus, sorpren-
dendo l'elfo della notte. Evidentemente, il collegamento con lui permetteva
agli altri di visualizzare il luogo in cui Lord Xavius l'aveva imprigionato,
"Ma ho gi avuto a che fare con trucchi simili."
Al che Malfurion si sent ancora pi sollevato. "Cosa dobbiamo fare?"
"Ora che abbiamo spostato il tuo corpo..."
Che cosa? Avevano spostato il suo corpo? Era un gesto pericoloso...
"Sono consapevole dei possibili rischi." Quando Malfurion cess di pro-
testare, Krasus continu. "Era necessario portare il tuo corpo... pi vicino a
uno di noi. Adesso ascoltami bene, perch dobbiamo agire in fretta."
L'elfo della notte attese ansiosamente. Se fossero riusciti a liberarlo dal
cristallo, avrebbe fatto qualsiasi cosa gli avessero ordinato.
"Ho bisogno di vedere il cristallo in ogni sua sfaccettatura. Sei un drui-
do, dunque dovresti essere in grado di mostrarmelo."
Confermando di aver capito, Malfurion ispezion tutta la parte interna
della cella magica. Guard ogni angolo, ogni faccia, evidenziando i punti
di forza e le possibili debolezze del cristallo. Nulla di ci che vide gli fu di
alcun incoraggiamento, ma sospettava che Krasus sapesse molto meglio di
lui cosa cercare.
"Ecco!" La voce incorporea lo ferm mentre osservava un punto di fron-
te a lui. Malfurion l'aveva gi esaminato in precedenza, notandovi un leg-
gero difetto, ma non era stato in grado di utilizzarlo a proprio vantaggio.
" la tua chiave per fuggire. Toccalo con la mente. Riesci a vedere come
procede la falla nel cristallo?"
Per la prima volta, Malfurion fu in grado di riconoscerla. L'imperfezione
era piccolissima, ma comunque visibile. Come aveva fatto a non accorger-
sene prima?
"Con l'esperienza giunge anche la saggezza" rispose Krasus a bruciape-
lo. "Anche se la vita non mi ha ancora dimostrato che tale detto sia vero."
Krasus ordin a Malfurion di utilizzare le nozioni apprese dal signore
della foresta per valutare l'estensione della falla e capirne la natura. Per
conoscerla cos intimamente come conosceva se stesso.
"Dovresti essere in grado di notare il suo punto pi vulnerabile, la sua
chiave, per cos dire."
"Io non..." S! C'era riuscito! Malfurion individu la zona con esattezza e
prese a spingere contro di essa, impaziente di liberarsi... ma la falla non
voleva cedere.
"Sei forte, ma non ancora addestrato a fondo. Apri di pi a noi i tuoi
pensieri. Lasciaci entrare, senza badare a quanti siamo. Cos la nostra forza
e il nostro sapere si aggiungeranno ai tuoi."
Sgombrando la mente il pi possibile, Malfurion lasci che Tyrande e il
misterioso Krasus entrassero in lui. Comprese immediatamente la diffe-
renza fra i due. I pensieri di Tyrande erano affettuosi, ma saldi; quelli di
Krasus erano saggi, ma carichi di frustrazione. Curiosamente, la frustra-
zione per non aveva nulla a che vedere con la situazione di Malfurion.
"Adesso... prova di nuovo."
L'elfo della notte imprigionato pens alla sua forma onirica come a
un'entit fisica. Si scagli letteralmente contro la falla, come avrebbe fatto
nei confronti di qualsiasi debole barriera. Senza dubbio l'ostacolo avrebbe
ceduto, se avesse spinto con tutte le sue forze...
All'improvviso, gli sembr che gli altri due spingessero insieme a lui.
Malfurion pot quasi figurarsi al suo fianco Tyrande e l'altro, mentre si
sforzavano.
La falla cominci a cedere. Una piccolissima crepa prese a formarsi...
Un'impercettibile spaccatura apparve in superficie, mentre la falla si a-
priva leggermente.
"Quella  la porta da cui potrai uscire!" lo incit Krasus. "Passaci attra-
verso!"
E la forma onirica di Malfurion si rivers nella stretta apertura.
Nell'abbandonare la sua prigione, l'elfo della notte crebbe, espandendosi
fino alla sua altezza normale. Il cambiamento era avvenuto unicamente
nella sua percezione, ma Malfurion lo preferiva di gran lunga alla condi-
zione da insetto che aveva sperimentato nel cristallo.
"Adesso... prima che si accorgano di te... torna da noi!"
Ma su quel punto Malfurion dissent. Era giunto fin l per salvare il suo
popolo, il suo mondo. Lo scudo magico doveva essere rimosso.
"Malfurion!" lo implor Tyrande. "No!"
Ignorandola, l'elfo della notte fluttu dietro l'angolo... e si ferm. Lord
Xavius era sul lato opposto della sala, con l'attenzione rivolta verso il por-
tale oscuro attraverso il quale i demoni giungevano senza sosta. Sembrava
quasi che il consigliere comunicasse con qualcosa che se ne stava in ag-
guato al suo interno. Malfurion rabbrivid, ricordando il male intrinseco di
quella entit.
Tuttavia, la situazione attuale giocava a suo favore. Se Xavius avesse
continuato a fissare il vortice ancora per pochi attimi, Malfurion sarebbe
stato in grado di compiere la propria missione e andarsene.
L'elfo della notte si spost verso lo scudo, sapendo gi come distrugger-
lo. Poche semplici alterazioni e avrebbe cessato di esistere.
Tyrande e Krasus avevano smesso di parlare, il che voleva dire o che in-
tendevano lasciarlo procedere... o che il collegamento era stato in qualche
modo interrotto. In entrambi i casi, ormai non poteva pi tornare indietro.
Lanciando un'ultima occhiata al consigliere, Malfurion si avvicin allo
scudo. Per prima cosa, alter uno dei componenti interni dell'incantesimo,
decretandone l'instabilit indipendentemente da ci che avrebbe fatto in
seguito.
In quel momento, Malfurion evoc la forza del mondo e della natura. La
utilizz per costringere lo scudo ad assumere una forma diversa, una nuova
struttura che ne avrebbe negato la ragione di esistere, finendo per dissol-
verlo.
L'incantesimo protettivo prese a incrinarsi...
Lord Xavius percep all'istante l'irregolarit. Qualcosa di terribile stava
accadendo allo scudo protettivo.
Dal portale, anche Sargeras percep qualcosa di sbagliato.
"Trovalo!" ordin alla sua pedina.
Il consigliere si gir. I suoi occhi cupi fissarono il prezioso scudo e l'in-
truso spettrale che aveva catturato in precedenza.
Lo stolto si stava intromettendo nell'assetto dell'incantesimo!
Fermatelo! rugg Lord Xavius.
L'urlo quasi alter ci che Malfurion aveva messo in azione, ma l'elfo
della notte riusc a riprendere l'autocontrollo, poi guard verso Xavius. Co-
stui lo indicava furiosamente, urlando agli Eletti o ai demoni di afferrarlo.
Nessuno di loro, per, riusc a obbedire a quel comando poich, a differen-
za del consigliere, non erano in grado di vedere la forma onirica di Malfu-
rion, men che meno di toccarla.
Lord Xavius, al contrario, poteva compiere entrambe le azioni.
Appena capito che gli altri non gli sarebbero tornati utili, il consigliere si
avvent contro Malfurion. I suoi occhi irradiavano un'energia oscura e
Malfurion presag un attacco in arrivo. Istintivamente, sollev la mano,
chiedendo aiuto al vento e all'aria.
Saette di luce cremisi sfrecciarono verso di lui e, se lo avessero raggiun-
to, lo avrebbero senza dubbio cancellato. Tuttavia, a pochissimi centimetri
da Malfurion, i fulmini non soltanto colpirono una barriera invisibile, ma
vennero ricacciati indietro dal vento che la figura spettrale aveva evocato.
Con precisione implacabile, i dardi colpirono gli enormi guerrieri accan-
to al portale.
I demoni vennero scagliati in aria come foglie in una tempesta. Parecchi
di loro si schiantarono contro i muri, mentre due si scontrarono con gli
stregoni che continuavano a lavorare sul portale. Ci, a sua volta, fece qua-
si precipitare gli sforzi di questi ultimi nel caos. Il portale palpit, come se
respirasse a fatica, aprendosi e richiudendosi freneticamente.
Gli stregoni Eletti lottarono per cercare di tenere il portale sotto control-
lo. Diversi demoni in procinto di uscire vennero all'improvviso ricacciati
indietro nell'oscurit.
Una figura alata part alla carica in direzione di Malfurion. L'enorme
demone ovviamente non era in grado di vedere l'elfo della notte, ma sferz
l'aria con la sua sciabola, sperando di colpire qualcosa. Malfurion cerc di
evitare i colpi meglio che poteva, niente affatto sicuro di esserne immune.
Lord Xavius aveva schivato l'incantesimo ribaltatogli contro, e adesso
tornava nella mischia. Da una sacca sul fianco, il consigliere estrasse un al-
tro cristallo.
Da questo, non scapperai...
Muovendosi con rapidit, Malfurion pose il demone fra s e il consiglie-
re. Invece della vittima designata, Xavius cattur un demone. La figura
brutale rugg di rabbia per un simile tradimento e cerc invano di afferrare
qualcosa nella direzione di Malfurion, prima di essere risucchiato dentro il
cristallo.
Xavius imprec agitando il cristallo, indifferente alle sorti del contenuto.
Tutta la sua attenzione rimase focalizzata sulla forma spettrale, che soltan-
to lui riusciva a vedere.
Mio signore! grid uno degli stregoni. Dobbiamo...
Non fate niente! Occupatevi del vostro lavoro! Il portale deve rimanere
aperto e lo scudo intatto! Mi occuper io dell'intruso invisibile!
Ci detto, Xavius si prepar a lanciare un altro incantesimo. Malfurion,
per, non aveva alcuna intenzione di attenderlo. L'elfo della notte si volt e
sfrecci via dalla sala attraverso la porta esterna, senza provocare alcuna
reazione tra le guardie.
Il consigliere furioso si lanci immediatamente dietro di lui. Aprite la
porta!
Le guardie obbedirono. Xavius si precipit fuori dalla sala e gi per gli
scalini all'inseguimento dell'avversario.
Ma Malfurion non era fuggito al piano inferiore, ed era invece fluttuato
al di l di uno dei muri interni della torre. L, non visto dal consigliere, at-
tese finch non fu certo che il trambusto fosse cessato.
Tornato nella sala, Malfurion scivol subito verso lo scudo. Doveva di-
struggerlo rapidamente, prima che gli Eletti avessero la possibilit di rin-
forzarlo.
Ma fu raggiunto da un terrore familiare che torn a impadronirsi di lui.
L'elfo della notte trem e, suo malgrado, guard in direzione del portale.
"Non toccherai lo scudo..." l'inquietante presenza al suo interno profer
nella sua mente. "So che non intendi farlo. Vuoi unicamente servirmi... e
adorarmi..."
Malfurion sconfisse l'istinto di arrendersi a quella voce. Sapeva cosa sa-
rebbe accaduto se colui che parlava avesse avuto la possibilit di entrare
nel mondo. Tutto il male scatenato e liberato dai demoni fino a quel mo-
mento impallidiva di fronte all'entit che li comandava.
"Io... non... sar una delle tue pedine!" Quasi urlando dallo sforzo, Mal-
furion distolse a fatica gli occhi dal vortice.
Mentre cercava di riprendersi, riusc a sentire l'ira di quell'essere terribi-
le. Il male nascosto l dentro non poteva condizionarlo ulteriormente, se
non giocando con i suoi pensieri. Doveva semplicemente ignorarlo, pen-
sando solo a coloro cui teneva e a ci che il fallimento avrebbe significato
per loro.
Alcuni secondi ancora...
La sua forma onirica si contorse, travolta improvvisamente da un dolore
atroce. L'elfo della notte si ritrov preda delle vertigini e croll in ginoc-
chio.
Basta con questi giochetti... rugg Lord Xavius, fermo sulla soglia.
Accanto a lui, parecchie guardie perplesse cercavano inutilmente il nemico
a cui stava parlando. Basta con questi tentativi di provocare disastri! Stra-
zier la tua forma onirica e sparger la tua essenza nei vari angoli del
mondo... soltanto allora ti dar al Grande Abissale, perch faccia di te ci
che meglio crede...
Punt il dito verso Malfurion.
La Legione stava travolgendo le linee degli elfi senza piet. Lord Ra-
vencrest cercava di evitare che i suoi venissero fatti a pezzi, ma continua-
vano comunque a cedere terreno.
Un temibile ariete creato da Rhonin apr un varco tra i demoni, ricac-
ciandone indietro diversi e affondando con violenza nella torma. In quel
punto, riusc a rallentare loro il passo, ma in qualsiasi altro la Legione non
smise di avanzare.
Da un luogo indefinito, Rhonin ud Lord Ravencrest urlare ordini. Raf-
forzate il fianco destro! Arcieri! Spazzate via quelle furie alate! Latosius,
richiama le tue Guardie della Luna!
Era difficile dire se l'anziano stregone avesse udito l'ordine del coman-
dante ma, in ogni caso, le Guardie della Luna rimasero al loro posto. Lato-
sius si ergeva alla testa, disponendo come questo o quell'incantatore do-
vesse affrontare le diverse situazioni. Rhonin fece una smorfia. L'elfo della
notte pi anziano non possedeva alcuna nozione di tattica. Quel poco di
forza di cui il suo gruppo era dotato l'aveva sprecato in molti attacchi mi-
nori, piuttosto che su un unico sforzo concentrato.
Anche Illidan se ne avvide. Quell'idiota di un vecchio non li utilizza in
maniera adeguata! Io potrei comandarli meglio!
Lascia perdere e concentrati sui tuoi incantes...
Ma, mentre Rhonin pronunciava quelle parole, Latosius all'improvviso
barcoll. Si afferr la gola con le mani e croll in avanti, con il sangue che
gli colava dalla bocca. La pelle s'imbrun e l'elfo anziano si accasci, chia-
ramente gi morto.
No! Rhonin scrut la Legione, individu lo stregone e raccolse parec-
chie frecce in volo, per poi scagliarle con violenza contro di lui. La figura
in abito lungo sollev lo sguardo, vide i dardi e si limit a sghignazzare.
Poi gesticol in un modo che Rhonin intu servisse a creare uno scudo di-
fensivo.
L'Eredar smise di ridere nel momento in cui un nugolo di frecce trapas-
savano lo scudo e il suo torace.
Non sei cos potente come credevi, non  vero? mormor l'umano con
spietata soddisfazione.
Rhonin si gir ancora verso Illidan, per scoprire che era sparito. Si guar-
d attorno e scorse il giovane elfo della notte cavalcare rabbiosamente ver-
so le Guardie della Luna, che sembravano sperdute senza il loro capo.
Che cosa sta...? Ma Rhonin non ebbe tempo per preoccuparsi del suo
protetto, poich un'incredibile vampata di calore lo travolse. Gli sembr
che la sua pelle fosse sul punto di sciogliersi.
Gli stregoni Eredar erano alla fine riusciti a identificarlo come una grave
minaccia. Lo stavano attaccando di sicuro in pi di uno. L'umano cerc di
evocare abbastanza forza da placare momentaneamente il calore insoppor-
tabile, ma serv a ben poco. Lentamente, lo stavano cuocendo vivo.
Quella era dunque la fine. Sarebbe morto l, senza mai sapere se quella
battaglia avrebbe lasciato la storia intatta o se l'avrebbe distrutta comple-
tamente.
Poi... l'intensa pressione concentrata su di lui svan. Rhonin reag d'istin-
to, utilizzando i poteri magici per contrastare del tutto il pericolo residuo.
Il suo sguardo si acu e pot finalmente concentrarsi sull'incantatore pi
importante.
Ti piace il fuoco? Io preferisco temperature un po' pi fredde.
Il mago ribalt l'incantesimo lanciato contro di lui, scagliando contro il
suo artefice un'intensa ondata di gelo.
Rhonin percep il freddo pungente travolgere lo stregone. L'Eredar s'irri-
gid, facendosi completamente pallido. Il suo volto si contorse, congelan-
dosi in preda all'agonia.
Una delle Guardie Ferali urt lo stregone. La figura congelata traball,
abbattendosi sul duro terreno con un tonfo sonoro e disseminando pezzi
del demone ghiacciato sul campo di battaglia.
Trattenendo il respiro, Rhonin guard le Guardie della Luna, da cui gli
sembr fosse giunto l'aiuto. Spalanc gli occhi quando vide Illidan al co-
mando del gruppo.
Il giovane elfo della notte gli sorrise, poi ritorn alla battaglia. Guidava
gli incantatori pi anziani come se avesse un talento innato. Illidan li fece
disporre in schiere che ampliavano quel poco di forza che ricevevano da
lui. Illidan, a sua volta, attinse dal loro potere, aumentando cos l'intensit
dei suoi incantesimi.
Un'esplosione nel mezzo della Legione Infuocata ridusse in cenere e
brandelli una ventina di demoni. Illidan si lasci scappare un plauso trion-
fale, inconsapevole della tensione apparsa sui volti degli altri incantatori.
Aveva utilizzato i loro poteri con un ottimo risultato, ma ripetendo troppo
spesso gli stessi passaggi, le Guardie della Luna si sarebbero spente una
per una.
Non c'era nulla per che Rhonin potesse fare per comunicarlo a Illidan e,
a dire il vero, non era affatto sicuro che dovesse provarci. Se i difensori
cadevano qui, chi altro avrebbe salvato il mondo?
Se solo Malfurion non avesse fallito...
Mannoroth esamin il campo di battaglia con aria soddisfatta. Il suo e-
sercito procedeva spedito sul terreno, non soltanto dove non incontrava o-
stacoli, ma perfino dove i meschini abitanti di quel mondo avevano stolta-
mente deciso di affrontare la Legione in battaglia.
Apprezzava i loro sforzi per chiudere cos presto lo scontro. Voleva dire
anticipare la venuta del suo padrone. Sargeras. Il Grande Abissale sarebbe
stato lieto di tutto ci che era stato compiuto in suo nome. Avrebbe ricom-
pensato ampiamente Mannoroth, poich il demone era riuscito nell'impre-
sa, senza dover chiedere aiuto ad Archimonde.
S, Mannoroth sarebbe stato ricompensato ampiamente, ricevendo pi
favori e maggior potere all'interno della Legione.
Per quel che riguardava invece gli Eletti, che fino a quel momento ave-
vano aiutato i demoni nel loro tentativo di impossessarsi del mondo, essi
avrebbero invece ricevuto l'unica ricompensa elargita da Sargeras a simili
esseri...
L'annientamento assoluto.
Capitolo ventitr
Malfurion era convinto di aver sconfitto Lord Xavius con l'astuzia, ma
ancora una volta si era dimostrato uno sciocco. Cosa gli aveva fatto crede-
re che il consigliere avrebbe continuato a inseguirlo lungo le scale e i cor-
ridoi, quando era palese che Malfurion sarebbe tornato alla torre per com-
pletare la sua missione?
Sarebbe stato il suo ultimo errore. Lord Xavius era uno stregone dotato e
poteva attingere all'energia del Pozzo. Malfurion aveva imparato molto dal
suo shan'do, ma evidentemente non abbastanza da contrastare un nemico
cos temibile.
E anche Lord Xavius ne era consapevole.
Eppure, nella mente di Malfurion d'un tratto sopraggiunse una voce...
non la voce proveniente dall'interno del portale, ma piuttosto quella del
misterioso Krasus.
"Malfurion, come hai fatto nel cristallo, ricorri all'amore e all'amicizia di
coloro che ti conoscono... e attingi dalla determinazione di quelli come me
che si trovano con loro per te."
L'elfo della notte non riusc a comprendere tutte le parole di Krasus, ma
il concetto generale era chiaro. Adesso percep non soltanto la presenza di
Tyrande e Krasus, ma anche quella di Brox. I tre aprirono le loro menti e le
loro anime a Malfurion, donandogli tutta la forza di cui poteva aver biso-
gno.
"Sei un druido, Malfurion, forse il primo della tua stirpe. Attingi l'ener-
gia dalla natura e dal mondo... non ne siamo tutti parte? Attingi anche da
noi..."
Malfurion obbed... appena in tempo.
Lord Xavius lanci il suo incantesimo.
Avrebbe dovuto lasciare ben poca traccia della forma onirica di Malfu-
rion. Il giovane per sollev una mano per respingere l'attacco, anche se
era quasi certo che i suoi poteri non fossero sufficienti. Il precedente attac-
co del consigliere l'aveva fortemente indebolito.
Ma l'incantesimo non si scaten. L'attacco venne deviato con la stessa
facilit con cui Malfurion avrebbe scacciato un moscerino dal viso.
"Alzati!" lo incit Krasus. "Alzati e fai quel che devi."
Non intendeva dire che Malfurion dovesse combattere contro il consi-
gliere. Ci avrebbe costituito una pericolosa perdita di tempo. Piuttosto,
l'elfo della notte doveva finire quel che aveva iniziato.
Malfurion colp lo scudo protettivo.
L'assetto di quest'ultimo si scompose. Due Eletti si affrettarono a siste-
marlo, ma il pavimento sotto i loro piedi cedette all'improvviso mentre le
pietre assecondarono la richiesta di Malfurion, immemori della loro natu-
rale tendenza a essere solide. Con un urlo, la coppia precipit nel vuoto.
Lord Xavius colp rabbioso in direzione di Malfurion, avvolgendolo in
un vapore che ader alla forma onirica dell'elfo della notte cercando di di-
vorarla. Malfurion inizialmente si dibatt, ma poi la forza combinata di
Brox, Tyrande e Krasus lo sostenne di nuovo. L'elfo della notte evoc ra-
pidamente un vento che assal il vapore, sparpagliandolo nell'aria.
Mentre Malfurion si occupava del vapore, Lord Xavius colse l'opportu-
nit per rimettere in sesto lo scudo. Poi si volt verso il suo avversario, con
un intento piuttosto ovvio.
Malfurion mostr segni di sconforto. La cosa non poteva certo durare
all'infinito. Alla fine, avrebbe perso o sarebbe stato costretto a fuggire.
Qualcosa doveva cambiare... e alla svelta.
Si gir, ma non verso Lord Xavius, n verso lo scudo.
Questa volta, Malfurion guard il portale.
Nuovamente, evoc il vento, chiedendogli adesso di dimostrarsi abba-
stanza forte da produrre qualcosa di pi di semplice vapore. L'elfo della
notte fiss in particolare gli Eletti, sfidando il vento a mostrare ci di cui
era capace.
Riparati nel loro santuario, gli stregoni si sentirono d'un tratto assaliti da
una tempesta. Tre vennero scagliati contro il lato opposto della sala, an-
dando a sbattere duramente contro il muro. Mentre cadevano, un altro ven-
ne spazzato via e fin addosso a una delle forme immobili a terra.
I restanti stregoni si accovacciarono per ripararsi dall'ira impetuosa del
vento. Ciononostante, era evidente che le perdite gi subite avessero messo
a dura prova i sopravvissuti, poich il portale prese a brillare e a contorcer-
si pericolosamente. Il senso di malvagit che Malfurion aveva sentito di-
minu.
Due mani rabbiose lo afferrarono all'improvviso da dietro il collo, cer-
cando di strangolarlo. La presa si impresse a fuoco sulla forma onirica di
Malfurion, come se fosse fatta di carne, facendogli rilasciare un urlo che,
nonostante l'intensit, pot essere udito soltanto dal suo aggressore.
Il potere del Grande Abissale  con me! rugg il consigliere della regi-
na con estrema soddisfazione. Non sei un degno avversario per tutti e du-
e!
Effettivamente, Malfurion percep il male fuoriuscire di nuovo dal porta-
le sconquassato. Anche se non era potente come quando aveva cercato di
convincerlo a passare dalla parte degli Eletti, esso aumentava la gi spa-
ventosa forza del consigliere. Contro di essa, l'energia che Malfurion rice-
veva dai suoi tre amici si rivel insufficiente.
"Tyrande..." Non stava cercando di evocare la sacerdotessa. Temeva u-
nicamente di non rivederla mai pi.
La voce di Krasus improvvisamente riemp di nuovo i suoi pensieri.
"Coraggio, druido... c' un altro di noi che ha atteso da tempo questo mo-
mento."
Una quarta presenza si aggiunse a quelle che sostenevano Malfurion.
Come Krasus, si trattava di un essere di gran lunga superiore a un semplice
elfo della notte. Si poteva avvertire una sfumatura di debolezza, ma para-
gonata alla presenza di un elfo qualsiasi, tale debolezza risultava irrisoria e
minima. Stranamente, sembrava come se la nuova presenza fosse gemella
di Krasus. I due erano cos simili nel modo di sentire che, al principio, per
Malfurion fu un problema distinguere l'uno dall'altro.
Perfino la nuova voce apparsa nella sua testa gli ricordava molto quella
di Krasus. "Mi chiamo Korialstrasz... ti doner liberamente ci che possie-
do."
La nuova presenza rafforz la determinazione di Malfurion, fornendogli
una speranza mai avuta prima.
"Sei un druido..." gli ricord ancora Krasus. "Il mondo  la tua forza."
Malfurion si sent rinvigorire. In quel momento, percep non solo i com-
pagni lontani, ma anche gli animali, le pietre, il vento, le nubi, la terra, gli
alberi... ogni cosa. L'elfo della notte venne quasi sopraffatto dalla forza che
il mondo emanava. Il male scatenato dagli Eletti e dai demoni offendeva
gli elementi naturali e il loro equilibrio come nulla aveva mai fatto prima.
"Ho promesso che avrei fatto il possibile..." disse agli elementi. "Conce-
detemi la forza che  in voi e lo far!"
Per Malfurion, sembr passare un'eternit, ma quando infine volse lo
sguardo su Lord Xavius, vide che era in realt trascorso soltanto un secon-
do. Il consigliere era immobile e quasi paralizzato, con un'espressione che
lentamente si alterava nel prepararsi all'attacco, sorretto dal suo padrone,
per distruggere una volta per tutte l'avversario invisibile.
Malfurion sorrise della stupidit dell'altro elfo della notte. Sollev le
mani al cielo nascosto ed evoc la sua potenza.
Fuori, scoppi un tuono. Gli Eletti attorno al portale e lo scudo vacilla-
rono nuovamente, consapevoli che quella non fosse opera loro. Perfino
Lord Xavius si rabbui.
E all'improvviso la torre del palazzo trem, poi esplose.
Il Capitano Varo'then s'inginocchi davanti ad Azshara, con l'elmo
nell'incavo del braccio. Mi avete fatto chiamare, mia gloriosa regina?
Due ancelle di Azshara pettinavano i suoi capelli fluenti, incarico che la
sovrana affidava loro diverse volte al giorno, per mantenere la sua capi-
gliatura perfetta e vaporosa. Mentre svolgevano il loro compito, la regina
si divertiva a inebriarsi con gli aromi esotici portati recentemente dai mer-
canti.
S, capitano. Mi stavo chiedendo cosa fosse il rumore proveniente dai
piani superiori. Sembrava provenire dalla torre. C' forse qualche proble-
ma di cui non sono stata messa al corrente?
L'elfo della notte scroll le spalle. Non che io sappia, Luce di Mille
Lune. Forse  il preludio alla venuta del grande Sargeras.
Credete davvero? Gli occhi della regina si illuminarono. Meraviglio-
so! Poi gli fece cenno di andarsene. In tal caso, dovr prepararmi! Sia-
mo alla vigilia di un evento portentoso!
Proprio come dite voi, Gloria del nostro Popolo. Il capitano si alz,
rimettendosi l'elmo sulla testa. Poi esit. Vuole comunque che vada a
controllare, per sicurezza?
No, sono certa che non ce n' motivo! Non disturbate Lord Xavius per
alcuna ragione! Azshara inal un'altra fialetta. L'aroma le fece ribollire il
sangue in un modo che le piaceva. Magari si sarebbe cosparsa proprio di
quel profumo al momento dell'incontro con il dio. Dopotutto sono sicura
che il consigliere ha la situazione sotto controllo.
La parte alta della sala della torre era stata decapitata; i fulmini sfavillan-
ti inviati dai cieli l'avevano sventrata, scagliando con violenza il tetto nel
Pozzo sottostante.
Numerosi blocchi di pietra erano crollati nella stanza, uccidendo due E-
letti e disperdendo la maggior parte degli altri. Lo scudo protettivo e il por-
tale erano ancora in piedi... anche se molto indeboliti.
Venti furiosi si abbatterono su coloro che erano all'interno della sala.
Uno stregone, scaraventato a terra dalle esplosioni, fece l'errore di alzarsi. I
venti afferrarono la figura in abito lungo, trascinandola all'indietro.
Con un urlo pietoso, segu la sommit della torre gi, fin dentro il Pozzo.
Un intenso acquazzone si rovesci sui superstiti. Ostinati a mantenere i
loro incantesimi intatti, gli Eletti si inginocchiarono. Ci tuttavia non li
aiut a salvarsi, poich la tempesta era davvero implacabile.
Soltanto due esseri rimasero indenni. Uno era Malfurion, la cui forma
onirica veniva attraversata dal vento e dalla pioggia senza alcun danno.
L'altro era Lord Xavius, protetto non soltanto dal potere attinto dal Pozzo,
ma anche dal male che ancora riusciva a filtrare dal vortice oscuro.
Impressionante! url il consigliere. Bench, dopotutto, inutile, mio
giovane amico! Puoi disporre unicamente dell'energia del Pozzo... mentre
io possiedo anche la potenza di un dio!
Le sue osservazioni fecero sorridere Malfurion. Il consigliere non si era
ancora reso conto dell'entit contro cui stava combattendo. Dava per scon-
tato che stesse semplicemente affrontando un altro esperto stregone.
No, caro consigliere ribatt Malfurion. Considerate la realt delle co-
se in maniera sbagliata! Siete voi a disporre unicamente dell'energia del
Pozzo e della presunta forza di un demone che si vanta di essere una divi-
nit! Io invece... ho come alleato il potere del mondo intero!
Xavius sogghign. Sono stanco del tuo blaterare...
Malfurion lo sent evocare dal Pozzo un potere che senza dubbio nessu-
no prima di allora aveva mai sperimentato. Scosse il druido per un attimo,
ma poi la forza che lo sosteneva lo rassicur.
Devi essere fermato dichiar al consigliere. Tu e quell'entit a cui
presti i tuoi servigi dovete essere fermati.
Quale fosse l'incantesimo che Xavius intendeva lanciare, Malfurion non
l'avrebbe mai saputo. Prima che il consigliere potesse completarlo, gli e-
lementi naturali lo assalirono. Lampi lo colpirono ripetutamente, e la sua
pelle si anner e si stacc. Eppure il consigliere ancora non cedeva.
La pioggia si tramut in un diluvio che rivers tutta la sua potenza
sull'avversario di Malfurion. Xavius sembrava sciogliersi sotto gli occhi
del giovane elfo della notte, con la carne e i muscoli che si sfaldavano...
eppure il consigliere ancora si sforzava di raggiungerlo.
Poi, irruppe un tuono, tanto potente da scuotere quel che rimaneva della
torre e da turbare lo stesso Malfurion fin nel profondo.
E fu un tuono talmente potente che Lord Xavius, consigliere della regina
e capo degli Eletti, si infranse in mille pezzi.
Mentre esplodeva, ulul come una bestia ferale e il suono persist anche
mentre i suoi resti si spargevano nell'aria. La nuvola di polvere che un
tempo era stata il consigliere vortic sempre di pi, sballottata da una parte
e dall'altra da un vento incollerito e feroce.
Gli Eletti che erano rimasti abbandonarono le loro postazioni, fuggendo
dall'ira di colui che aveva avuto la meglio sul loro capo. Malfurion li lasci
andar via, conscio di essere stremato oltre misura, ma con ancora un'ultima
questione da affrontare.
Senza Lord Xavius l a proteggerlo, lo scudo croll facilmente. Un sem-
plice gesto del giovane druido cancell finalmente il malefico incantesimo,
rimuovendo ogni possibile minaccia alla sopravvivenza della sua gente.
Preg solo che non fosse gi troppo tardi.
Infine, rivolse nuovamente la sua attenzione al portale.
Era ormai ridotto a una pallida ombra di se stesso, una mera falla nella
realt. Malfurion la fiss, consapevole di non poter isolare per sempre il
suo mondo dal male che si annidava nel portale... ma poteva almeno con-
cedergli una tregua.
"Tu rimandi l'inevitabile..." rugg la voce che lo terrorizzava. "Divorer
il tuo mondo... come ho gi fatto con tanti altri."
Troverai un boccone amaro ribatt Malfurion.
Ancora una volta, scaten la furia degli elementi.
La pioggia lav via il prezioso disegno magico sul quale il portale flut-
tuava. Sul centro della falla, si abbatterono saette su saette, costringendo
ci che era nascosto all'interno a retrocedere ulteriormente. Il vento turbin
attorno all'incantesimo ormai indebolito, lacerandolo con l'intensit di un
feroce uragano.
E la terra... la terra trem, riuscendo infine a spaccare gli ultimi resti so-
pravvissuti delle fondamenta dell'imponente torre.
Privo di forma corporea, Malfurion non aveva nulla da temere dal col-
lasso della struttura. A dispetto della crescente stanchezza, osserv tutto
quello che accadeva, deciso a verificare di persona che tutto si compisse
fino in fondo.
Il pavimento si inclin. Gli strumenti della negromanzia e i frammenti di
ci che restava delle mura si sbriciolarono sull'estremit inferiore della tor-
re. Un tremendo boato accompagn il crollo.
La torre si inabiss.
Mentre succedeva, il portale si richiuse su se stesso, rimpicciolendosi
rapidamente.
Un improvviso risucchio colse Malfurion alla sprovvista. Sent la pro-
pria forma onirica trascinata da una forza tremenda verso la falla sempre
pi piccola.
"Ti avr comunque..." sibil l'entit oscura che dimorava nelle profondi-
t del pozzo.
L'elfo della notte si batt per allontanare la sua forma onirica dal varco.
La polvere volteggi sopra di lui e sul portale che si restringeva sempre di
pi. Altri resti li seguirono.
Lo sforzo si fece insopportabile. Malfurion venne trascinato sempre pi
vicino...
"Malfurion!" Tyrande chiam. "Malfurion!"
L'elfo della notte si aggrapp a quel grido, cercando di utilizzarlo come
una catena. Sotto di lui, le macerie della torre si unirono all'abisso oscuro
del Pozzo dell'Eternit. Rimasero in vita unicamente Malfurion e la picco-
lissima falla malefica.
"Tyrande!" grid silenziosamente. L'elfo della notte chiuse gli occhi,
provando a visualizzare l'amica per avvicinarsi a lei.
"Sei mio..." disse una voce che non riusc a identificare.
Il mondo si ribalt e tutto intorno divent buio.
Mannoroth avvert la perdita. Sent il vuoto addirittura prima che si veri-
ficasse.
Il mastodontico comandante si ferm nelle retrovie del branco, voltando
la sua orribile testa cornuta in direzione della torre.
La torre che non era pi l.
Noooooooo! rugg il demone.
Rhonin se ne accorse. Percep l'improvviso impeto di energia e di forza.
Di colpo, si sent capace di dar vita a interi mondi, afferrare le stelle dal
cielo e risistemarle a suo piacimento. Era invincibile, onnipotente.
L'incantesimo che aveva isolato il Pozzo dell'Eternit era stato distrutto.
Guard subito Illidan, per vedere se il giovane elfo della notte aveva a-
vuto la stessa sensazione. L'umano non avrebbe dovuto temere tuttavia,
poich Illidan aveva chiaramente sperimentato lo stesso impeto di forza. In
effetti, non solo tutte le Guardie della Luna, ma anche gli altri difensori
apparivano forti ed energici.
"Il Pozzo e gli elfi della notte sono un'unica entit" intu l'umano. Perfi-
no coloro che non erano in grado di lanciare incantesimi vi erano legati. La
perdita della forza li aveva lacerati in un modo inimmaginabile. In quel
momento, per, Rhonin percep in ognuno di loro, da Lord Ravencrest ai
soldati di grado inferiore, una rinnovata sicurezza e determinazione. Senza
dubbio ora dovevano sentirsi imbattibili, pronti a sfidare qualsiasi nemico.
Pronti perfino per la Legione Infuocata.
I corni squillarono. Gli elfi della notte lanciarono un ruggito collettivo
che rivaleggiava in intensit con quelli emessi dai demoni. Le prime linee
della Legione esitarono, niente affatto sicure su ci che quel repentino
cambiamento volesse dire.
All'attacco! grid Lord Ravencrest.
I difensori si lanciarono in avanti. I demoni precipitarono nel caos pi
completo. Le bestie ferali vennero travolte prima ancora che fossero in
grado di organizzarsi. I guerrieri zannuti stramazzarono uno dopo l'altro,
mentre le lame degli elfi della notte affondavano con precisione.
Illidan condusse le Guardie della Luna contro gli invasori, continuando a
guidare i loro sforzi con i suoi incantesimi. La terra stessa s'incresp sotto i
piedi della Legione Infuocata, scagliando i demoni in aria come foglie.
Numerose Guardie dell'Abisso alate presero fuoco all'improvviso, mentre
guizzavano in alto, tramutandosi in missili fiammeggianti che aggiunsero
ulteriore confusione alle proprie fila.
Rhonin non rimase in disparte. Ricordando tutti coloro che erano periti
quel giorno e coloro che sarebbero morti nella sua guerra, si accan ripetu-
tamente sui responsabili della carneficina. Uno stregone Eredar, arrischia-
tosi ad attaccarlo, rimase imbrigliato nei suoi stessi abiti che lo stritolarono
fino a spezzarlo in due. Dall'umano giunse poi una serie micidiale di saette
blu che martellarono metodicamente gli altri incantatori sparsi nella Le-
gione, lasciandosi dietro solo piccoli cumuli di cenere a testimoniare la
presenza dei nemici.
Per la prima volta, scoppi un vero e proprio pandemonio fra gli spaven-
tosi guerrieri. Quella non era la battaglia che avevano immaginato, n il
bagno di sangue desiderato. Non c'era pi nulla ormai, eccetto la loro mor-
te, una prospettiva che i demoni trovarono terrorizzante.
Le linee nemiche cedettero. Gli elfi della notte avanzarono.
Li abbiamo in pugno ormai! url Lord Ravencrest. Non dategli tre-
gua!
I difensori si radunarono attorno al suo grido. Nonostante la mole impo-
nente degli invasori, gli elfi della notte avanzarono impavidi.
Rhonin e Illidan continuarono a spianare la strada verso la vittoria. L'u-
mano alz lo sguardo, scorgendo numerosi Infernali selvaggi precipitare
sui difensori. I demoni erano arrotolati in sfere fiammeggianti che cadeva-
no come macigni, creando cos effetti disastrosi.
Questa volta, Rhonin utilizz la tattica di Illidan. Attingendo dal Pozzo,
cre un'enorme barriera dorata nel cielo, che gli Infernali non potevano su-
perare. La barriera non era un semplice muro, poich Rhonin aveva altro in
mente. L'umano la modific, curvandola e costringendo i demoni che vi si
sfracellavano contro a rimbalzare nella direzione da lui voluta.
Ossia nel bel mezzo del loro stesso esercito.
Perfino i dardi che aveva scagliato in precedenza contro i demoni non
avrebbero potuto produrre tanta distruzione come quella causata da questa
pioggia di demoni giganteschi. Dozzine di Infernali colpirono la Legione
in diversi punti, decimando le fila e creando crateri enormi e pieni di fumo.
I cadaveri dei nemici erano sparsi ovunque e, crollando gli uni sugli altri,
accrescevano i danni.
A una certa distanza, Rhonin ud una risata trionfale. Illidan batt le ma-
ni in onore del successo conseguito dall'umano, poi indic i nemici deva-
stati.
Una parte del fianco sinistro della Legione Infuocata d'un tratto si agit e
molti affondarono fino al ginocchio. La terra sotto di loro era diventata una
palude e le pesanti forme demoniache, gravate anche dalle armature, non
poterono far altro che sprofondare sotto la sua superficie, come pietre. Al-
cuni lottarono, ma alla fine tutti quelli che ebbero la sfortuna di trovarsi
dove Illidan aveva lanciato l'incantesimo scomparvero.
Con un cenno della mano, il giovane elfo della notte risolidific il terre-
no, cancellando ogni traccia delle sue vittime. Poi si volse nuovamente
verso Rhonin e, con un gran gesto plateale, s'inchin all'umano.
Rhonin mantenne un'espressione compita, limitandosi ad annuire. Se
non altro, Illidan era capace di tenere a bada i demoni.
Infine, sotto il peso di un tale assalto brutale, la Legione Infuocata comp
l'unica manovra rimasta da fare: ritirarsi in massa.
Non ci fu alcun suono di corno, n alcun richiamo. I demoni semplice-
mente indietreggiarono. Mantennero una parvenza di ordine, ma era evi-
dente che i loro comandanti non potevano fare altro. Anche cos, non riu-
scivano a muoversi abbastanza velocemente e furono incalzati dai difenso-
ri, che approfittarono pienamente della vittoria.
Le Guardie della Luna in particolare approfittarono dei nuovi sviluppi.
Si accanirono sulle bestie ferali, trasformando alcune di esse in pezzi di le-
gno nodoso, altre in roditori. Parecchie semplicemente presero fuoco men-
tre correvano, con la coda tra le gambe, verso la dubbia salvezza dei ranghi
della Legione.
Qui e l persistevano sacche di resistenza, ma vennero rapidamente
spazzate via dai soldati pi zelanti. Ovunque giacevano Guardie Ferali.
Rhonin non aveva dubbi che ogni elfo della notte pensasse agli innumere-
voli cadaveri lasciati dalla Legione Infuocata al suo passaggio. Dovevano
esserci molte persone care e amici fra le vittime di Zin-Azshari.
Comunque, uno dei motivi per cui gli elfi della notte continuavano a lot-
tare interessava all'umano. Perfino in quel momento, Ravencrest url il
nome di lei, usandolo per radunare ulteriormente attorno a s le truppe.
Per Azshara! Per la regina! Corriamo a liberarla!
Rhonin aveva sentito dire da Malfurion che la regina era complice del
massacro al pari del consigliere e degli Eletti. L'umano sospettava che fos-
se vero, e non poteva che augurarsi che la verit venisse a galla, quando
fossero riusciti a raggiungere il palazzo.
La Legione Infuocata indietreggiava sempre di pi, giungendo al limita-
re della capitale in rovina. Morivano a branchi, di spada o per magia, ma
comunque morivano. La battaglia infuriava incessantemente nell'oscurit,
la terra era coperta dai cadaveri degli invasori demoniaci.
Forse la lotta sarebbe proseguita, forse avrebbero trascinato la battaglia
fino alle porte della stessa Zin-Azshari, raggiungendo anche il palazzo, ma
mentre il giorno si sostituiva alla notte, i difensori infine desistettero. Ave-
vano dato tutto il possibile, in uno sforzo degno di lode, ma perfino Lord
Ravencrest cap che andare avanti avrebbe significato sottoporre gli elfi
della notte a un rischio maggiore di quello che potevano permettersi. Con
espressione riluttante, nondimeno, segnal ai corni di dare l'alt.
Mentre i corni squillavano, il volto di Illidan si imbronci. Cerc di con-
vincere le Guardie della Luna a seguirlo, ma bench alcune sembrassero
concordi, erano tutte ormai prive di energie.
Anche Rhonin era esausto. Senza dubbio, era ancora in grado di lanciare
incantesimi mortali di grande potenza, ma aveva il corpo madido di sudore
e si sentiva mancare, se si muoveva con troppa velocit. La sua concentra-
zione scemava sempre di pi...
A parte Illidan, il resto degli elfi della notte cap di non poter pi prose-
guire, non alla luce del giorno, ma ci non cancellava quanto avevano fi-
nora compiuto. In verit, la minaccia non era stata estirpata, ma ormai i
demoni erano ridotti a un numero limitato. Potevano essere abbattuti, po-
tevano essere ricacciati indietro.
Il comandante si affrett a cercare volontari per percorrere le varie zone
del regno con lo scopo di radunare i sopravvissuti e di formare un esercito
pi vasto, uno schieramento di difesa armato fino ai denti con il quale af-
frontare il prossimo attacco della Legione Infuocata, visto che sicuramente
ce ne sarebbe stato uno, e capire inoltre l'entit dei danni.
Oltre a quello sforzo, il nobile affid al suo stregone personale, Illidan,
l'incarico di guidare le Guardie della Luna che erano gi con loro. Ci fu un
moto di protesta fra i pi anziani dei sopravvissuti, ma una semplice dimo-
strazione di magia, sotto forma di un'ultima esplosione violenta fra i de-
moni in ritirata, mise rapidamente a tacere le critiche sul giovane incanta-
tore.
Compiaciuto della sua nuova condizione, Illidan cerc Rhonin per rife-
rirglielo. L'umano assent cortesemente, chiedendosi da un lato se da gio-
vane si era mai sentito cos entusiasta, dall'altro preoccupandosi per quanto
la nuova condizione di Illidan potesse modificare la sua personalit. Illidan
aveva un potenziale ben maggiore di quel che aveva finora rivelato, ma la
sua impulsivit era una trappola che poteva fare di lui un pericolo altrettan-
to mortale della Legione Infuocata. Rhonin giur a se stesso che avrebbe
tenuto d'occhio quell'anima a lui affine.
Di nuovo solo, l'unico umano fra gli elfi della notte esamin lentamente
la forza che era stata dispiegata contro i demoni. La luce del sole faceva
brillare le armature, donando all'esercito un'aura epica. Sembravano, e a-
vevano dimostrato di esserlo, capaci di sconfiggere qualsiasi nemico. Cio-
nonostante, per, Rhonin era consapevole del fatto che necessitavano di
una forza ben maggiore se ambivano a vincere la battaglia finale. La storia
insegnava che la vittoria era assicurata, ma troppi fattori, incluso lui stesso,
potevano sconvolgerne l'esito. Peggio ancora, la Legione Infuocata era ben
conscia del potere magico dispiegato contro di lei. I demoni si sarebbero
scagliati direttamente su di lui e su Illidan.
Rhonin era gi stato bersaglio dei demoni e dei loro alleati nella sua e-
poca. Non era certo ansioso di ripetere l'esperienza.
E che dire del maggiore responsabile della vittoria degli elfi? Certo non
si trattava di Rhonin e nemmeno di Illidan. N delle Guardie della Luna o
di Lord Ravencrest e i suoi soldati. Nessuno di loro era la vera ragione del-
la vittoria.
"Cosa," pens il mago affaticato fissando l'oscura Zin-Azshari e il bran-
co caotico dei demoni "cosa  accaduto a Malfurion?"
Capitolo ventiquattro
Giaceva a terra immobile e come morto. Le sue condizioni erano aggra-
vate dal fatto che nessuno di loro riusciva a percepire alcuna traccia del
collegamento avuto con lui in precedenza. Tyrande sistem la testa di Mal-
furion sul suo grembo, con l'erba soffice che fungeva da giaciglio.
L'abbiamo perduto? chiese Jarod Shadowsong, assai perplesso. Il ca-
pitano li aveva accompagnati in questo rifugio, lontano, in mezzo ai bo-
schi, con il palese intento di controllare il prigioniero, Krasus. Non aveva
svolto alcun ruolo nel rituale, ma era invece finito ad agire da guardiano
quando la situazione era mutata. Si era trasformato da ultimo acquisto ri-
luttante a compagno coinvolto, anche se capiva ancora poco di ci che era
accaduto.
No! sbott Tyrande. Con tono contrito aggiunse: Non pu essere....
Non ha addosso l'odore di un morto tuon Korialstrasz.
Jarod Shadowsong lo guard di traverso, come ogni volta che Korial-
strasz parlava. Doveva ancora abituarsi alla presenza del drago rosso. La
reazione avrebbe divertito Tyrande in circostanze diverse, ma non in quelle
attuali. Comunque, lei aveva accettato rapidamente la presenza del drago,
soprattutto quando aveva avvertito un qualche legame segreto fra lui e
Krasus. Sembravano quasi gemelli.
Al pensiero dei gemelli abbass di nuovo lo sguardo su Malfurion.
Krasus cammin su nell'erba. Sembrava molto pi in salute adesso e la
giovane sacerdotessa aveva notato che l'effetto si era amplificato nel mo-
mento in cui il mago si era avvicinato al drago. Sfortunatamente, quel rin-
novato vigore non venne in aiuto alla pallida figura che sembrava preoccu-
pata quanto lei per la sorte di Malfurion.
Brox era inginocchiato dalla parte opposta rispetto a Tyrande, con l'ascia
posata accanto all'amica afflitta. L'orco teneva la testa incassata nelle spal-
le e la giovane sacerdotessa lo ud mormorare qualcosa di simile a una
preghiera.
L'area era carica di potenti forze magiche mormor Krasus fra s e s.
Potrebbe aver disperso i frammenti della sua forma onirica in ogni angolo
del mondo. Potrebbe essere in grado di riprendersi... ma le probabilit che
ci accada...
Il Capitano Shadowsong guard gli altri presenti. Perdonate la doman-
da impertinente, ma  riuscito almeno a compiere quel che si era prefisso?
La figura incappucciata si volt verso di lui, con espressione incerta.
S,  riuscito a farlo. Spero tanto che ci sia sufficiente.
Smettetela di parlare in questo modo... insist Tyrande. Si asciug una
lacrima, poi sollev gli occhi al cielo illuminato dal sole. Nonostante l'in-
tensit della luce, Tyrande rifiut di volgere lo sguardo altrove. Elune,
Madre Luna, perdona questa umile serva che disturba la tua quiete! Non
oso chiederti di restituirlo a noi... ma almeno illuminaci sul suo destino!
Ma nessuna luce gloriosa si rivers su Malfurion. La luna non apparve
all'improvviso per parlare con loro.
Forse sarebbe meglio se lo riportassimo nel tempio sugger il capita-
no. Forse l Elune riuscir a sentirlo meglio.
Tyrande non si preoccup nemmeno di rispondergli.
Krasus smise di camminare. Guard a sud, dove il verde s'infittiva. Serr
gli occhi e contrasse le labbra in segno di delusione. So che sei l.
E io so chi sei replic una voce potente.
Gli alberi pi vicini d'un tratto si fusero fra loro, formando una figura
con la parte inferiore del torso simile a un enorme cervo e il petto, le brac-
cia e il volto pi somiglianti a quelli di Tyrande e Jarod Shadowsong.
Con i pugni chiusi, Cenarius avanz lentamente verso il gruppo. Lui e
Krasus incrociarono i loro sguardi per un attimo, poi fecero entrambi un
cenno col capo in segno di rispetto.
Il signore della foresta si mosse verso il punto in cui Tyrande sorreggeva
Malfurion. Brox si spost rispettosamente mentre il capitano fiss a bocca
aperta il nuovo arrivato.
Figlia della cara Elune, le tue lacrime commuovono il cielo e la terra.
Piango per lui, mio signore... colui che anche voi avete amato.
Cenarius assent. Le sue zampe anteriori si piegarono inginocchiandosi,
mentre toccava la fronte di Malfurion con gentilezza.  come un figlio
per me... e sono dunque lieto che abbia una persona come te che lo ha cos
caro...
Io... noi siamo amici fin da bambini.
Il signore della foresta rise di soppiatto, con un suono che fece avvicina-
re gli usignoli mentre una brezza leggera accarezz le gote di tutti i presen-
ti. S. Ho udito le suppliche che hai rivolto alla cara Elune, sia quelle pro-
nunciate ad alta voce sia quelle silenziose.
Tyrande non cel il proprio imbarazzo. Tutte le mie intercessioni per
non hanno avuto esito.
L'espressione di Cenarius s tramut in assoluta perplessit. Credi dav-
vero? Perch sarei venuto, dunque?
Gli altri rimasero come paralizzati. La sacerdotessa novizia scosse la te-
sta. Non lo so!
Perch sei ancora giovane. Aspetta di raggiungere la mia et... Ci
detto, Cenarius apr la mano sinistra.
Una luce smeraldo si alz dal palmo aperto. Fluttu nell'aria per alcuni
secondi, come se dovesse orientarsi.
Sollevandosi, il semidio indietreggi per osservare il suo allievo. Ho at-
traversato il Sogno di Smeraldo, alla ricerca di risposte alle nostre atroci
domande. Ho vagato l dentro, cercando di capire cosa potessimo fare per
sconfiggere quei seguaci della morte... Un sorriso cortese si diffuse sul
suo viso barbuto. ... e immagina la mia sorpresa quando dentro il Sogno
di Smeraldo ho trovato qualcuno che conoscevo... anche se versava in uno
stato di stordimento e di confusione estrema. Non riusciva a vedere se
stesso, figuriamoci me!
Come fin di parlare, la luce si spost su Malfurion, affondando in modo
innocuo nella sua mente.
Il giovane elfo della notte riapr gli occhi.
Malfurion!
La voce di Tyrande fu la prima cosa che Malfurion colse e ci si aggrap-
p subito, utilizzandola come un'ancora di salvezza. L'elfo della notte si
trascin dall'abisso dell'incoscienza verso un confortante bagliore lumino-
so.
Quando riapr gli occhi, fu per vedere Tyrande avvolta dai raggi del sole
mattutino. Con sua grande sorpresa, la luce diurna non gli dava fastidio;
pens perfino che gli mostrasse Tyrande di una bellezza tale da non riusci-
re in principio a crederci.
Fu sul punto di dirglielo, ma poi la presenza degli altri gli fece trattenere
di nuovo i suoi pensieri. Decise che stringerle la mano era la cosa migliore
da fare, per poi mostrare di aver visto chi le stava attorno.
Lo... lo scudo... La sua voce sembrava quella di una rana. ...
Scomparso rispose una figura che sembrava un elfo della notte, ma
non lo era. Malfurion intu si trattasse di Krasus. Per il momento, la Le-
gione Infuocata  stata fermata.
Malfurion annu. Sapeva che la guerra non era finita e che la sua gente
rischiava ancora l'annientamento. Ci per non annullava il trionfo della
notte precedente. Se non altro c'era ancora speranza.
Li sconfiggeremo promise Tyrande. Salveremo il nostro mondo.
Possiamo batterli concord Brox brandendo con orgoglio l'arma che il
giovane druido aveva contribuito a creare. Di questo sono sicuro.
Krasus rimase pragmatico. Potremmo... ma avremo bisogno di ulteriori
aiuti. Avremo bisogno dei draghi.
Avrete bisogno di molto pi dei draghi! mugghi Cenarius. Adesso
far in modo di occuparmi della cosa! Si scost dagli altri, concedendo
per un ultimo sorriso a Malfurion. Mi hai reso orgoglioso, mio the-
ro'shan... onorevole allievo.
Vi ringrazio, shan'do. Guard il semidio dissolversi nuovamente fra
gli alberi.
Torniamo a Suramar adesso? chiese una figura con indosso l'uniforme
da ufficiale di guardia. Malfurion non riusc a ricordare chi fosse, ma de-
dusse che gli altri avevano qualche motivo per tenerlo con loro.
S disse Krasus. Torneremo a Suramar.
Con l'aiuto di Tyrande, Malfurion si alz. Ma solo per poco. Il portale
da cui i demoni sono venuti  stato distrutto, per, a differenza dello scudo,
gli Eletti possono ricrearlo facilmente. Temo che ne arriveranno altri.
Nonostante Krasus si augurasse il contrario, nessuno obiett. Malfurion
guard in direzione di Zin-Azshari. Un male terribile era giunto nella loro
terra, un male che doveva essere fermato prima che radesse al suolo ogni
cosa. Malfurion aveva contribuito in modo determinante a fermare l'avan-
zata della Legione Infuocata e, per ragioni che non riusciva a spiegarsi,
non dubitava che sarebbe spettato nuovamente a lui assistere gli altri per
impedire ai demoni invasori di distruggere la sua amata Kalimdor.
Malfurion pregava unicamente che una volta giunto il momento sarebbe
stato pronto per affrontarli... altrimenti non soltanto Kalimdor, ma il mon-
do avrebbe rischiato di essere spazzato via...
...
.
...
FINE.